Assistenti civici… tra confusione e buon senso, di Matteo Scannavini

In tempi in cui le polemiche non sono mancate su niente, la proposta del ministro Boccia di creare un corpo di assistenti civici ha gettato ulteriore benzina sul fuoco. La notizia di un ipotetico gruppo di cittadini volontari messo a sorveglianza del distanziamento sociale nella fase 2 ha immediatamente sollevato preoccupazione e scetticismo, nonché lo stupore di molte componenti del governo che si sono dichiarate ignare della proposta. Il tiro è stato presto corretto ma, nonostante sia ormai dissuasa l’idea del cittadino vigilante, i dubbi intorno alla natura e ai compiti di questo nuovo ruolo sono ancora tutti da risolvere. In attesa che lo scongelamento del bando fornisca un quadro più chiaro, l’impressione generale è che si tratti di una proposta in buona fede ma ben poco consapevole della realtà fattuale in cui intende agire.

Chi è un assistente civico? Rispondere a questa domanda senza trasmettere quell’idea di vaghezza che si accompagnava a parole come ‘congiunto’ o, tempo fa, ‘navigator’, non è ancora possibile. Tuttavia, mettendo insieme le dichiarazioni dei due promotori del progetto, il Ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia e il presidente ANCI e sindaco di Bari Antonio Decaro, si evince che: l’assistente civico è un cittadino volontario impegnato in compiti di utilità pubblica e sorveglianza delle norme di distanziamento sociale; il bando per i 60000 assistenti si rivolgerà principalmente a inoccupati e percettori del reddito di cittadinanza e avrà come unico prerequisito la dimora abituale nel comune in cui si intende prestare servizio; l’assistente lavorerà per un massimo di 16 ore a settimana e non oltre il 31 luglio (termine attuale delle misure d’emergenza), non sarà stipendiato ma avrà copertura Inail e una polizza assicurativa di responsabilità civile verso terzi; formazione, organizzazione e monitoraggio degli assistenti saranno affidate ai comuni in coordinazione con la Protezione Civile.

Questo elenco di informazioni ha attirato per modi di comunicazione e contenuti contestazioni da tre fronti distinti: il governo, l’opinione pubblica e, più a sorpresa, la Protezione Civile stessa. Nel primo caso, riassumibile come una gaffe di Boccia, le critiche sono nate dalla mancanza di confronto precedente all’annuncio del progetto, rilasciato a quanto pare all’insaputa di molte componenti dell’esecutivo, tra cui i ministri dell’Interno e della Difesa. Nel secondo caso, giornali, sondaggi e opinionisti vari hanno confermato una diffusa ostilità verso un presunta ronda di stato di cittadini che, privi della formazione della forze dell’ordine, ricevano responsabilità di controllo sul mantenimento del distanziamento sociale. Troppi infatti i dubbi e i rischi di abusi riguardo gli strumenti con cui potrebbe intervenire un assistente civico davanti ad un assembramento, nonché riguardo la sua stessa capacità di selezione dei contesti in cui intervenire. Sorridere e avere perplessità davanti a espressioni come “distributori di buona educazione”, la definizione data da Decaro, non è cinismo, ma consapevolezza minima della realtà. Le interazioni potrebbero facilmente degenerare in violenza, come avviene nei non rari pestaggi subiti dai controllori degli autobus, che pure, a differenza degli assistenti, rappresentano pubblici ufficiali abilitati a far multe.

I successivi dietrofront sul progetto hanno sconfessato questi scenari, stabilendo che gli assistenti civici non saranno guardiani con funzioni ‘anti-movida’, ma cittadini che aiuteranno i comuni in misure di contingentamento degli accessi ad aree pubbliche, come mercati, parchi e spiagge, e di assistenza alle parti sociali più deboli, ad esempio la consegna della spesa degli anziani. Per spezzare una lancia a favore di Boccia, occorre infatti ribadire che, a differenza di quanto recepito, il provvedimento non è una cieca iniziativa ministeriale calata dall’alto, ma un tentativo di risposta alle esigenze di alcuni comuni: poiché molti dei volontari che hanno aiutato le amministrazioni durante la fase 1 hanno ripreso il proprio lavoro, i sindaci stanno lamentando carenze di organico per far rispettare le norme di distanziamento.

Tuttavia, anche dopo aver ricalibrato le dichiarazioni sui compiti degli assistenti civici e sulle motivazioni alla base del progetto, il bando rappresenta ancora fondamento di protesta. Il presidente del Comitato nazionale del volontariato di Protezione Civile Patrizio Losi ha bocciato il provvedimento, giudicato inadeguato e persino offensivo. Per Losi, affidando compiti delicati a 60000 cittadini selezionati in maniera estemporanea, si andrebbe a ledere l’impegno delle centinaia di migliaia di volontari della Protezione Civile che hanno finora speso il proprio tempo con maggior addestramento, organizzazione e formazione. Come ben sa chi è dentro una qualunque realtà di volontariato, la buona volontà non è sufficiente, così come, a detta di Losi, non lo sarebbe il tempo per la preparazione degli assistenti.

La stessa Protezione Civile che nelle intenzioni di Boccia avrebbe dovuto coordinare i volontari coi comuni, ha così svuotato di legittimità il progetto, arrivando a dichiarare di non voler vedere il proprio logo sulle distintive casacche blu degli assistenti. Considerate le promesse, è pertanto possibile che l’idea crolli ancor prima di nascere sotto il peso di polemiche e contraddizioni. In attesa del bando, l’unica certezza resta quindi la costante confusione che dall’inizio accompagna questa lunga Fase 2.

Vox Zerocinquantuno, 31 maggio 2020


Matteo Scannavini, 19 anni. Studente di Informatica Umanistica presso l’Università di Pisa


Foto: blogsicilia

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