Alessandro Turco e i “cervelli in fuga”, di Giacomo Bianco

Dall’ultimo rapporto di Migrantes emerge chiaramente l’incremento sul dato dell’emigrazione italiana, esattamente del 3,7% in più: sono infatti più di 100mila i connazionali trasferitisi all’estero nel 2015. Molti, troppi, sono i nostri “cervelli in fuga” che compongono questo esercito. Si scappa dall’Italia per trovare lavoro, certamente, ma soprattutto per inseguire una retribuzione adeguata ai propri titoli di studi. Tramite Skype abbiamo raggiunto Alessandro Turco, bolognese, trasferitosi in Danimarca, che proprio su questo punto pone l’accento. Lui fisico, specializzato all’Alma Mater di Bologna in fisica biomedica, stanco di essere pagato come un operaio senza qualifiche dall’azienda italiana da cui era stato assunto, adesso lavora a Copenaghen, presso una ditta che sviluppa scanner per applicazioni dentali, con uno stipendio all’altezza della sua preparazione accademica, della sua esperienza, e che ripaga gli sforzi compiuti durante gli anni degli studi.

La breve intervista che Vox gli ha dedicato dimostra come il principale motivo di questo esodo sia proprio l’inadeguatezza del salario medio italiano in rapporto alle qualifiche e alle mansioni svolte all’interno del contesto lavorativo. Nello stesso tempo ci offre anche un affresco genuino e sincero della Danimarca: Paese “famiglia-centrico”, all’avanguardia in previdenza sociale e lavoro e dove si mangia bene, cosa che per un italiano non è mai trascurabile.

Come sei entrato in contatto con l’azienda estera per cui lavori?
E’ stato mio padre che, cercando costantemente annunci sul web riguardanti possibili posizioni aperte compatibili con il mio profilo formativo, mi ha inviato l’annuncio della ditta nella quale attualmente lavoro. Abbiamo avuto un primo colloquio conoscitivo su Skype, al quale ne è seguito un secondo la settimana successiva qui a Copenaghen, interamente a loro spese, meno tecnico del primo ma piu´ psicoattitudinale. Dopo meno di una settimana ho ricevuto la proposta di contratto a tempo indeterminato.

La preparazione universitaria italiana, secondo te, risulta adeguata per lavorare all’estero?
La preparazione universitaria italiana è a mio modo di vedere, una delle migliori al mondo, specialmente per quanto riguarda la fisica e la fisica medica. Vi sono tanti problemi di carattere organizzativo, e finanziario, ma il livello di conoscenza e di preparazione che l’Università italiana offre ai propri studenti credo rappresenti tutt’oggi un’eccellenza mondiale.

L’essere italiano (cioè essere straniero con formazione culturale tipicamente italiana rispetto alla cultura anglosassone) ti ha aiutato o ostacolato nell’inserimento nella realtà lavorativa danese? E nella vita di tutti i giorni?
Nel lavoro vi sono profonde differenze a livello organizzativo, quindi inizialmente ho dovuto imparare ad ambientarmi, ma i meccanismi sono estremamente semplici e chiari. In Italia abbiamo una fortissima tradizione per quando riguarda la radiologia, e le macchine automatiche, quindi per il mio particolare settore essere italiano con esperienza lavorativa diretta, ha significato conoscere direttamente i maggiori produttori di componentistica specifica, come i tubi radiogeni, i generatori di alta tensione ecc..
In generale, credo che l’essere straniero spesso non rappresenti un limite ma un vantaggio per via del diverso punto di vista e delle diverse esperienze acquisite.
Per quanto riguarda la vita di tutti i giorni, penso di non sbagliare affermando che i danesi hanno una vera passione per l’Italia! Quindi no, non ho avuto particolari difficoltà ad inserirmi in questo ambiente, sia su un piano puramente lavorativo sia più generalmente nella vita quotidiana.

img_0704L’Italia ti manca? Se sì, cosa?
Onestamente no. Sono andato via dall’Italia perchè ero estremamente frustrato e arrabbiato, per usare un eufemismo, dal continuo sopravvivere giorno per giorno, senza avere la minima possibilità di risparmiare quello che serve a costruirsi e pianificare un futuro ed eventualmente “metter su famiglia”. Ovviamente mi mancano i miei amici, suonare col mio gruppo, e questo genere di cose, ma grazie ai tanti voli diretti low cost posso tornare spesso in Italia, e allo stesso tempo avere frequentemente ospiti qui in Danimarca. Quindi anche sotto l’aspetto dei rapporti personali, non avverto molto la nostalgia, al momento. Col tempo si vedrà.

Quali differenze hai riscontrato sia a livello lavorativo che sociale tra i due Paesi?
A livello sociale vi sono alcune somiglianze ma anche enormi differenze. Il costo della vita qui è elevatissimo, tra i più alti d’Europa, così come le tasse, come in Italia, con la sostanziale differenza che qui vi sono stipendi adeguati che garantiscono una vita dignitosa a tutti.

Tutto è incentrato sulla famiglia e vi sono tantissime agevolazioni per chi mette al mondo dei figli! Ad esempio gli incentivi statali e le detrazioni fiscali sono notevoli, c’è la paternità, il primo giorno di malattia del figlio si ha il diritto di stare a casa retribuiti, i trasporti pubblici per i bambini fino a 14 sono gratuiti e gli asili sono garantiti a tutti, e questi sono solo alcuni esempi.

