Assenteismo a Palazzo D’Accursio: il problema delle doppie cariche, di Matteo Scannavini

Esistono strumenti per la trasparenza politica che permettono a qualunque cittadino di osservare i propri rappresentanti. È il caso del sito Open Data Bologna, che offre rendiconto pubblico di tutti i dati relativi alle all’amministrazione cittadina, tra cui le presenze registrate su base trimestrale ai consigli comunali: nella classifica che ne emerge per il 2018, aggiornata al 30 settembre, il centro-destra si distingue per una maggior partecipazione media; sul meno nobile fronte opposto, trionfano invece Merola, spesso un fantasma a Palazzo d’Accursio, e Borgonzoni, da sempre contestatrice proprio dell’assenteismo dell’amministrazione democratica.

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Più che considerazioni sulla coerenza, spesso volatile in politica, il caso della capogruppo leghista, anche senatore e sottosegretario ai Beni culturali, può essere utile per fare considerazioni sulle cariche doppie e triple dei consiglieri. Coprire altri ruoli politici per un consigliere comunale è un valore aggiunto o un ostacolo al suo lavoro locale? Al momento la risposta dipende solo dalla serietà dell’interprete.
Prima di entrare nella questione, due brevi citazioni di merito e demerito agli antipodi della classifica bolognese: al vertice il capogruppo FI Marco Lisei, che nei primi nove mesi del 2018, nonostante la parallela professione di avvocato, ha comunque collezionato la totalità delle presenze ai consigli, e in fondo Merola, che ne ha saltati 43 su 65. Questi ultimi dati confermano l’assenteismo cronico del sindaco, che dal rinnovo a metà 2016 del mandato ha saltato quasi il 57% delle sedute a Palazzo d’Accursio. Le motivazioni, come si è sempre giustificato, sarebbero gli impegni sul territorio.

A seguire il primo cittadino è Lucia Borgonzoni. La capogruppo leghista è diventata nel 2018 il primo consigliere per assenze con 34 mancate partecipazioni su 65 consigli. Il dato è una novità rispetto al primo anno e mezzo di mandato, in cui Borgonzoni, nota critica degli assenteisti, prendeva parte a quasi il 78% delle sedute. Nel suo caso, la minor presenza a Palazzo d’Accursio si spiega in virtù dei nuovi impegni a Roma come senatore e sottosegretario ai Beni culturali.

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È infatti una prassi navigata per i consiglieri italiani dividere il posto in comune con uno a Montecitorio o Palazzo Madama, soprattutto per i membri per i leghisti. Uno studio svolto da Agi e dall’osservatorio politico Openpolis ha calcolato che il 16,4% dei membri dell’attuale registratura ricopre un altro incarico politico legalmente compatibile, ovvero assessore o consigliere comunale o sindaco di città con massimo 15000 abitanti. Il dato varia sensibilmente a seconda del partito a cui si riferisce: hanno almeno un doppio incarico il 47% i parlamentari della Lega, seguiti in ordine da FI (30%), Leu (22%) e PD (8%), mentre toccano appena lo 0,6% i 5Stelle alla Camere che lavorano anche in comune.

Il principio di vantaggio della carica doppia rispetto alla singola è evidente: avere alcune persone ad operare allo stesso tempo nei comuni e in parlamento agevola il dialogo tra le realtà locali e Roma, che può avere una visione più lucida delle esigenze dell’intero territorio. Il rischio, che i dati relativi alla Borgonzoni sembrano testimoniare, è che l’accumulo di impegni sulle spalle dello stesso individuo causi uno svolgimento inefficiente di due lavori anziché uno. È una conseguenza in parte inevitabile ma i cui danni possono essere limitati e restare inferiori dei benefici. Per esempio, Massimo Bugani, capogruppo grillino a Bologna, è riuscito a mantenere un’accettabile percentuale di assenze in Comune nonostante il triplo lavoro di consigliere, vicecapo della segreteria di Di Maio e gestore della piattaforma Rousseau. Le assenze di Bugani a Palazzio d’Accursio hanno avuto un incremento solo relativo dalla gestione di più lavori: dal 7%, registrato nella seconda metà del 2016 e 2017, al 18,5% nei primi 3 trimestri del 2018, dato comunque inferiore, ad esempio, alle assenze della Borgonzoni, ancora prima che entrasse in senato.
Lo sforzo di Bugani di svolgere con serietà un triplo lavoro è lodevole, anche se stona un po’ coi vecchi principi sbandierati dai 5stelle, antichi oppositori delle doppie cariche. Del resto, come nel caso delle critiche agli assenteisti della Borgonzoni, la coerenza è raramente sposa della politica.

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In ogni caso per i grillini aver ‘dimenticato’ la caccia alle doppie cariche non è necessariamente un male. Figure di contatto nel dialogo tra amministrazione centrale e locale, che avanzino al governo le questioni del territorio toccate con mano rappresentano un ruolo utile in uno stato democratico. Piuttosto che il doppio incarico in sé, andrebbe invece discussa una regolamentazione che permetta l’espressione del suo positivo potenziale: ad esempio, ci si potrebbe avvalere degli strumenti, già esistenti, di conteggio delle presenze per verificare un’adeguata partecipazione in entrambe le sedi del lavoro, sotto la soglia della quale decada una delle due cariche. Purtroppo, affidare l’efficienza della gestione di più impegni alla sola serietà di un politico non era, non è, né difficilmente sarà, uno strumento sufficiente.

Vox Zerocinquantuno


Matteo Scannavini, 18 anni, studente. Coltiva la passione per la scrittura e la recitazione realizzando sceneggiature ed interpretando ruoli in cortometraggi prodotti insieme ad amici.

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