Tempo da Elfi di Loriano Macchiavelli e Francesco Guccini. Recensione di Maria Laura Giolivo

 

Vecchi borghi abbandonati dell’Appennino, boschi e paesaggi pressoché dimenticati ma assolutamente suggestivi fanno da cornice alla forse ultima indagine dell’ispettore della forestale Marco Gherardini, per gli amici Poiana, poiché a breve il corpo della forestale verrà inglobato in quello dei carabinieri.

Da molti anni ormai questi luoghi abbandonati sono diventati dimora degli Elfi, una comunità che ad oggi conta oltre 200 membri che nasce negli anni ’70 dalla volontà di alcune famiglie di uscire dalla “giungla” del consumismo e del progresso per un ritorno ad una vita più strettamente a contatto con la natura. Propongono un modello di società alternativo e anarchico dove non esistono gerarchie e nel quale il desiderio di riconciliarsi con la natura si spinge fino al rifiuto dell’utilizzo di energia elettrica e dell’acqua calda. Gli elfi si accontentano di occupare vecchie case abbandonate dalle numerose famiglie che, per scelta o per necessità, negli anni hanno lasciato i luoghi d’origine per trasferirsi in città.

A movimentare un caldo e tranquillo pomeriggio di giugno della comunità montana di Casedisopra è il ritrovamento del corpo dell’elfo Ramingo, precipitato in un dirupo. L’iniziale archiviazione del caso come incidente da parte del magistrato competente non convince Poiana il quale continuerà ad indagare sulla morte di Ramingo riuscendo a trovare il colpevole.

Ciò che colpisce immediatamente quando ci si accosta alla lettura è l’estrema compattezza stilistica del romanzo benché esso sia scritto a quattro mani. Questo però non deve sorprendere considerando che la collaborazione fra i due autori ormai dura da oltre vent’ anni.

Macchiavelli ha più volte specificato come spesso i loro romanzi nascano da un’idea di Francesco che poi viene rielaborata insieme. “ Sono compatti stilisticamente perché vengono scritti tutti da Loriano” ironizza Francesco facendogli da eco al Teatro Manzoni di Bologna, in occasione della presentazione del libro aggiungendo anche “ Stabilita l’idea generale si definiscono i primi capitoli che solitamente scrivo io ma che poi Loriano cambia profondamente anche se non vuole ammetterlo” In un clima goliardico emergono diverse curiosità come ad esempio la passione di Macchiavelli per i nomi di persona inusuali che cerca sempre di inserire in ogni suo romanzo o l’amore incondizionato di Guccini per la montagna, o meglio per l’Appennino Tosco-Emiliano in cui ha scelto di andare a vivere da diversi anni a questa parte “…mi viene naturale ambientare i nostri romanzi nei luoghi che amo e che frequento tutti i giorni semplicemente perché sono i posti che conosco meglio e che riesco a descrivere più agevolmente”.

Proprio questi paesaggi boschivi abbandonati, i più cari a Francesco, che nel corso della narrazione vengono costantemente rievocati, sembrano essere la metafora di una natura che continuamente vuole farsi spazio nella storia degli uomini riappropriandosi dell’importanza e del ruolo che merita. In Tempo da Elfi riscopriamo la durezza e la solitudine della montagna, con i suoi sentieri impervi e pericolosi ma anche la poesia di una natura maestosa e silente che accoglie e si prende cura dell’anima di chi la sceglie come dimora.

Un romanzo fresco, lineare, mai scontato che, come ogni giallo che si rispetti, accompagna il lettore alla risoluzione del caso mantenendo la suspance fino alla fine.

Vox Zerocinquantuno n.17, dicembre 2017

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