Editoriale di Giacomo Bianco

Giornata della memoria: i vincitori, i vinti e i Savoia

Qualche settimana fa la Presidente dellUnione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni, con una lettera indirizzata al ministro della cultura Franceschini, sollecitava gli organi di competenza alla rimozione del nome di Vittorio Emanuele III dalle scuole e dalle biblioteche a lui intitolate. Bisogna porre rimedio a tale scempio della Memoria, riportando quei luoghi pubblici, deputati al sapere e alla formazione, alla loro giusta vocazione, così scriveva la Di Segni nella sua missiva, indignata dal fatto che addirittura la Biblioteca Nazionale di Napoli, la terza per importanza in Italia dopo Firenze e Roma, abbia quell’infausta denominazione. Da breve ricerca ci risultano anche un paio di istituti scolastici intitolati al Re soldato quali l’Istituto Comprensivo Statale di Palermo e la scuola Secondaria di primo grado di Andria.

La domanda sorge spontanea: come mai nel nostro Paese esistono scuole e biblioteche dedicate a questo personaggio nonostante la Storia lo abbia chiaramente giudicato come uno “sconfitto”?

Infatti la legge non scritta che si tramanda dall’inizio dei tempi dice che chi vince scrive la storia mentre agli altri rimane solo l’oblio. Così è stato per esempio nella recente e travagliata storia italiana per i seguaci della RSI nella guerra civile contro i partigiani, all’indomani dell’armistizio con le forze alleate. Stessa sorte è toccata ai “briganti” nella guerra di annessione del Sud al Regno d’Italia nel Risorgimento, come vuol indicare appunto l’appellativo dispregiativo con il quale vengono tutt’ora ricordati e il conseguente termine semplificativo di guerra al brigantaggio che venne usato per quelle operazioni militari.

Tutti esempi, quelli citati, che curiosamente non valgono per Vittorio Emanuele III che, pur uscito perdente e ricoperto di infamia dalla storia, non ha subito lo stesso destino degli sconfitti.

La Stampa 11/11/1938 (foto da www.tes.com)

E il fatto che dia il suo nome addirittura a scuole e biblioteche rappresenta il paradosso più grande: i luoghi simbolo della memoria e conservazione del sapere sono intitolati al re che non seppe opporsi al ventennio di dittatura fascista e all’ingresso in guerra al fianco della Germania nazista, lo stesso che accettò la barbarie più grande della discriminazione razziale.

Dunque ci si chiede cosa dovrebbero rispondere, gli insegnanti di questi istituti scolastici, agli alunni curiosi di sapere chi fosse questo signore che ha dato il nome alledificio che frequentano tutti i giorni?

Forse che le scelte che si compiono, anche le più scellerate non sempre causano gravi conseguenze? O Magari che in una sorta di “nepotismo della memoria storica” nonostante gravi comportamenti ai danni dell’umanità si può sempre mantenere un posto nella storia grazie al prestigio della propria famiglia?

Proprio quella famiglia che sta facendo di tutto per rivalutare il nome del Re, che ha fatto rientrare la sua salma nel Paese avanzando anche la richiesta di sepoltura nel pantheon e che, infine, ha risposto alle polemiche scaturite da questo rientro invitando tutti a non guardare più al passato ma al presente e al futuro.

Episodio questo che avviene proprio in un periodo in cui il sentimento ultra nazionalista e neofascista nel paese non è mai stato così forte, tempismo così puntuale che porta ad una tetra ipotesi: forse proprio questa ventata neo fascista potrebbe aiutare a rivalutare il nome del Re e allo stesso tempo il riscatto della sua figura essere strumentalizzato a favore della causa dei nostalgici mussoliniani.

Una cosa è certa, nel 21 esimo secolo trattando di giornata della memoria dellolocausto e di tutte le vittime delle persecuzioni, mai ci saremo immaginati di dover scrivere su tali assurde e indecorose richieste da parte dei Savoia. Avremo voluto solo parlare degli esempi eroici e della forza del perdono che si è manifestata in tanti campi di concentramento, della voglia di vivere che è prevalsa sulla ferocia ingiustificata, della bellezza della vita sulla barbarie. Esempi che ci fanno credere ancora nella bontà del genere umano e nel grande valore della vita alla quale quegli sfortunati non volevano rinunciare lottando fino alla fine.

Quindi possiamo immaginare l’imbarazzo che hanno provato quegli insegnati delle Vittorio Emanuele III il 27 gennaio scorso cercando di spiegare il valore della giornata della memoria a quei ragazzi delle scuole che portano il nome di colui che firmò le leggi razziali e quindi diede il via libera alla persecuzione degli ebrei in Italia.

Si tratta di una delle tante Contraddizioni di un paese che ignora la propria storia e che smarrito cerca di continuare il suo percorso inciampando sempre negli stessi errori.…

E il presente in cui viviamo ne è la prova.

Giacomo Bianco

Bologna, 1 Febbraio 2018

Vox Zerocinquantuno n.19, Febbraio 2018

(In copertina foto da Reumberto.it)


Giacomo Bianco, laureato in Storia del mondo antico e specializzato in Scienze storiche presso l’Università di Bologna, ha discusso la tesi di laurea in Storia del Risorgimento, tema sul quale ha dedicato e sviluppato la riflessione volta a chiarire le ombre del movimento unificatore italiano, oggetto della maggior parte degli studi successivi.

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