Avventura al The Floating Piers, un ponte per galleggiare sulla vita, di Eloisa Grimaldi

L’ultima opera dell’artista Christo ha suscitato un inedito interesse per la Land Art in Italia e non poche polemiche. Con l’installazione The Floating Piers l’artista bulgaro ha reso possibile il sogno romantico e azzardato di poter camminare sull’acqua, inutile negare un immediato collegamento tra l’esperienza “mistica” ed il nome dell’artista che suggella con quest’opera un patto artistico con il Lago d’Iseo e le sue geografie.

Pochi giorni, solo un paio di settimane tra giugno e luglio per fare un’esperienza unica dal sapor di impossibile, una passerella galleggiante ricoperta di tessuto dorato distesa sul lago, 4,5 chilometri totali per passeggiare sulle onde e raggiungere Monteisola da Sulzano e proseguire poi verso l’isola privata di San Paolo, per tornare indietro da un’ulteriore diramazione che accompagna fino alla costa. Un sogno possibile da percorrere a piedi scalzi a contatto con un morbido tessuto pronto a guidarvi nel percorso, le acque che si muovono sotto i passi facendo ciondolare la passerella e sbilanciando un po’ la fiducia su quegli enormi blocchi galleggianti che hanno sostenuto fino a 1,2 milioni di visitatori in pochi giorni, anche grazie alla gratuità dell’accesso che l’ha resa un’esperienza artistica alla portata di tutti, o quasi.

Già perché accanto alla magia del paesaggio fluttuante i disagi sul territorio sono stati molti e raggiungere l’installazione non è stato sempre così facile, anzi solo i più caparbi sono riusciti a godere della bellezza di questa passeggiata e, ovviamente, noi siamo tra questi.
Anche davanti ai racconti di interminabili code davanti agli ingressi, traffico congestionato ai caselli e folla incontrollata pronta a tutto pur di posare i piedi su questa passerella artistica abbiamo voluto fare un tentativo per assaporare l’atmosfera galleggiante, questo tentativo si è poi trasformato in un’avventura che comunque oggi sono felice di aver fatto. Non mi aspettavo che fosse così complesso partecipare a questo evento, mi sono resa conto di tale complessità sin da subito, a partire dall’ormai immancabile consultazione di internet su come muoversi. In realtà sul sito dedicato sembrava tutto molto chiaro, certo scattava un po’ di ansia per parcheggi, navette e traghetti, ma la grafica impeccabile e giovanile lasciava trasparire un senso di tranquillità. Consultando poi altri siti ed approfondendo le modalità di accesso si capiva invece che non ci voleva solo un po’ di sforzo ma una vera e propria dedizione a quest’opera.

Il percorso della passerella galleggiante (Foto ansa.it)
Il percorso della passerella galleggiante
(Foto ansa.it)

Dopo ore a sondare quale fosse il modo migliore per raggiungere Sulzano, il paese in cui si trovava l’accesso alla passerella, optiamo per il treno da Brescia, quindi in auto fino a lì – più che un’automobile un furgone datato a dire il vero – e poi via verso il lago, la fermata infatti era proprio di fianco all’entrata. Eccoci quindi in stazione, la mole dell’affluenza è facilmente intuibile dal fatto che due binari sono interamente dedicati all’evento, a terra due tappeti di trenitalia segnalano le corsie e due ragazze distribuiscono sorridenti depliant turistici ed informativi sul Lago d’Iseo e sull’opera di Christo. Tarda mattinata di fine giugno, caldo, molto caldo. Ci protegge per un pezzetto la tettoia del binario, facciamo amicizia con i “vicini”, anche perché diventa presto impossibile ignorare le centinaia di persone che si stringono sempre più “calorosamente”, accalcandosi sulla corsia. Una signora ci spiega che a lei non interessa la passerella, ma piuttosto dovrebbe semplicemente raggiungere casa, solo che da qualche giorno l’itinerario casa-lavoro è diventato sempre più difficile visto che si innesta sul percorso artistico-turistico. Lo dice in modo semplice, sorridendo e facendo spallucce, ammiro il suo temperamento e comincio a capire il portato dei disagi che si creano . Lentamente la fila, che si è trasformata in un ammasso poco ordinato, avanza ed ogni treno in arrivo è un sospiro di sollievo per i tanti in attesa. Ognuno reagisce come può e come sa a questa calda e accalcata coda: chi resiste senza scomporsi, pregustando già l’acqua fresca sotto i piedi, chi invece comincia a surriscaldarsi e sgomita sempre più in cerca di un litigio liberatorio. Dopo due ore e mezza finalmente siamo in pole position, superata la pensilina protettiva neppure il sole battente scalfisce i nostri animi, però la fila non procede, dalle comunicazioni tra gli addetti trenitalia e il personale della sicurezza trapela un qualche problema che non tarda ad essere comunicato, squillando da un megafono: i treni sono bloccati, dalla passerella giunge voce che gli accessi sono momentaneamente chiusi e non si sa quando riapriranno. Inutile descrivere la delusione. Velocemente il gruppo di persone ammassato si disperde, andiamo poco speranzosi a tentare il rimborso del biglietto ferroviario che incredibilmente viene risarcito per intero in contanti. Increduli pensiamo al da farsi.

