The Wall: arte dello spazio, di Roberta Antonaci

Il muro è civiltà. Quando una qualsiasi superficie diventa muro, vuol dire che assume un significato, non è più solo una materia inerte, è diventato un oggetto culturale.”*

Il muro ci difende ma ci separa. Ci nasconde ma lo usiamo per esprimerci. Ci protegge ma lo vogliamo scavalcare. Unisce dividendo. Cela rivelandosi”*

La mostra cerca di tenere insieme i termini contraddittori in cui può essere scomposto il concetto di muro. Il muro come “oggetto culturale” è qui caratterizzato da una doppia identità, le due parti che la compongono sono illustrate con la concretizzazione di una contraddizione, quella tra un non poter fare – oltrepassare, vedere – e l’allusione a un oltre, qualcosa che non si vede ma c’è proprio in virtù dell’esistenza di un muro che lo toglie alla visuale. Lo spazio è significante e significato, forma e contenuto di questa mostra e per questo molte delle opere acquisiscono il proprio valore dal modo in cui sono disposte e accostate, e dal modo in cui il visitatore si muove nell’ambiente che lo circonda. Le prime opere che vediamo sono suddivise in due spazi separati da un pannello che lascia passare la luce.

AL DI QUA: C’è un’inevitabile presenza del muro. Una consistenza non attraversabile, una superficie che respinge, una materia non permeabile.”*

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A sinistra troveremo muri pesanti, più concreti che mai, come il cemento di Uncini e un bronzo di Arnaldo Pomodoro (Il Muro, 1957).

AL DI LÀ: Ogni muro crea un confine e quindi un oltre.”*

Dall’altro lato del pannello troveremo invece un taglio nella tela di Fontana e il progetto di Christo e Jeanne Claude per The WreckingWench, una muraglia ma di tessuto che si estendeva per chilometri in California.

Il muro è presenza e assenza. Ha la stessa natura potremmo dire del virtuale, nel senso, ad esempio, del computer, che è mezzo che isola, lo usiamo da soli, e al contempo ci connette con chi vogliamo e dove vogliamo, attraverso un dispositivo respingente e, contemporaneamente, attraversabile. Muri virtuali e muri di cartone. Che rappresentano l’al di là del muro, indicano che oltre c’è qualcosa. Invitano anche all’interazione, come una forma di abbattimento delle barriere. Il muro in questa mostra è soggetto, è decontestualizzato e dato, in parte, in mano al visitatore.

La mostra è stata ideata e prodotta da Con-fine Art e Loop per la direzione artistica. È stata realizzata con opere tradizionali e installazioni multimediali che in alcuni casi richiedono o consentono l’interazione dell’utente. Il muro che separa e crea barriere, ad esempio, è realizzato con scatoloni sui quali è possibile leggere la storia dei muri contemporanei ancora eretti in Europa e nel mondo, e si può anche abbatterli, o crearne di nuovi, perché il cartone è leggero, ed è facile manipolarlo. In uno stretto corridoio invece muri di parole, dove chi ha visitato la mostra ha già lasciato la sua traccia, nello stile delle scritte sulle pareti di scuola. Ogni sezione della mostra utilizza un metodo diverso per avvicinarsi al tema del muro attraverso una mappa di concetti che vi ruotano intorno e che partono da questo nodo. Una mappa vera e propria è consegnata all’ingresso, più che per orientarsi, serve a dare una rappresentazione visiva di un percorso non regolare, che si serve di numerose categorie. È proprio questo un punto di vista attuale per la lettura di un oggetto culturale come il muro. Una lavagna luminosa che si trova all’entrata delle sezioni del percorso-mostra illumina la mappa di cui siamo in possesso in maniera selettiva. Ogni lavagna rende leggibili le parole che ruotano intorno ad una delle categorie. Siamo così letteralmente invitati a leggere il muro come oggetto illuminato sotto un certo punto di vista, ma anche a integrare ogni punto di vista con l’altro. La mappainserisce nelle categorie concettuali (ad esempio il muro sociale) delle categorie semantiche (accessibilità, discriminazione) ma senza chiuderle, intersecandole con le altre parole raccolte sotto altre categorie (il muro sociale condivide con il muro espressivo graffiti e scritte). La mappa rappresenta una sezione dell’enciclopedia del sapere, organizzata per concetti che si diramano da nodi. In questo caso il visitatore si muove intorno a quello di muro, scoprendo intersezioni con concetti forse inattesi, forse meno letterari e più metaforici. La scoperta, la conoscenza sono altrettanti temi fondamentali della mostra, quell’al di là del muro che troviamo a inizio percorso.

Il tema affrontato è molto contemporaneo, dalle barriere contro l’immigrazione al razzismo, muri fisici e anche psicologici, se pensiamo ai pregiudizi che costruiscono muri fra individui, si alzano impedendoci di guardare oltre. È questo un evento artistico che offre molti spunti per riflettere su quello che accade intorno a noi, e ci spinge anche a guardare l’altro lato della medaglia, e cioè il muro come qualcosa che nasconde, e invita per questo anche alla scoperta di quello che può esserci oltre. La curiosità può essere uno stimolo alla conoscenza del nuovo, che corrisponde a quello che non conosciamo e può spaventare. Ma è anche apertura per il futuro, come il muro di luce che incontriamo in chiusura del nostro percorso.

Vox Zerocinquantuno n.18, gennaio 2018

Foto di Roberta Antonaci

The Wall exhibition, a cura di Con-fine Art e Loop Srl

24 novembre 2017 – 6 maggio 2018

Palazzo Belloni, Bologna

*Tutte le citazioni sono state tratte dalle didascalie presenti all’interno del percorso mostra.


Roberta Antonaci ha conseguito la laurea triennale in DAMS arte e la magistrale in Semiotica presso l’Università di Bologna. Esperta di arte, applica le teorie della comunicazione al fine di leggere anche le più recenti forme di espressione artistica a partire dai loro aspetti formali, e a questi dedica la sua ricerca sul campo, esplorando mostre ed eventi legati al tema.

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