Artemigrante: l’arte declinata nel sociale. Dialogo con Tommaso Carturan, di Eloisa Grimaldi

L’arte come collante sociale capace di unire mondi diversi, culture e storie provenienti da passati difficili, alla ricerca di futuri possibili e radiosi, una scusa per relazionarsi e condividere un pezzetto di sé in uno spazio accogliente e protetto dal giudizio, questo il senso delle serate organizzate da Artemigrante. Il progetto nasce da un ragazzo, antropologo e cantautore, e dalla sua esperienza personale di vita, che calpesta i percorsi del volontariato in Italia e in Africa, abbiamo incontrato Tommaso Carturan per parlare di come è nato il progetto, di come si è configurato in questi quattro anni e di come sia presente sul territorio, agganciando necessità sociali a sperimentazioni artistiche.

Il gruppo non  è un’associazione, ma funge da centro di scambio ed interconnessione tra il territorio, un’identità fluida che è presente in 10 città di Italia: Modena, Reggio Emilia, Imola, Como, Torino, Palermo, Latina, Cuneo e Settimo Torinese, le intuizioni di Tommaso hanno ispirato diversi progetti analoghi, dove l’incontro tra diversità si fa momento arricchente di scambio espressivo. Ci spiega che le serate sono organizzate in tre momenti: un primo momento è dedicato al rito iniziale dove attraverso giochi e improvvisazioni ci si presenta, poi si condivide la cena che ognuno ha contribuito ad allestire – magari proponendo un piatto tipico del proprio paese –  sul muro è appeso un foglio sul quale ciascuno può scrivere il proprio nome per prenotarsi nello spazio espressivo che si aprirà poco dopo.

Le serate di Artemigrante

Infine la serata culmina nelle performance di quanti si sono prenotati, come Tommaso stesso racconta ci possono essere espressività molto diverse, canzoni, poesie, il passo di un libro, una danza o la propria storia, quella che ha portato fino a lì, in un paese straniero oppure a vivere in patria, ma su una strada. L’arte raccoglie il disagio che viene metabolizzato dall’espressione, in qualche modo catartica per chi partecipa, in queste serate l’arte ricopre il ruolo delicato e prezioso di catalizzatore motivazionale, che rafforza la comunione di identità tutte diverse e profondamente simili proprio in questo.

L’arte è una scusa perché è un potentissimo collante sociale, crea comunità e crea anche un clima di festa e di condivisione, unisce persone molto diverse tra loro, ci possono essere persone davvero molto diverse, per cultura, ma anche diverse rispetto alle condizioni sociali, quindi l’arte per me è uno strumento fondamentale, però qual è lo scopo fondamentale? È la relazione umana, cioè cercare di combattere il razzismo, i pregiudizi e l’indifferenza”. Affrontare i temi del pregiudizio e del razzismo è oggi più che mai essenziale, soprattutto se questa riflessione passa attraverso i mezzi artistici, la cui natura approcci inediti capaci di rivelare risposte nuove a vecchie domande riguardo la disparità sociale.

Nato 4 anni fa a Bologna grazie alla collaborazione di alcuni amici, il progetto ha trovato appoggio nella chiesa di via Massarenti, già conosciuta a quanti sono in condizione di disagio per la disponibilità ad accogliere. Di recente Artimigranti si è spostata al centro Zonarelli, dove continua le attività, crescendo sempre più, in questi anni la media dei partecipanti è passata da 15 a più di 100 persone provenienti da 20 paesi diversi, fanno parte del gruppo artisti, studenti, ma anche profughi, rifugiati e senza fissa dimora. “È una condivisone di doni e di talenti che uno ha, ma anche delle bellezze artistiche delle culture di provenienza, è  un modo per valorizzare le cose belle della cultura e della diversità, che risalta attraverso la forma artistica” Questa libera condivisione artistica abbraccia tutte le forme di espressione forma una comunità alternativa che sfida un sistema capitalista che costruisce muri e chiusure, invece in modo non violento si vuole costruire ponti.

Artemigrante

Le radici profonde di questa aspirazione a creare spazi di comunità e condivisione nascono da un’esperienza personale di Tommaso con padre Alex Zanotelli, prete missionario comboniano, che è stato 20 anni in Africa, conosciuto come prete “alternativo” e molto impegnato nelle lotte alle ingiustizie. Con lui cinque anni fa ha partecipato alla Carovana della Pace, che è passata anche dal carcere di Eboli, dove i volontari hanno cantato insieme ai carcerati una canzone composta proprio da Tommaso, che parlava della pace in Palestina, questa esperienza fondamentale ha fatto sentire a Tommaso come a livello empatico questo coro così diverso fosse una sola voce: “questo momento mi ha sconvolto, mi ha sconvolto come in quel momento si sia creata un’unione umana, fraterna e questo mi ha dato l’intuizione per iniziare” cioè proseguire con il volontariato, ma abbattendo le barriere che dividono volontario da “beneficiario” per aprire uno spazio di uguaglianza dove condividere la propria individualità, in Artemigrante infatti si è tutti artisti dove ognuno si arricchisce dell’altro in un incontro che trasforma, negli incontri ci si arricchisce dell’umanità dell’altro, in questo scambio si potenziano le singole capacità in uno spazio collettivo in cui stare bene e che di sicuro fa bene ad una città come Bologna.

Vox Zerocinquantuno n 7, febbraio 2017


Eloisa Grimaldi laureata in DAMS, approfondisce il campo degli Studi Interculturali con un Master, appassionata di teatro, musica, umanità e poesia, si occupa di diffusione culturale musicale, sviluppa metodi formativi tramite le arti teatrali e collabora a progetti editoriali di stampo sociale e indipendente.

 

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