Alternanza S/L: L’odio neofascista al cinema, di Federica Zhou, Selma El Harkaoui e Alma Baldazzi

Argomenti di estrema attualità come quello dell’immigrazione hanno portato sempre più alla ribalta partiti politici conservatori che hanno fatto della paura del diverso il cavallo di battaglia della loro propaganda politica, come è dimostrato dall’incredibile risultato ottenuto dalla Lega di Salvini alle ultime elezioni.

Odio, forza persuasiva e contraddizione sono tre elementi che caratterizzano profondamente ideologie di tipo razzista e rappresentano anche le linee guida dei tre film che abbiamo preso in considerazione per riflettere su queste tematiche.

E’ l’odio per il diverso che porta Derek, protagonista di “American History X”, membro di una gang neonazista, ad uccidere i due afro-americani che hanno tentato di rubargli la macchina. Uscito di prigione, Derek però è radicalmente cambiato: è determinato a stravolgere la sua vita in meglio, abbandonando le sue ideologie neonaziste. Ragione di questo cambio totale di rotta è la paura che il fratello Danny intraprenda la stessa strada. Scontando la sua pena, inoltre, acquisisce una nuova consapevolezza che lo aiuta a mettere definitivamente da parte ogni sorta di pregiudizio verso tutto ciò che è diverso da lui. L’odio che lo alimentava si trasforma nella certezza che diverso non significa sbagliato ma semplicemente differente.

E’ invece la paura dell’ignoto, in questo caso lo straniero, che muove il gruppo di cui Antonio Salas, protagonista di diario de un skin, diventa membro. Il film di Jacobo Rispa permette di capire fino a che punto può spingersi un giornalista sotto copertura. Tratto da una storia vera, il film narra di un cronista che entra a far parte di un’organizzazione di neonazisti per indagare a seguito dell’uccisione di un suo amico. Salas si trova così immerso in una realtà a lui estranea, rischiando di essere coinvolto emotivamente nell’ ideologia degli skinhead al punto da non riuscire più a distinguere la sua vera identità da quella falsa. Questo nuovo mondo ha una forza persuasiva estremamente potente che lo metterà in difficoltà. L’insicurezza, mascherata da aggressività, porta i membri del gruppo a denigrare lo straniero perché l’ignoto li terrorizza; hanno quindi formato una società chiusa dove si sentono protetti. Inutile sottolineare l’analogia con la propaganda politica di alcuni protagonisti dell’attuale politica italiana ed internazionale che molto puntano sulla necessità del ritorno ad una società autarchica.

La contraddizione di fondo di essere ebreo ma odiare la “razza” ebraica è, invece, il tema che il regista Henry Bean affronta nel film “The Believer”. Si tratta della storia vera di Danny Balint, un personaggio duro e intenso, ebreo di nascita ma nazista di pensiero. I sentimenti di rabbia e odio che prova verso la religione ebraica, non provengono da ignoranza o fanatismo, come si potrebbe pensare, bensì dalla sua profonda conoscenza di essa, che lo porta a focalizzarsi interamente sui suoi aspetti negativi. Logorato da questi pensieri contrastanti intraprende un viaggio alla riscoperta delle sue origini e proprio in questo si evidenzia il forte dualismo che contraddistingue il resto del film. In questa pellicola il regista tratta un tema molto complesso e intricato ma altrettanto importante: l’odio non è sempre frutto di ignoranza.

Tutti e tre i film vogliono trasmettere un forte messaggio riguardante proprio il tema dell’odio.

Derek, acquisendo una nuova consapevolezza, impara che l’ostilità e il disprezzo non apportano alcun beneficio se non distruzione e rabbia. Henry Bean, invece, si serve del personaggio contorto di Danny per evidenziare le molteplici contraddizioni a cui si puo’ andare in contro affrontando il tema del nazismo. La storia di Antonio Salas, invece, è la dimostrazione del fatto che un individuo con grandi insicurezze, non affrontate nel modo giusto e che si trova in un ambiente fortemente persuasivo, non puo’ far altro che usare l’odio come scudo di difesa.

Vox Zerocinquantuno n21, Aprile 2018

 

 

 

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