A casa di Brunori tutto bene, ascoltando il suo nuovo album, di Jack Cantina

 

Brunori per me è una promessa, la promessa che ci sia ancora qualcuno a scrivere i capitoli di una storia, quella di chi canta le storie, che da tempo sembra sospesa come la mano che tende nel vuoto con lo sguardo attonito. E invece qualcuno, ogni tanto, lo trova a stringergliela. Brunori è uno di quei qualcuno che con il suo quarto disco ci ha preso sotto braccio per scaraventarsi con noi nel vortice delle emozioni umane. La voce del cantante calabrese è viva e palpita tra le storie insieme a noi che siamo qui nelle nostre camere o nelle nostre auto ad ascoltarlo e a regalarci finalmente il permesso di dare sfogo alle nostre emozioni.

Insomma, questo disco è un cavatappi, ma uno di quelli per sommelier. Di quelli che lasciano il sughero intatto, senza segni di puntura, che aprono la bottiglia facendo un suono suadente, che ti fa quasi dimenticare l’ombra del vino, la sua storia e le vite che porta con sé.


Si perché in queste dodici canzoni la musica è un susseguirsi di ricordi che si perdono dietro alle nostre esistenze, ci culla facendoci oscillare indietro e avanti nel tempo, ci fa divertire, ci riempie di energia e ci commuove. Suoni elettronici intensi e dinamici si fondono a una strumentazione da word music ricchissima ma mai pesante, che ci fa godere di ogni genere a cui ammicca senza scatti tra un brano e l’altro, una progressione che trasporta e talvolta disarma per la sua semplicità, come se tutto questo universo sonoro fosse già sulla punta dell’orecchio di ognuno, pronto a scivolare nella memoria al primo accordo.

Le prime quattro passano in un respiro solo, una disarmante “La verità” ci sveglia per annunciarci che non sarà una passeggiata. Poi arriva “L’uomo nero” e il ritmo si fa subito intenso, a fine corsa c’è uno specchio ad aspettarci. “Canzone contro la paura” si ascolta in silenzio, non c’è proprio nulla da aggiungere. Quando arriva “Lamezia Milano” capisci finalmente cosa ballerai in spiaggia quest’estate e ti vien voglia di ricominciare a frequentare le discoteche.

Per arrivare a metà disco bisogna incontrare due personaggi che si raccontano nei brani “Colpo di pistola” e “Diego e io”- scritta con la consulenza di Dimartino e dedicata a Frida Kahlo-. C’è un senso di dolcezza, empatia e compassione che ci lascia a mezz’aria, donandoci per un momento l’incapacità di applicare giudizi alle vite altrui. Entrambe le storie vengono raccontate con musiche delicate ma sempre dinamiche, un continuo crescere che riempie l’ascoltatore di sensazioni contrastanti. Le intramezza una specie di reggeton suadente e gustoso – “La vita liquida”- dove i cori tessono una partitura sottile ma preziosa, in un contesto sonoro che lascia ampio spazio armonico alle voci lasciando esaltare i timbri. Una musica ricca e delicata e un testo poeticamente onirico rappresentino quella fusione capace di reinventare i generi propria della compagine Brunori Sas.

Si rientra nel quotidiano con la dissacrante “Sabato bestiale” dove tra il frastuono di un funky latino potentissimo non c’è spazio sonoro per discutere dei problemi del paese.

Certo non sono canti di protesta, ma in queste fotografie non c’è paura di raccontare in maniera nitida i dettagli, anche scomodi, del proprio vivere in un mondo inquieto; “Don Abbondio” è il personaggio che rappresenta tutti noi nella nostra profonda incapacità di volere un cambiamento, stretti alle nostre deboli certezze come cowboy in un selvaggio West dove devi essere bravo a guardarti in torno quanto a girarti dall’altra parte.

Il momento di sperimentazione musicale più alto e riuscito è secondo me la dolcissima “Il costume da torero” dove una batteria fatta di giocattoli e oggetti quotidiani dà il groove a un canto sincero, liberatorio e consapevole. L’ingresso del coro strappa un sorriso e completa l’architettura puerile e barocca allo stesso tempo.

Un ultimo ballatone prima del gran finale non si nega a nessuno, quindi pronti gli accendini per “Secondo me” dove la realtà cruda dei nostri giorni si scontra contro l’incrollabile scoglio dell’amore. Strumentali corali fanno di questa canzone un diamante del pop italiano. Chiude il disco una poesia quasi sussurrata, che racchiude un po’ il senso di questo lavoro: forse siamo solamente tutti a caccia di una felicità che abbiamo già in tasca.

A casa tutto bene” è un agglomerato di vite liquide che si fermano un momento per raccontarsi in tutte quelle sfaccettature che la realtà ci suggerisce di tenere nascoste. È una serie di attentati al nostro ben pensare. La musica non si risparmia mai, resta sempre attenta e connessa al discorso poetico, tramando le rivoluzioni nei ritornelli e lasciandosi gustare negli strumentali. Un disco che non invecchierà con noi, ma solo per ricordarci chi siamo.

Brunori-Sas 361 magazin

 

Vox Zerocinquantuno n 8 Marzo 2017


Jack Cantina, cantautore e musicoterapista, laureato in DAMS Spettacolo, appassionato di musica italiana, esplora il potenziale trasformativo della voce tramite percorsi di autocoscienza sonora.

 

 

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