Le assaggiatrici di Rosella Postorino. Recensione di Giacomo Bianco

In tutti i regimi nati da una dittatura ognuno ha il suo compito da eseguire per la salvaguardia della Nazione e del suo condottiero. Tutti devono fare la propria parte, specie in periodo di guerra, quando in gioco non vi è solo l’esito del conflitto ma l’idea stessa di Patria, del Nazionalsocialismo. E come attori di una grande e tragica messa in scena, davvero tutti in Germania dovevano eseguire gli ordini del Fuhrer Hitler. Si poteva servire la Patria non solo al fronte imbracciando il fucile contro il nemico ma anche semplicemente ingerendo del cibo.

Così inizia la storia di dieci ragazze, tedesche e sane, scelte per assaggiare le pietanze che sarebbero state servite al Padre della Nazione. Dieci “tubi digerenti”, dieci “intestini” usati come cavie per cibo avvelenato diventano i protagonisti del romanzo rivelazione di Rosella Postorino Le assaggiatrici.

Uscito da pochi giorni, in realtà il libro ha cominciato a prendere vita quattro anni fa quando l’autrice, dopo essersi imbattuta su un articolo di un giornale, viene a conoscenza della storia di Frau Wolk, l’ultima assaggiatrice di Hitler ancora in vita. Colpita da questa assurda vicenda ha deciso di raggiungerla per intervistarla ma il destino ha voluto che la novantaseienne morisse prima che le rivolgesse la prima domanda. La sua morte ha fatalmente trasformato quella che doveva essere una sorta di inchiesta storica-giornalistica in un romanzo basato su una storia vera.

Non potremo mai sapere come sarebbe stato raccontare questa vicenda in maniera documentaristica ma sicuramente questa forma romanzata ha colto nel segno e trascina il lettore con sè fino all’ultima pagina. La Postorino non si fa mancare nulla: ambientazione storica, amore, tradimento, suspense e colpi di scena.

La trama segue, morso dopo morso, queste dieci ragazze che vengono prelevate ogni giorno dalle proprie abitazioni e accompagnate alla caserma del quartiere generale dove Hitler passò l’ultimo periodo della guerra, nella Prussia orientale. Anche se retribuite duecento marchi al mese erano di fatto costrette a consumare tre pasti al giorno in prossimità della colazione, del pranzo e della cena del loro Fuher. Ad ogni brontolio dell’intestino si propagava il timore tra le ragazze che il cibo appena ingerito fosse avvelenato e che la loro morte avrebbe salvato la vita a Hitler. Tuttavia pasto dopo pasto “il sospetto verso il cibo si affievoliva, come con un corteggiatore a cui concedi sempre più confidenza”. Così pensava ormai tra sè e sè Rosa Sauer, la protagonista, anche se mai riusciva ad abbassare completamente la guardia perché “la paura”- dice- “entra tre volte al giorno, sempre senza bussare, si siede accanto a me, e se mi alzo mi segue, ormai mi fa quasi compagnia”.

L’autrice cerca di parlare anche di altro, racconta degli sprazzi dei mondi paralleli delle giovani donne, delle inquietudini di Rosa, del suo amore, del suo odio, della sua frustrazione. Infatti quando il peso della loro missione veniva meno, come in certi pomeriggi, le assaggiatrici quanto meno provavano a comportarsi come delle normali ragazze. Al centro degli argomenti delle loro conversazioni c’erano sempre i propri uomini lontani da casa, perché così aveva voluto il Fuher. Lo stesso a cui tre volte al giorno salvavano la vita. Ed ecco che l’argomento principale “dell’assaggio” fa da chiusa a tutte le piccole storie dei personaggi, l’ombra del proprio lavoro e il pericolo del veleno nel piatto fa sempre da sfondo, da cornice anche a tutti gli episodi al di fuori della mensa della caserma.

È su questo paradossale meccanismo che tende tutto il libro. Placando la loro fame si rendono colpevoli evitando eventuali agguati contro la vita dell’uomo che mezzo mondo vorrebbe morto.

La brava Rosella Postorino è riuscita a scrivere il suo romanzo, come detto in precedenza, grazie alla testimonianza di una vecchia signora che, ormai vicina alla morte, decise che era arrivato il tempo di raccontare la sua drammatica storia. Chissà quante altre incredibili vicende come questa sono rimaste nascoste e riposeranno in eterno insieme ai loro protagonisti che, troppo imbarazzati, non hanno trovato il coraggio di esternarle o forse semplicemente non sono stati disposti a tornare con la mente a quei tragici giorni. Come sistema di autodifesa, per dimenticare.

Per nostra fortuna Frau Wolk ci ha reso partecipi della sua storia e grazie a questa la Pastorino ci ha regalato delle pagine intense e uno squarcio della Germania ormai alla fine della sua epopea.

Vox Zerocinquantuno n.19, Febbraio 2018


Giacomo Bianco, laureato in Storia del mondo antico e specializzato in Scienze storiche presso l’Università di Bologna, ha discusso la tesi di laurea in Storia del Risorgimento, tema sul quale ha dedicato e sviluppato la riflessione volta a chiarire le ombre del movimento unificatore italiano, oggetto della maggior parte degli studi successivi.

(20)

Share

Lascia un commento