Per non dimenticare: la Giornata della Memoria nel 2018, di Chiara Pirani

Commemorazioni, presentazioni ed eventi in tante città d’Italia.

Il 27 gennaio, quello che viene ricordato come “Giorno della Memoria”, resta uno dei punti fermi della nostra storia: anche nel 2018, infatti, questa data conserva l’importanza che le è dovuta, che le spetta, rammentando a tutti di non smettere di riflettere su quanto sia importante non scordare il passato, sulla funzione salvifica della memoria stessa, indispensabile strumento “per non dimenticare”.

Il 27 gennaio è un giorno in cui, più che negli altri, è necessario, forse indispensabile, meditare e riflettere su ciò che è stato.

Nonostante oggi il fattore “discriminazione” sembri scandire ogni attimo della vita esplicandosi in una continua aggressione al prossimo sia a livello fisico che mentale tendendo a guardare con diffidenza il “diverso” estremizzandone notevolmente il concetto fino a sfiorare l’avvento di una sorta di neo-fascismo, in molte città d’Italia, e non solo, anche nel 2018 rimane alto e imprescindibile il valore della memoria, che continua a rappresentare un bene di cui ancora oggi non si può fare a meno.

In Italia, ogni città ha voluto fornire il proprio contributo, dando alla memoria il prestigio che merita. Per citare alcuni esempi, a Bologna, i Comuni del territorio hanno proposto un nutrito programma di eventi, tra cui sono spiccati: l’inaugurazione della Mostra “Alla ricerca del Bologna perduto. Arpad Weisz dal successo alla tragedia”, tenutasi domenica 21; l’omaggio a Primo Levi a cura di Luigi De Angelis, nella giornata del 27, con la performance “Se questo è Levi”, rappresentata dalla compagnia Fanny & Alexander e con il “Concerto per la giornata della Memoria”, proposto dal Conservatorio G.B. Martini (Orchestra da Camera del Conservatorio e musiche di Vivaldi Partos, Haydn); la deposizione di corone in diverse parti della città e l’organizzazione della “Run for Mem – Corsa per la Memoria”, ma anche eventi come la presentazione di libri, la lettura di memoriali e la rappresentazione di spettacoli e concerti nei Comuni periferici.

La memoria non si ferma, è il fulcro dell’Italia. In altre città, infatti, si tenta di celebrarla al meglio, con una serie di eventi che permettono di “non dimenticare”: a Roma, il Senato ha tenuto una commemorazione e la Cassazione ha ricordato le vittime della Shoah in tutte le aule di giustizia in cui si sono tenuti i processi; a Bari e a Taranto sono stati organizzati concerti e rappresentazioni teatrali; a Firenze e a Venezia sono stati presentati libri sul tema dell’Olocausto; a Terni e a Cefalù la giornata è stata celebrata con la proiezione di alcuni film; nella Prefettura di Reggio Calabria, infine, si è svolta la cerimonia di consegna delle Medaglie d’onore concesse ai cittadini che, nell’ultimo conflitto mondiale, sono stati deportati ed internati nei lager nazisti.

L’Italia, pertanto, anche in un 2018 in cui il concetto di “diversità” si fa sempre più netto, fino a far pensare che guardare l’altro con timore, diffidenza o addirittura con disprezzo sia ormai un fatto “normale”, insito nella mentalità odierna, la “Giornata della Memoria” è ancora celebrata in maniera sentita e rappresenta un momento di raccoglimento e un motivo di commozione e riflessione.

Qualora se ne avesse la possibilità, sarebbe interessante per ognuno di noi recarsi, almeno una volta nella vita, ad Auschwitz dove il tempo sembra essersi fermato a ciò che resta di un passato doloroso, ma indimenticabile. Trovarsi lì, faccia a faccia con ciò che “è stato”, rivela l’importanza di un giorno che racchiude in sé una quantità infinita di storie. Ci sono corridoi pieni di fotografie, in cui uomini e donne vengono ricordati attraverso il nome, bene prezioso di cui erano stati privati. Ci sono teche piene di oggetti: occhiali, borse, spazzole e pettini, stampelle, scarpe e capelli. Ci sono stanze quasi vuote: basta osservarle, anche solo un secondo, per capire quanto dolore vi si celi dentro e quanto, pertanto, sia fondamentale non dimenticarlo, ma farlo proprio, meditando e riflettendo su un passato che sembra riversarsi prepotentemente in un presente che, paradossalmente, riconduce a quegli anni e che fa riaffiorare comportamenti inumani. Immagini, storie, eventi dolorosi, per i quali ricordare è il minimo sforzo che si possa fare.“Meditate che questo è stato” è il monito che Primo Levi intima ancora oggi agli uomini di scolpire queste parole nel proprio cuore, di tenerle sempre lì, fisse nella mente, impresse e ricordate, per celebrare ogni giorno il ricordo di ciò che è stato.

Vox Zerocinquantuno n.19, Febbraio 2018

(In copertina Arpad Weisz, ex calciatore e allenatore di Bologna e Inter, foto da Laopinioncoruna.es)

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