All’inizio era una valigia di cartone di Ilaria Marinelli Di Rosalinda Bruno

L’emigrazione italiana verso le Americhe.
“Le mie radici sono qui, questa è la mia terra, dove sono nato e cresciuto…” Il libro si apre con una frase che, oltre ad esprimere malinconia e tristezza, lascia intendere quanto la decisione di emigrare fosse dettata dalle necessità del tempo.
31 Marzo 1921, Porto di Napoli. A 17 anni il protagonista si sta imbarcando sulla nave Guglielmo Pierce per l’America insieme alla sua famiglia per poter raggiungere il padre, ormai lì da anni, emigrato grazie all’intercessione di un altro italiano che lo ha aiutato a trovare “fatica”, e la sorella minore Rosina.
Giovedì 15 Aprile 1921. Finalmente, da lontano, nella nebbia, si intravede la “Terra Promessa”, l’America: una terra piena di speranze e aspettative per i nostri migranti. Appena sbarcati la famiglia del nostro protagonista è subito bombardata di domande: da dove venite? Perché siete qui? Chi ha pagato il vostro viaggio? Avete almeno 50 dollari o che lavoro vi aspetta?
La vita cambia e sicuramente le cose da imparare sono molte, la routine è totalmente diversa, la lingua non si conosce (le strade anche se larghe si chiamano “street”) e per abituarsi al nuovo orario si fa fatica. La fortuna di nuovi immigrati in terra straniera è la forte presenza di italiani, che ormai stanziatisi lì hanno aperto negozi, avviato attività e la reciprocità negli aiuti sembra essere all’ordine del giorno. E proprio grazie alle conoscenze del padre, egli trova lavoro presso un barbiere, la madre e le sorelle fanno lavori di sartoria per la gente di Little Italy e riescono così ad andare avanti dignitosamente. Ognuno ha un proprio ruolo ben definito ed esistono delle gerarchie non facilmente superabili, soprattutto per i nuovi arrivati. Gli italiani si conoscono tutti ed è facile intrattenere rapporti, proprio in questo modo il protagonista trova moglie con cui avrà dei figli, e poi nipoti, americani ma cresciuti all’italiana. “Noi eravamo italiani, era normale conoscerci tutti”. I costumi, le tradizioni, la cucina del paese di origine non abbandonano mai i migranti che sentono di appartenere ad un’altra terra pur vivendo oltre oceano. Indubbiamente l’Italia ha sempre condizionato la vita dei suoi “esuli” ed è tangibile attraverso il racconto anche per immagini.
Il sogno di chi partiva a 17 anni era l’America, pensando ingenuamente che la via che portava all’entrata in un Paese straniero potesse essere lastricata di oro, ma la presa di coscienza quasi sempre forniva una visione tragicamente diversa dal sogno migratorio iniziale. Questo libro-fumetto, tratto da una storia vera, risulta essere di un’attualità disarmante, aprendo le porte ad un dibattito sempre più fervido nella nostra Italia, ormai paese di immigrazione e non più di emigrazione.

Vox Zerocinquantuno n 5 dicembre 2016

Rosalinda Bruno, studentessa di Sociologia e Ricerca Sociale presso l’ Università di Bologna è impegnata e interessata allo studio dei fenomeni migratori, con un focus sul genere. Collabora con associazioni di donne native e migranti attive sul territorio bolognese e con il Centro interculturale Zonarelli a Bologna.

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