Editoriale di Danilo Iannazzo

Ricostruire un nuovo immaginario collettivo

Come cavarsela adesso che il nostro immaginario collettivo ha perso “forza produttiva”? Così il Censis definisce l’attuale situazione dopo l’ultimo rapporto sullo stato del nostro Paese. Per grandi linee la fotografia scattata dal Centro Studi fa emergere un’Italia in ripresa economica, ma il dato economico da solo non basta, lo zero percentuale in più sui consumi è marginale perché dal rapporto emerge soprattutto la situazione problematica vissuta dai più giovani il cui sentimento oggi è di rabbia e paura. La rabbia per non essere stati inclusi, per essere rimasti indietro, per avere perso posizione nella piramide sociale. La paura perché sembra una convinzione diffusa che la scala sociale ormai si percorra in una sola direzione, in discesa. I giovani sono ridotti ad una sparuta minoranza di cui nessuno si occupa, sono sempre meno, ma soprattutto contano sempre meno. La riduzione del peso demografico dei giovani è una miccia che sta per accendersi. Oggi i “millennials” tra i 18 e i 34 anni, e quindi con diritto di voto, sono secondo i dati undici milioni rispetto ai 50 milioni di elettori: forse è questo il motivo per cui la politica non li considera con sufficiente attenzione, basti pensare che si parla molto di più di pensioni che di disoccupazione giovanile.

Così fuggire diventa la soluzione, un gesto di ribellione rispetto ad un destino di marginalità e spesso chi rimane cova rancore, ma non solo contro la politica o le istituzioni. A tal proposito è interessante notare come il Censis faccia emergere che per esempio il 66% dei genitori italiani si dice contrario all’eventualità che la propria figlia sposi un appartenente alla cultura islamica, oppure uno dello stesso sesso, una persona extracomunitaria, qualcuno con una condizione economica inferiore o con un livello inferiore di istruzione.

I dati del rapporto sono molti ma hanno un unico comune denominatore: “l’immaginario collettivo ha perso forza propulsiva”. L’immaginario collettivo non è altro che l’insieme di valori e simboli in grado di plasmare le aspirazioni individuali e i percorsi esistenziali di ciascuno di noi. Nell’Italia del miracolo economico lo sviluppo era accompagnato da miti positivi che fungevano da motore alla crescita economica e identitaria della nazione. Ma adesso l’immaginario collettivo ha perso forza propulsiva. Nelle fasce d’età più giovani, i vecchi miti appaiono consumati e stinti, soppiantati dalle nuove icone della contemporaneità. Nella mappa del nuovo immaginario i social network si posizionano al primo posto, poi resiste il mito del “posto fisso”, seguito dallo smartphone, dalla cura del corpo e dal selfie, prima della casa di proprietà, del buon titolo di studio come strumento per accedere ai processi di ascesa sociale e dell’automobile nuova come oggetto del desiderio. Nella composizione del nuovo immaginario collettivo il cinema è meno influente di un tempo rispetto al ruolo egemonico conquistato dai social network e più in generale da internet. Tutta questa non è polvere immaginativa, ma è una fotografia molto chiara e rappresenta il punto da cui ripartire, da cui ricostruire un nuovo modello societario. Probabilmente si tratta, per dirla in modo gramsciano, di costruire una nuova “egemonia culturale” che sappia rimpiazzare gli schemi culturali e morali dell’ideologia dominante che stringe e spinge le masse in modo consapevole verso il consumo e l’abuso di aspirazioni che non hanno possibilità di attuazione, pure velleità. Occorre dunque ridefinire nuovi confini ideologici forti per assicurare validi percorsi esistenziali.

Vox Zerocinquantuno n.17, dicembre 2017


Danilo Iannazzo, giornalista pubblicista dal luglio del 2009. Ha collaborato presso il “Giornale di Sicilia” e ha avuto esperienze con emittenti televisive e radiofoniche. Laureato magistrale in giornalismo e laureato magistrale in Storia e Filosofia. Attualmente docente in diversi licei.

 

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