Làbas: la social-story di uno sgombero

Alla sera del 7 agosto scorso compariva il primo post sulla pagina Facebook di Làbas che annunciava il probabile sgombero del Centro e dava appuntamento  a tutti quanti alle 5:30 della mattina successiva davanti ai cancelli di via Orfeo per una colazione “resistente”. Scorrendo i vari commenti alla notizia, tralasciando i puerili insulti, si capiva subito che vigliaccamente per gli uni ma saggiamente per gli altri si decideva di sgomberare in pieno Agosto per sorprendere la Bologna universitaria e dei centri sociali orfana dei fuori sede. E infatti tutti quelli che vorrebbero essere lì a sbarrare l’entrata alle forze dell’ordine si trovavano a centinaia di km di distanza disperando per il fatto di non essere al fianco dei propri compagni e lanciando auguri e incoraggiamenti.

All’alba del giorno dopo compariva quindi la foto di un manipolo di ragazzi seduti davanti al portone d’ingresso a difesa del centro sociale. Poco dopo inizieranno i post della cronaca dei fatti. Alle 6:53  di fianco ad uno scatto che immortalava un principio di barricata con i bidoni della spazzatura veniva postato un perentorio “vogliono sgomberare Làbas. Chi può venga qui!”.

Fino alle 7:30 quando si scriveva che invano la polizia stava cercando di aprire dei varchi nell’ex caserma, il presidio sembra resistere ma alla lunga la squadra antisommossa ha chiaramente la meglio e alle 11:08 il fatidico annuncio:”Hanno sgomberato Làbas dopo tre ore di resistenza e barricate incendiarie”. Dunque ringraziando i ragazzi che avevano percorso 300/500 km nella notte per raggiungere Bologna e “combattere come leoni” assieme agli altri e ricordando che nello stesso tempo è stato sgomberato anche il Laboratorio Crash, si dava appuntamento per le 12:30 a Palazzo D’Accursio. Seguivano poi le brutte immagini degli scontri che testimoniavano la violenza esagerata della polizia, teste spaccate e lividi che faranno il giro dei tg nazionali.

Si concludeva quel giorno di passione e sangue con la foto delle 18:48 dei trecento di piazza Maggiore che inneggiavano davanti a Palazzo D’Accursio e si dava l’annuncio che il consueto mercato di CampiAperti – Associazione per la Sovranità Alimentare si sarebbe tenuto il giorno dopo, mercoledì 9 agosto, in Piazza del Baraccano. Si  sarebbero organizzati anche un’assemblea pubblica per il 30 agosto e un grande corteo cittadino per il 9 settembre mentre si lanciava l’astag #riapriamolàbas.

Il 9 oltre alla pubblicazione dell’evento del corteo cittadino citato sopra, compariva un lungo post di risposta alle dichiarazioni del sindaco Virginio Merola. Si contestava, tra le altre cose, soprattutto l’accusa di non aver mai accettato incontri con le istituzioni al fine di trovare la soluzione più idonea per tutte le parti elencando le varie riunioni fatte con i membri dell’amministrazione Merola e dichiarando di aver addirittura istituito il “Comitato per la Tutela e l’Affermazione dell’ ex Caserma Masini Bene Comune” allo scopo di creare uno strumento legalmente riconosciuto. E ancora mentre il Colettivo considerava lo spazio in via del Porto uno “stanzone che provano da sempre a propinare a tutte le organizzazioni della città in cerca di una sede e che nessuno vuole”,  il primo cittadino, sulla sua pagina social, lo definiva invece “un open space di 600 metri quadri con ai lati altri due locali e tre bagni”.

In serata si chiudeva il cerchio con le belle immagini del mercato in piazza del Baraccano e si ribadiva come il quartiere fosse schierato con il Collettivo: “Migliaia di persone hanno attraversato il mercato straordinario sotto il voltone del Baraccano. Voi fate gli alberghi di lusso, vi arricchite alle spalle degli altri, sfruttate la terra, i beni comuni, le risorse di tutti per i vostri interessi personali. Ma l’amore di questa gente, l’amore di questo quartiere, non ce lo avrete mai. Non lo potete comprare.”

Tra le due campane la verità sta sicuramente nel mezzo. Illegale lo è sempre stato il Làbas, come anche abusivo e illegittimo ma è anche stato un laboratorio politico, sociale e culturale che ha costruito nel tempo, insieme ai cittadini del quartiere, progetti come il mercato biologioco settimanale, il laboratorio educativo per bambini, un orto sociale curato dai cittadini, un progetto di accoglienza autogestito e molto altro ancora. Il dialogo sarebbe stato opportuno prima di questo sgombero e prima dell’uso della forza: un dialogo costruttivo che avrebbe potuto portare sia al plauso per le iniziative del Centro che alla loro regolarizzazione in una nuova sede. Un dialogo che da una parte dicono essere sempre stato rifiutato e dall’altra invece sempre accettato ma ritenuto inefficace e inutile.

Vox Zerocinquantuno, 11 agosto 2017

 

#Foto dalla pagina Facebook di Làbas https://www.facebook.com/labasoccupatobologna/?ref=ts&fref=ts

Share