All’alba del Conte bis: nuovo contratto di governo o alleanza politica? Di Riccardo Angiolini

Rischi, incertezze e necessità davanti all’intesa tra M5S e PD.

Se fosse possibile catturare un’istantanea dell’Italia in questi giorni rassomiglierebbe senza dubbio ad un panorama campestre dopo una tempesta. Alberi dalle varie colorazioni, verdi, gialle e rosse, apparirebbero ugualmente squassate da un temporale appena conclusosi che, con qualche tuono distante, ricorderebbe però una minaccia pronta ad incombere.
Dopo il lesto giro di consultazioni, il presidente Mattarella ha affidato all’uscente premier Conte il compito di costituire un nuovo esecutivo. Il “Conte bis” tuttavia, oltre a produrre politiche efficienti per il Paese, dovrà avvalersi di nuove tattiche e nuove alleanze per tenere il più distanti possibili quei lampi e quei tuoni che minacciano nuovi temporali.
La nuova intesa fra M5S e PD dovrà infatti fronteggiare diverse sfide. Quella meno evidente, ma non per questo meno fondamentale, è il consenso degli elettori. Se in molti hanno difatti apprezzato le recenti prese di posizione di Conte, come suggeriscono i dati degli ultimi sondaggi, in moltissimi non hanno condiviso la formazione di un nuovo esecutivo che punti a restare in carica fino alla fine della legislatura. Più del 70% degli italiani del campione analizzato si è difatti espresso favorevole ad elezioni immediate o anticipate al 2020.
Con questi dati alla mano è evidente come, a seguito degli ultimi risvolti, potrebbe accrescersi nuovamente la popolarità del centrodestra capitanato da Salvini. Nonostante sia proprio il leader della Lega ad essere individuato come primo sconfitto da questa crisi di governo, la diffidenza degli italiani nei confronti della strana alleanza giallorossa potrebbe restituire prestigio al blocco d’opposizione.
Se da un lato è sacrosanto affermare che non si può vivere la politica basandosi sui sondaggi, è altrettanto vero che, in questo momento, M5S e PD dovrebbero prestarvi maggiori attenzioni. L’impopolarità apparente di questa alleanza, salvata principalmente dalla fiducia degli elettori in Giuseppe Conte, potrebbe manifestare i propri esiti alle prossime regionali.
Fra la fine del 2019 e il corso del 2020 ben 7 regioni dovranno infatti prepararsi ad accogliere l’espressione della volontà popolare. Fra queste, in un periodo collocato fra i mesi di ottobre e novembre, vi è proprio l’Emilia-Romagna. Tradizionale baluardo del centrosinistra, le elezioni per le europee tenutesi la scorsa primavera hanno rivelato la fragilità del blocco Dem anche all’interno delle province “rosse”. Una svolta insolita ma tutt’altro che imprevedibile che, specialmente a seguito della nuova intesa governativa, potrebbe realizzarsi in maniera definitiva.
È possibile concordare sul fatto che i risultati di elezioni amministrative e regionali non dovrebbero influenzare l’operato e la stabilità di un governo. D’altra parte sarebbe però ingenuo credere che un’espressione così radicalmente opposta nei confronti degli schieramenti dell’esecutivo minerebbe la stabilità istituzionale e amministrativa del Paese.
È doveroso ricordare come, in armonia col testo costituzionale, le regioni sono enti territoriali autonomi, dotate di numerose e ben precise libertà che esulano dal potere centrale. Tuttavia le competenze Stato-Regioni sono tutt’ora acceso argomento di dibattito, in quanto non sempre è chiaro chi debba godere della priorità d’azione. Preso atto di queste due considerazioni è facilmente intuibile come, nell’eventualità in cui le maggioranze di governo e delle regioni risultassero eterogenee e divise, ad uscirne danneggiata sarebbe l’efficacia degli interventi amministrativi sul territorio. E se già con maggioranze stabili la gestione delle amministrazioni locali non brilli per rapidità ed efficienza, si provi ad immaginare la situazione con contrasti e diffidenze fra le stesse istituzioni.
Lo scenario che si sta delineando e che si delineerà con maggior nitidezza nei prossimi tempi non può dunque lasciare indifferenti M5S e PD. Per far fronte alle numerosissime sfide nate ancor prima della definitiva formazione di governo, i due partiti e le grosse personalità che vi operano dovranno mettersi in gioco senza remore di alcun tipo. Ad apparire necessaria, oltre che una normale alleanza di governo, pare una vera e propria alleanza di schieramento: eventualità alquanto stordente visti i trascorsi fra M5S e PD.
Le schiere di politici guidate da Zingaretti e un sempre meno influente Di Maio, oramai sovrastato dalla figura di Conte, dovranno assumersi la responsabilità di programmi, scelte e proposte comuni. Non solo al fine di creare un dialogo politico utile allo sviluppo del Paese, ma per la loro stessa permanenza al governo in un momento così delicato.
Infine, parlando di responsabilità, sarebbe bene richiamarvi non soltanto la classe politica: tutti i cittadini hanno un peso e un’influenza notevole riguardo tali questioni, poiché il fomento e le spinte popolari possono facilmente essere sfruttate dai partiti per effettuare “ribaltoni” improvvisi.
A tal proposito ricordiamoci che la stabilità è ciò di cui l’Italia ha realmente bisogno per riformarsi e migliorare, ed inneggiare a nuove elezioni ad ogni mutamento di marea non è la soluzione per raggiungerla. Ricordiamoci che anche noi, per non dire soprattutto, siamo fautori di quei lampi e quei tuoni che minacciano tempesta.

Vox Zerocinquantuno n.37 Settembre 2019

Foto:romagnaoggi.it

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