La vita lavorativa è completamente differente da quella italiana. L’aspetto più importante da sottolineare è l’attenzione che viene data al bilanciamento del tempo, tra quello passato sul luogo di lavoro e quello libero a disposizione per interessi personali. Senza stare ad elencare gli orari di lavoro e o i turni, quello che più sorprende è che non esistono i sistemi anti-furbo, in Italia invece siamo abituati ormai a considerarli parte fondamentale del sistema. Per esempio non ci sono orari di ingresso e marcatempo, si inizia a lavorare fra le otto e le nove e, di conseguenza, si esce tra le sedici e le dicasette…difficilmente si vede qualcuno in ufficio dopo le 17!

E ancora, in caso di malattia, è sufficiente avvisare il datore di lavoro e pensare esclusivamente a curarsi. Non occorre presentare alcun certificato e nessun medico, per conto della previdenza sociale, viene a sorpresa a casa tua per verificare che tu sia veramente malato.
Quando provavo a spiegare come funziona il nostro sistema anti-furbo mi guardavano come stessi descrivendo una situazione assurda!
Anche i ritmi di lavoro sono estremamente diversi. Non si vedono quei comportamenti frenetici a cui siamo abituati. Ognuno impiega il tempo necessario per adempiere alla sua mansione, e se serve più forza lavoro non si chiedono sacrifici e straordinari ai dipendenti, ma semplicemente si assume nuovo personale! Va detto che la situazione economica del Paese alla base è decisamente migliore della nostra, e il lavoro è molto più dinamico, nel senso che i Danesi lo cambiano spesso , senza troppi problemi.

Che consigli ti senti di dare a chi desidera intraprendere la tua stessa strada?
Non abbiate paura di mettervi in gioco perché di opportunità nel mondo ce ne sono tantissime, e si sopravvive benissimo anche senza bidet!
A parte le battute…la lingua danese ha una grammatica tutto sommato semplice per un italiano, ma la pronuncia è piuttosto complicata e ci vuole circa un anno di lezioni, (gratuite per tutti in scuole moderne e attrezzatissime!) anche solo per cominciare a fare un breve dialogo, ma con un po’ di pazienza e applicazione si impara. In ogni caso tutti parlano un inglese perfetto fin dalla tenera età pertanto non c’è alcun problema per la vita di tutti i giorni!

I prodotti alimentari sono di alta qualità in quanto la Danimarca vanta di essere uno dei Paesi a più alta produzione biologica, e in più la loro sfrenata passione per il nostro cibo, fa sì che l’importazione di prodotti mediterranei (mi riferisco soprattutto a frutta e verdura, ma anche vino, pasta ecc.) sia molto elevata. Se si ha dimestichezza tra i fornelli non si avverte alcun senso di nostalgia per il nostro cibo! Ovviamente andare a mangiare al ristorante è tutta un’altra storia…i prezzi sono elevatissimi e bisogna avere buon occhio per scegliere i posti giusti, ma cercando bene si possono trovare locali eccellenti dove mangiare anche, ad esempio, ottime pizze fatte da pizzaioli napoletani, con ingredienti assolutamente squisiti e autentici.

Cosa pensi della fuga dei cervelli italiani all’estero?
E’ un fenomeno inevitabile, strettamente collegato al ridotto riconoscimento sociale che subisce un laureato in Italia. Sia per quanto riguarda i contratti nazionali che le aziende private, nel mondo del lavoro il laureato quasi sempre parte dal livello più basso, al di là delle qualifiche e delle mansioni svolte. Siamo vittime del grave tasso di disoccupazione che attanaglia il Paese, che permette ai datori di lavoro di offrire determinate condizioni, come per esempio, stipendi che rasentano il ridicolo.

Veniamo definiti pigri o fannulloni se impieghiamo anni per ottenere la laurea, quando non si pensa che i costi per studiare sono enormi, e sempre più studenti pagano autonomamente gli studi, aumentando, e inevitabilmente forando, le tempistiche necessarie.
Probabilmente pochi italiani sanno che uno studente universitario in Danimarca riceve uno stipendio da parte dello stato di circa 700 euro al mese per non pesare sull’economia famigliare…sembra uno scherzo alle nostre orecchie ma è proprio così!

All’estero ci vengono offerti stipendi che non solo sono dignitosi, ma che danno anche un riconoscimento concreto per anni di sacrifici affrontati per concludere gli studi…la “fuga dei cervelli”? Sta tutta qui. In più non c’è alcun incentivo o stimolo per chi volesse ritornare, viste le notizie di instabilità economica che continuamente arrivano dall’Italia.

Che dire dunque, le risposte del nostro Alessandro non hanno bisogno di nessun commento e lasciano quel senso di frustrazione tipico di tutta una generazione di giovani italiani. Sicuramente Paesi come la Danimarca hanno una forza economica superiore a quella italiana, ma questo non può giustificare i dati di una crisi economica senza fine, dove disoccupazione ed emigrazione stanno lasciando un solco talmente profondo che sembra ormai difficile colmare.
Tuttavia bisogna cercare di ripartire dai nostri punti di forza come la grande preparazione universitaria italiana, constatata anche da Alessandro, che tante menti illustri continua a donare al mondo.

Vox Zerocinquantuno n 4 novembre 2016


Giacomo Bianco, laureato in Storia del mondo antico e specializzato in Scienze storiche presso l’Università di Bologna, ha discusso la tesi di laurea in Storia del Risorgimento, tema sul quale ha dedicato e sviluppato la riflessione volta a chiarire le ombre del movimento unificatore italiano, oggetto della maggior parte degli studi successivi.

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