Alba nera di Antonio Carioti. Recensione di Riccardo Angiolini

Recensione di Riccardo Angiolini

A quasi centouno anni dalla fondazione dei Fasci Italiani di combattimento, avvenuta il 23 marzo del 1919, Antonio Carioti decide di entrare nel vivo delle vicende che, in una manciata di anni a seguire, avrebbero portato Mussolini ed il suo impianto fascista al potere in Italia. Alba Nera è un’opera divulgativa che, avvalendosi sapientemente delle fonti del tempo e di diversi studi riguardi il periodo fascista, tenta di chiarire al lettore come si concretizzò uno dei più rilevanti momenti della Storia italiana.

L’intento dell’autore è proprio quello di approfondire un evento che risultò e risulta tutt’oggi incredibile. Non esiste infatti una spiegazione semplice e lineare per l’ascesa a dir poco celere del Fascismo italiano, tanto meno esiste una sola prospettiva da cui considerare il fenomeno. I fattori e le cause che permisero alla prorompente forza politica messa in piedi da Mussolini di affermarsi sono infatti molteplici, di diversa natura e talvolta nemmeno troppo evidenti.

Nei primi capitoli del volume Carioti si concentra soprattutto sulla figura del carismatico leader del Fascismo e futuro capo di Stato, a partire dalla sua “adolescenza politica”. Benito Mussolini militò difatti inizialmente nel Partito Socialista, prima di esserne espulso alla vigilia della Prima Guerra Mondiale per le sue decise posizioni interventiste. Un interventismo e una propensione all’azione che caratterizzarono anche i Fasci Italiani di combattimento, primo vero passo del futuro Duce verso l’egemonia politica.

L’esperimento dei Fasci mostrò fin dall’inizio una serie di elementi ambigui e quasi paradossali, ma anche alcune linee di pensiero (o per meglio dire d’azione) che rappresentavano già allora le basi della forza fascista. I seguaci di questo primo programma, demagogico e con chiare influenze socialiste, non erano meno eterogenei del programma stesso: gruppi paramilitari, esponenti della cultura futurista, alcuni ebrei e figure femminili. Le costanti che riuscirono a tener compatto questo “magma” furono principalmente due: il frequente ricorso alla forza e la guida quanto mai carismatica di Mussolini.

Eppure la prima esperienza elettorale dei Fasci fu pressappoco un buco nell’acqua: riuscirono a presentarsi nella sola lista di Milano, ottenendo all’incirca 5000 preferenze. Un risultato irrisorio che però, non senza una certa dose d’ironia, fu solo il preludio di ciò che accadde in seguito. Carioti fa giustamente notare al lettore come soltanto un anno più tardi, in occasione delle elezioni politiche del 1921, i Blocchi Nazionali (formati dagli schieramenti di destra di allora, Fasci compresi) ottennero poco meno del 20% dei voti. La Storia ci insegna poi che Mussolini ottenne l’incarico di capo del governo dal re in persona, in seguito al grande azzardo dell’ormai Partito Nazionale Fascista: la Marcia su Roma di fine ottobre 1922. Anche questa svolta epocale si realizzò nel giro di una sola annata.

Come già anticipato, il cuore della narrativa di quest’opera risiede nella ricerca e nella contestualizzazione delle ragioni che portarono così rapidamente in alto il Fascismo. Partendo da una citazione di Emilio Gentile, grande studioso del periodo fascista, anche l’autore non esita a definire il successo di Mussolini e dei suoi seguaci “situazionale”. Con questo termine si intende infatti legare l’avanzata del PNF ad un particolare contesto storico, inscindibile da alcune peculiari situazioni che determinarono l’esito dell’esperienza fascista italiana.

Innanzitutto, contribuì all’ascesa del Fascismo la scarsa tenuta politica delle istituzioni liberali, che avevano perso un reale e forte appiglio con la popolazione e le grandi fasce di elettorato mobile. Stavano infatti affermandosi i partiti di massa come vero modello di successo, sia a livello d’organizzazione che come polarizzazione delle preferenze. Tuttavia i maggiori schieramenti di questo genere erano il PPI di Don Sturzo e il PSI (da cui in seguito si separò l’ala del PCI) nei confronti dei quali, per ragioni diverse, aleggiava grande diffidenza. Sullo spauracchio socialista fece leva anche Mussolini, ma ciò che garantì al suo partito una rapida crescita di consensi fu l’esasperare il conflitto sociale preesistente, legittimandosi come possibile pacificatore nazionale.

La Grande Guerra aveva infatti fomentato numerosi conflitti sociali, generato grande insoddisfazione nei ceti medio bassi e la piccola borghesia e, soprattutto, assuefatto l’Italia ad un clima generale di estrema violenza. L’autore pone l’accento su questa, poiché ai nostri occhi pare incredibile come la violenza squadrista dei fascisti potesse venir accettata, anche solo come male necessario.

Con un’abile e scorrevole narrativa, Carioti riesce a coagulare eventi, studi e fonti che spiegano il successo di Benito Mussolini e i suoi Fasci, che nel bene e nel male hanno segnato irreparabilmente la storia del nostro Paese.

Vox Zerocinquantuno, 9 marzo 2020

Foto: mondadoristore.

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