Assassinio sull’Orient Express, dal 1974 ai giorni nostri, di Fabio Bersani

La storia dei remake cinematografici è ricca e variegata. Con l’uscita nelle sale cinematografiche della riedizione del film di Sidney Lumet, ispirato al famoso racconto giallo di Agatha Christie, questo 2017 cinematografico si è concluso davvero col botto.

Assassinio sull’Orient express è solo l’ultimo di tante pellicole che sono state riproposte anni dopo rivisitate in chiave moderna, lavori che rispondono alle esigenze dei fan più accaniti che chiedono di vedere riproposto un film con attori dei giorni nostri e moderne tecnologie.

Il capolavoro di Agatha Christie viene quindi riproposto al cinema in un nuovo formato, con nuovi attori, colori più vivaci e qualche rivisitazione in più rispetto all’originale del 1974. Cambiano i tempi, ma non cambia il successo. Il film di Branagh ha sbancato non solo il botteghino italiano ma ha ottenuto ottimi incassi anche in giro per il mondo, riscuotendo persino i favori della critica.

I remake sono spesso delle ombre dei film antecedenti, riflettono la forma senza mai adattarsi perfettamente all’originale, questa nuova pellicola del 2017 invece conferma in pieno la metafora adottata.

La riproposizione moderna dell’Assassinio sull’Orient Express segue quasi integralmente la trama descritta nel primo film cambiando solo alcuni dettagli: sono stati mutati alcuni tratti dei personaggi, la descrizione risulta meno dettagliata e la mano del regista, il suo punto di vista, è più evidente rispetto all’originale.

Il pubblico si divide in due: chi è deliziato dal film in quanto non ha mai visto l’edizione degli anni 70 e quelli che, pur riconoscendo il valore del lavoro dell’attore nordirlandese, si chiedono come mai siano stati cambiati proprio quei dettagli. Più di tutto si chiedono come mai Poirot sia diventato così umano, uscendo dalla carta stampata e proponendosi come personaggio che reclama la scena per tutto il film, e non solo per la sua abilità investigativa.

Il cast, così come fu quello del ’74 è dei migliori, da Michelle Pfeiffer a Johnny Depp, passando per un mai banale Willem Defoe ed una bellissima Penelope Cruz, senza tralasciare il teatrale Branagh impegnato anche nella regia.

Il film del 2017 è più veloce rispetto all’originale e contiene un più alto contenuto adrenalinico. Vengono girate anche, seppur poche, scene fuori dai vagoni al quale viene aggiunto il ruolo di un personaggio in più: la neve. Questo “attore improvvisato” ha il ruolo di sottolineare la distanza tra lo scorrere del tempo e il corso delle azioni dei viaggiatori del treno.

Le peripezie si susseguono su uno scenario incantevole. In alcuni tratti il corso del tempo si ferma per evidenziare la distanza tra lo spirito integerrimo del divo-detective Hercules Poirot, e il ruolo da alter-ego che viene incarnato dai diversi passeggeri del treno più famoso al mondo.

Il tratto distintivo del nuovo Assassinio sull’Orient Express è proprio il ruolo inedito del detective di fama mondiale, Hercules Poirot. L’ispettore belga schiacciato tra il freddo dei Balcani e il suo ermetico carattere, ampiamente descritto da Agatha Christie nel suo libro, finisce col mostrare un volto più umano del previsto. Troviamo un Poirot più incline a far trasparire le sue emozioni, in un viaggio che lo porterà a dover risolvere uno dei casi più difficili della sua carriera. Forse il caso più articolato e Machiavellico della sua intera carriera, concluso con una scelta difficile da compiere che lo porterà a dover fare i conti con la sua visione manicheista della vita. Nella sua continua distinzione tra bene e male, esisterà una terza via?

La differenza principale dal film del 1974 è che la riedizione odierna si stacca leggermente dal romanzo accentuando più tratti di azione e riflessione psicologica dei personaggi come abbiamo detto. Grande spazio viene concesso ai personaggi liberi di esprimersi in confronti verbali, a discapito delle scene più prettamente investigative. Branagah vuole fare sì un remake, ma allo stesso tempo è intento anche a rivedere alcuni aspetti sotto un’ottica molto personalistica.

Se nel primo film il protagonista era Poirot, qui é Branagah, che rivisitando il film da dietro nella regia e da davanti come investigatore, personalizza l’Assassinio sull’Orient Express secondo il suo gusto personale. Dà ampio spazio alle emozioni, che nel film di Lumet erano accantonate a discapito di una lunga e minuziosa ricostruzione della soluzione del caso.

Film ben riuscito in una riedizione più attuale, cast delle grandi occasioni, machiavelliche intuizioni e un gran finale.

E se ci sono già rumors che danno il regista nordirlandese già al lavoro su Assassinio sul Nilo, un altro grande capolavoro di Agatha Cristie già grande successo cinematografico degli anni ’70, beh… non possiamo che augurargli un buon lavoro. Branagh ti aspettiamo presto di nuovo al cinema!

Vox Zerocinquantuno n.18, gennaio 2018

In copertina lo staff del film (foto da Filmsonline.com)


Fabio Bersani, 25 anni da San Giorgio Piacentino, laureato in scienze politiche sociali e internazionali all’università di Bologna, attualmente iscritto al corso di specialistica in comunicazione pubblica e d’impresa. Cinefilo, interessato alle dinamiche sociali e politiche presenti nei film.

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