Parla Vittorio Emanuele III, di Paolo Puntoni. Recensione di Giacomo Bianco

In queste ultime settimane è riemerso dalle ceneri dell’oblio il nome di Vittorio Emanuele III e come spesso succede in questi casi si è aperta la ricerca ai libri che trattano le gesta dell’ultimo Re d’Italia. In realtà la bibliografia a riguardo non è molto ricca e offre soprattutto saggi di autori stranieri, fatto alquanto particolare visto che si tratta di un personaggio che ha governato il nostro Paese nel periodo più controverso della storia italiana. Le due guerre mondiali, il fascismo e le leggi razziali, l’armistizio e quindi la fuga. Constatata dunque tale carenza bibliografica  ci siamo affidati al diario di Paolo Puntoni, l’aiutante di campo generale del Re che durante la seconda guerra mondiale si trasformò praticamente in un fidato consigliere addetto alla sua sicurezza.

Il Re e Mussolini ai funerali del generale Diaz (da Wikipedia)

Dal titolo Parla Vittorio Emanuele III, il libro fu pubblicato per la prima volta nel 1958 dall’editore Palazzi dopo una prima pubblicazione a puntate presso il settimanale Tempo a cura di Luigi Romersa. Non ebbe in principio fortuna forse perché i tempi non erano esattamente adatti (perchè era già ampiamente sopito il dibatto monarchia- repubblica) ad analizzare la vita di un Re che, per usare un eufemismo, non godeva certo di buona fama e anche perché la critica lo etichettó come “libro di parte”, letteratura di corte. Solo quando fu usato come fonte da Frederick W. Deakin per il suo The Brutal Friendship. Mussolini, Hitler and the Fall of Italian Fascism, tradotto da Einaudi in Storia della repubblica di Salò, acquisì l’importanza storica che meritava. Fu ripreso in seguito dal Mulino nel ’93 per il cinquantesimo anniversario della fine del fascismo.

Si tratta di una testimonianza diretta degli ultimi anni del fascismo, della monarchia e della guerra. Grazie a Puntoni assistiamo da vicino a tutti i momenti tragici che Vittorio Emanuele visse a cavallo di quegli anni tremendi che vanno dal ‘43 al ‘46. Siamo nella stanza con lui quando viene a sapere della deposizione di Mussolini, in macchina al suo fianco quando fugge da Roma per raggiungere Ancona e quindi imbarcarsi per Brindisi. Tramite le sue reazioni e i commenti dellautore veniamo portati a tu per tu con la storia. Sentiamo la paura del Re quando appoggia implicitamente la deposizione del duce nonché il terrore di Badoglio di essere catturato dai Tedeschi. Siamo infine a bordo de Il Duca degli Abruzzi con lui e il seguito reale in rotta verso l’Egitto e l’esilio dopo l’abdicazione della Corona in favore di Umberto II, il “Re di Maggio”, in realtà l’ultimo vero sovrano d’Italia.

Libro che non troviamo sugli scaffali delle librerie ma che merita la giusta attenzione in quanto può rappresentare una delle chiavi di lettura migliori per capire le dinamiche che in questi giorni hanno portato a sollevare tante polemiche sul rientro della salma del Re in Italia. Il diario è uno sguardo privilegiato nel mondo di Vittorio Emanuele III e delle sue emozioni, così come anche dei personaggi che furono i protagonisti del nostro Paese in quel tragico frangente.

Puntoni mette a nudo le fragilità di questi uomini e quindi inconsapevolmente anche del suo amato Re che a tratti sveste i panni delluomo di stato, padre della patria, per indossare quelli comuni delluomo disperato.

Figura molto controversa di cui il giudizio rimane per certi versi ancora sospeso. Certamente la storia lo ha ribattezzato come traditore o codardo: di fatto dopo l’abbandono di Roma lasciò il Paese in mano a due eserciti invasori. Tuttavia Vittorio Emanuele ha sempre ribadito di aver agito per il bene dell’Italia giustificando l’abbandono della capitale del Regno come un atto necessario per la continuità del potere e la legittimazione politica dello Stato, sentimento questo che emerge vivissimo nelle pagine del diario. Nessun libro, però, potrà mai cancellare la macchia indelebile di infamia che copre il suo nome per aver assecondato la dittatura e soprattutto accettato le leggi razziali.

Il Mulino riprese questo testo in occasione del cinquantesimo anniversario della caduta del regime fascista, noi oggi lo riproponiamo in virtù delle recenti polemiche sulla sepoltura del Re, a testimonianza della sempiterna vita dei libri.

Ancora una volta la storia ci porge una mano nella comprensione delle controversie del presente ma sta a noi cogliere il suo enorme contributo. Dedicarsi a letture di questo genere può rappresentare sicuramente un primo passo importante.

Vox Zerocinquantuno n.18, gennaio 2018


Giacomo Bianco, laureato in Storia del mondo antico e specializzato in Scienze storiche presso l’Università di Bologna, ha discusso la tesi di laurea in Storia del Risorgimento, tema sul quale ha dedicato e sviluppato la riflessione volta a chiarire le ombre del movimento unificatore italiano, oggetto della maggior parte degli studi successivi.

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