Il “negazionismo” come oltraggio alla memoria, di Maria Laura Giolivo

Negli ultimi decenni ha preso sempre più piede la teoria del negazionismo che consiste nel negare l’esistenza delle camere a gas e quindi del tentativo perpetrato dai nazisti di sterminare completamente il popolo ebraico. La teoria, non solo nega lo sterminio, ma anche il processo che l’ha ideato e messo in atto che si articola in tre tappe fondamentali: la marchiatura e l’interdizione degli Ebrei dalla vita pubblica, la loro ghettizzazione e infine l’omicidio di massa seguito dalla cancellazione di ogni traccia del crimine commesso. I primi negazionisti furono proprio i nazisti stessi che, in ogni modo, cercarono di nascondere all’umanità il crimine di cui si stavano macchiando giustificando l’antisemitismo radicale di Hitler addossando agli Ebrei la colpa della guerra scatenata dai nazisti. Sostenevano infatti che il cammino verso l’impero germanico fosse in pericolo a causa un popolo che rappresentava una minaccia poiché aspirava apertamente alla costruzione di uno Stato Ebraico che non si sarebbe mai limitato a rimanere circoscritto entro i confini stabiliti ma avrebbe, sempre e comunque, perseguito l’antico sogno del dominio sul mondo.

L’antisemitismo e il negazionismo nazista passarono in primo luogo attraverso la lingua. I nazisti fecero loro il motto Nacht und Nebel (notte e nebbia) per indicare la sparizione senza tracce delle vittime. Il tedesco del Terzo Reich vide l’impoverirsi e l’uniformarsi del vocabolario, la parola fu ridotta a sigle e segni e si diffusero i composti formati da diverse parole il tutto con il solo unico intento di nascondere la politica criminale che si stava mettendo in atto. Già nell’ideologia hitleriana vi era la volontà di cancellazione preventiva del crimine. Si pensi alle tante espressioni emblematiche in tal senso come Endlosung (“soluzione finale”) per indicare il piano di deportazione ad est degli Ebrei e la loro messa a morte o alle sigle NN-Aktion per indicare “operazione notte e nebbia” o NN-Transport (“ trasporto notte e nebbia”) secondo le quali i dissidenti politici dovevano essere prelevati in gran segreto nella notte e spediti nei campi di concentramento o di sterminio dove venivano trasformate da persone a numeri.

Testimoni sopravvissuti dell’Olocausto (Da Wikipedia)

Un’altra espressione tipica del Terzo Reich era quella usata dalle SS per indicare la cremazione durch den Kamin fliegen, “ passare per il camino”.

Ogni azione, ogni espressione era tesa ad un unico grande obiettivo l’occultazione presente e la cancellazione futura del crimine. Già nell’estate del 1944 le SS cominciarono a bruciare ad Auschwitz gli elenchi dei deportati e nel 1945 fecero saltare le camere a gas e i forni crematori.

Il desiderio di nascondere il crimine è tipico dei sistemi totalitari ma il nazismo andò oltre, pretendendo di negare l’esistenza stessa delle vittime eliminando le tracce dei propri delitti.

La teoria negazionista conta adepti un po’ ovunque nel mondo ma il nucleo principale resta nella vecchia Europa e si può sintetizzare nel negare che la Shoah abbia mai avuto luogo asserrendo che si tratti solo di una menzogna divulgata dagli Ebrei per raggiungere i propri scopi politici e finanziari ovvero la legittimazione dello Stato di Israele.

Diversi sono gli strumenti di cui si servono fra cui la negazione dell’autenticità de Il Diario di Anne Frank, la veridicità delle testimonianze dei sopravvissuti, fino a giungere all’adduzione di prove “scientifiche” che dimostrerebbero che negli edifici di Auschwitz non abbia potuto aver luogo lo sterminio degli ebrei perché le camere a gas non potevano essere riscaldate e aerate in tempi brevi (Rapporto Leuchter – 1988)

Il negazionismo, evidentemente, non è un’opinione come un’altra e non può neanche essere considerata un ricerca intellettuale volta ad un revisionismo storico dei fatti accaduti.

Esso non ha ragione di esistere in quanto non si pone sullo stesso piano di una ricerca storica autentica poiché non si basa su una rilettura delle fonti attinente ai fatti ma su un tentativo mendace di negare l’accaduto. La storia, così come qualsiasi altra disciplina umanistica, si alimenta di versioni discordanti ma che non possono prescindere dai fatti, non possono negarli. L’interpretazione, nella sua pluralità, deve sempre e comunque rendere giustizia all’evento fattuale.

Dal punto di vista politico, invece, il negazionismo si presenta come il tentativo di cancellare la memoria di un genocidio esclusivo nel suo genere sia per la sua portata (6 Milioni di morti), sia per l’importanza che ha ricordare un delitto così terribile da essere considerato “crimine contro l’umanita”.

Nel corso della storia molti sono gli stati e molti saranno, purtroppo, i crimini di guerra che per loro natura portano con sé solo morte e distruzione ma non esiste ancora alcun sterminio noto che possa essere paragonabile alla Shoah. La Shoah è stata l’esito di una macchina della morte messa in atto per sterminare un intero popolo. Mentre, ad esempio, nel gulag comunisti gli uomini venivano portati a lavorare forzatamente per “produrre” qualcosa (estrazione di minerali, costruzione di ferrovie…) nei campi di sterminio gli Ebrei venivano condotti solo a morire. Non vi erano altri fini. Certo, anche nei gulag venivano radunati dissidenti politici o presunti nemici del regime ma l’obiettivo non era lo sterminio fine a se stesso.

Non prendere sul serio la teoria negazionista, o tollerarla in virtù della libertà d’espressione, significa mettere a rischio la memoria storica di un genocidio che potrebbe ripetersi. Praticare il ricordo, invece, aiuta a riarticolare gli avvenimenti del passato attualizzandoli nel presente per costruire un futuro migliore.

La tutela della memoria deve essere una costruzione culturale quotidiana, quindi graduale paziente e faticosa. E’ importante coltivare la memoria per difendere la nostra società da ogni forma di razzismo e antisemitismo che sono sempre e solo il segno di una crisi della democrazia.

Come cittadini, abbiamo il dovere di cogliere i mutamenti pericolosi della società e di difendere l’uguaglianza e la dignità di ogni essere umano rifuggendo le semplificazioni del razzismo.

Vox Zerocinquantuno n.18, Febbraio 2018


In copertina: Museo a Berlino in memoria dell’Olocausto  (foto da Wikipedia)

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