American animals, un’alternativa alla montonia dei tempi moderni. Di Fabio Bersani

Il 6 giugno nelle sale italiane è prevista l’uscita di un film che al botteghino ha già incassato più dei suoi costi di produzione: American animals.

American animals è prima di tutto un grande racconto, un fatto di cronaca che potrebbe riguardare oggi molti ragazzi della generazione Y, intenti a combattere la noia in tutte le sue forme. Quello che rende il film unico nel suo genere è la testimonianza dei veri protagonisti all’interno dell’intreccio narrativo, un perfetto mix tra finzione e realtà, attraverso il quale la storia prende vita. I veri protagonisti del furto del 2003 presso la biblioteca di Lexington in Kentucky descrivono grazie alle loro memorie le vere trame della storia, mentre i giovani attori ripercorrono minuziosamente le fasi che hanno portato i quattro amici a rubare il milionario libro di illustrazioni di John James Audubon.

La regia di Layton è sicuramente delle migliori e grazie anche alla scelta di includere i veri protagonisti, riesce a ricostruire maniacalmente le gesta dei giovani ragazzi del Kentucky.

Oltre alla regia una nota di merito va spesa anche per la scelta del cast, aldilà delle somiglianze con i veri Spencer Reinhard e Warren Lipka spicca la recitazione di Evan Peters e Barry Keoghan, capaci di ridurre la distanza tra finzione e realtà.

Il messaggio che il film vuole far passare è più attuale che mai. American animals ci parla di scelte, quelle che portano gli adolescenti a diventare uomini, a volte fin troppo in fretta. Quello che Layton vuole trasmettere al grande pubblico è l’idea che il furto avvenuto a Lexington sarebbe potuto capitare in qualsiasi parte del mondo, per mano di qualsiasi altro gruppo di ragazzi in età universitaria. I protagonisti sono tutti ragazzi bianchi, benestanti e di successo, quelli che in America si potrebbero definire i classici bravi ragazzi. Il film analizza in profondità quella sensazione di essere destinati a fare qualcosa di grande che è insito in tutti noi e lo mostra sotto le forme più umane del nostro io.

La bravura del regista risiede nella narrazione dei fatti, la volontà di avere presenti nella pellicola le vere testimonianze non è solo servita a costruire la credibilità della vicenda, ma ha permesso al pubblico di mettersi davvero nei panni dei protagonisti e a capire in profondità il perché di quel gesto.

American animals analizza in profondità una tematica sempre più presente nella nostra società, la voglia di evasione e la lotta quotidiana alla noia e all’immobilismo sociale. Il sentimento di compiere grandi gesta, il brivido dell’azione e la superiorità intellettuale verso il resto della società vengono usate come antidoto a questa noia moderna, costruendo mostri dentro i nostri pensieri e portando in alcuni casi, come le storie dei protagonisti del film, a compiere gesta impensabili.
American animals si candida per essere uno dei migliori film di quest’anno, un piccolo gioiellino nel suo genere. Pochi fronzoli, la realtà dei fatti raccontata in prima persona, tematiche più che attuali e sapiente dei colori, questa la ricetta di successo di American animals, un film che sicuramente nei prossimi mesi farà parlare di sé.

Vox Zerocinquantuno n.34 Giugno 2019


Fabio Bersani, 25 anni da San Giorgio Piacentino, laureato in scienze politiche sociali e internazionali all’università di Bologna, attualmente iscritto al corso di specialistica in comunicazione pubblica e d’impresa. Cinefilo, interessato alle dinamiche sociali e politiche presenti nei film.

Foto: filminquiry.com

(9)

Share

Lascia un commento