Avarizia di Emiliano Fittipaldi. Recensione di Giacomo Bianco

Un bracciale d’oro scivola sul polso di un prelato, la manica dell’abito talare sembra coprirlo per intero ma l’intercessione delle mani ne scopre una parte che si adagia sul palmo, mostrando il luccichio delle perle: gia’ la foto della copertina, e il titolo ad effetto “Avarizia” , rappresentano il sunto del libro, poi esplicato nel sottotitolo: le carte che svelano la ricchezza, scandali e segreti della chiesa di Francesco.

Con questo libro d’inchiesta, Emiliano Fittipaldi, ex firma del Mattino e del Corriere della Sera, ci conduce nel fiume di rivelazioni intorno alla corruzione delle congregazioni religiose e dei loro membri attraverso documenti, resoconti spese, intercettazioni. Un fiume in piena, un mare d’informazioni, dove tuttavia il lettore non perde la rotta e non rischia di naufragare grazie alla ordinata schematicità del testo.

Immobiliare, finanza, sanità, sono i campi in cui la chiesa e le associazioni religiose accumulano ricchezze e nuotano nella corruzione. Dalla scoperta del valore spropositato dei beni immobili della chiesa o degli istituti religiosi, pari a 4 miliardi di euro, ai conti esorbitanti depositati allo IOR fatti passare per offerte votive, fino al vero e proprio bisness della Sacra Romana Chiesa, la sanità: alcuni dei migliori ospedali italiani appartengono al Vaticano e i milionari incassi di questi poli sanitari spesso vengono usati dalle cariche ecclesiastiche, anche da quelle più al di sopra di ogni sospetto, come bancomat personali.

Naturalmente non mancano i paragrafi dedicati alle grosse personalità vaticane, tutte coinvolte negli scandali e tutte messe davanti ai propri imbrogli: da Calcagno a Pell, da Scarano a Viganò.

Chiaro e costante emerge dalle pagine la figura di Papa Francesco nel ruolo d’inquisitore e moralizzatore, contro la corruzione e gli sprechi. Da lui infatti partono tutte le inchieste contro le “mele marce” dell’abito talare, è lui che cerca di fare pulizia in seno alle istituzioni religiosi. Automaticamente questo suo comportamento da paladino della giustizia, getta una scura ombra sui papati passati, recentemente passati. Davvero dobbiamo credere che solo Papa Francesco si sia accorto della corruzione dilagante nella Chiesa? E il tanto amato Papa dei giovani Giovanni Paolo II? Durante il suo papato si è raggiunta la cifra record di beatificazioni e santificazioni, questa è una pratica molto redditizia per la chiesa e soprattutto per i postulatori, tanto che Francesco a questa ha voluto dare una netta frenata. Davvero anche Giovanni Paolo II è stato un ingranaggio di questa brutta storia, ha fatto finta di non vedere, magari perchè impossibilitato a combattere contro poteri più forti di lui? Nel passo del libro che tratta questo aneddoto, il Fittipaldi sostiene che l ‘esorbitante numero di santificazioni è giustificato dal fatto che volevasi dimostrare, in quel periodo di crisi della Chiesa occidentale, come chiunque, tramite impegno e costanza, avrebbe potuto ottenere la beatificazione, e quindi dare lustro e prestigio alla propria diocesi d’appartenenza (sono le diocesi e l’organizzazione religiosa del paese di provenienza del candidato che si assumono l’onere del pagamento della santificazione, fino a 350 mila euro). Sarà stato un commento sarcastico il suo?

Vox Zerocinquantuno n1, Aprile 2016


Giacomo Bianco, laureato in Storia del mondo antico e specializzato in Scienze storiche presso l’Università di Bologna, ha discusso la tesi di laurea in Storia del Risorgimento, tema sul quale ha dedicato e sviluppato la riflessione volta a chiarire le ombre del movimento unificatore italiano, oggetto della maggior parte degli studi successivi.

(0)

Share

Lascia un commento