Decidiamo di prenderci una pausa diurna dalla fatica di questo primo tentativo e provare caparbiamente invece in notturna andando direttamente in furgone a Sulzano e così facciamo. Verso l’una di notte siamo là, ma neppure in questo modo è facile arrivare, l’uscita per Sulzano è sbarrata dalla polizia che sbandiera con segnali luminosi, ci fermiamo per chiedere come arrivare ma la risposta vaga e un po’ innervosita ci fa capire che questo evento sta mettendo a dura prova i nervi degli addetti a traffico e sicurezza. Proseguiamo sulla strada buia e notiamo alcune macchine parcheggiate abusivamente sul ciglio della strada, facile intuire che ci deve essere vicino un passaggio per scendere al lago. Dalla strada – una superstrada – è possibile vedere già le luci della passerella galleggiante, ma le distanze non sono facilmente calcolabili. Dopo un iniziale rifiuto di lasciare il mezzo sul ciglio di una tangenziale, praticamente in una piazzola di emergenza, ci accorgiamo proseguendo che è impossibile fare diversamente: i parcheggi adibiti sono lontani e non sappiamo se nella notte ci sono navette, i vigili non ci sanno dire nulla e tutte le strade che scendono verso il lago sono sbarrate. Ci accodiamo quindi ad altre macchine posteggiate abusivamente pregando di ritrovare il mezzo al nostro ritorno e scendiamo a piedi per la strada bloccata al traffico, questa volta senza polizia di “guardia”.

Bozzetto originale del progetto (Foto Thefloatingpiers.com)
Bozzetto originale del progetto
(Foto Thefloatingpiers.com)

Nella discesa non siamo soli, diverse persone come noi salgono e scendono nella notte da quel passaggio e scatta una specie di solidarietà che si esprime in indicazioni su come raggiungere l’accesso e incitazioni sull’arrivo vicino, calore umano molto apprezzato. Qualcuno ci indica una scorciatoia più difficile ma anche più corta e noi subito cogliamo il consiglio trovandoci in una stradina boschiva in discesa avvolta nel buio. Passo dopo passo ci allontaniamo dal furgone che rimane in alto a guardarci ed augurarci buona fortuna, noi impavidi continuiamo la discesa finché finalmente ci troviamo in un piazzale ricoperto da tessuto dorato: è il segnale di arrivo, dove comincia la passerella.
Senza fila è quasi difficile riconoscere che da li si accede, un susseguirsi di barriere che durante il giorno erano gremite di persone, di notte invece siamo relativamente pochi e possiamo goderci un po’ di spazio. Tantissimi operatori addetti alla sicurezza, un gommone che passa incessante ai bordi della passerella illuminata, faretti intervallano il passaggio definendo dei Check Point dove tecnici responsabili controllano che ai cani le museruole.

Rigorosamente a piedi nudi iniziamo la “traversata” anche se il buio non rende grazie al meraviglioso paesaggio del Lago d’Iseo, ma ci consoliamo con il pensiero della folla che ci siamo evitati. Il tessuto dorato è fresco e morbido, ma si vede anche che è stato “vissuto” e non è sempre pulito come si vorrebbe. Sotto ai passi l’acqua fa ondulare i blocchi galleggianti dando un piacevole sentore di flessibilità e leggerezza, la prima passerella porta a Monteisola dove si prosegue con un tratto di terraferma, sempre coperta dal famoso tessuto giallo aranciato. Purtroppo sulla terraferma la strada è ancora più sporca, quasi che l’acqua fosse più rispettata, ci rimettiamo le scarpe. I locali sono aperti anche di notte, penso che affianco ai disagi il territorio ha ricevuto sicuramente anche una bella iniezione economica e gli esercenti ne approfittano alzando i prezzi in maniera a volte smodata, la fame e la sete si pagano care. Diversi cigni soggiornano sulle coste e molti approfittano anche dell’isola artificiale per starnazzare un po’ vicino agli umani. Il secondo tratto sull’acqua è più lungo e porta nel centro del lago dove troviamo una diramazione: a sinistra la passerella devia verso l’isola privata di San Paolo e a destra invece torna indietro circolarmente riportando sulla costa di Monteisola qualche chilometro più avanti.

La passerella di notte (Foto legnanonews.com)
La passerella di notte
(Foto legnanonews.com)

L’atmosfera notturna concilia la lentezza, molte persone si fermano sul bordo della passerella a mo’ di pic-nic, gruppetti di ragazzi chiacchierano seduti in cerchio, coppie avvolte in abbracci lacustri muniti di coperta, il vantaggio della notte che lentamente si sta già illuminando d’alba. Deviamo verso l’isola di san Paolo con il pensiero del furgone parcheggiato abusivamente a rischio sequestro, decidiamo di fare solo uno dei due pezzi e tornare da dove siamo venuti. Sull’isola c’è un’atmosfera ancora più magica, camminando capiamo che in realtà la terraferma è pochissima e tutto intorno è stata allargata da pannelli galleggianti, ci sdraiamo seguendo l’esempio di molti altri, pervade la sensazione intensa di galleggiare con tutto il corpo immersi in una notte stellata. Curiosando troviamo il “parcheggio” dell’isola: un cancello dietro cui si allarga un porticciolo che ci ricorda molto le segrete del film “La maschera di ferro”. Completiamo il giro e torniamo verso la passerella godendoci il tempo rimasto di questa avventurosa gita artistica, qui il tessuto colorato e morbido è anche molto pulito e i piedi nudi ringraziano. Rifacciamo il percorso a ritroso passando ancora per la passerella centrale, salutiamo le acque scure intervallate dal largo pontile e speriamo di ritrovare il furgone dove lo abbiamo lasciato, la scarpinata di ritorno questa volta è in salita e più faticosa, ma l’esperienza riuscita ci ha caricato, anche se è ormai l’alba.

Trascorsi un paio di mesi dall’evento le polemiche non si sono ancora fermate, Legambiente denuncia i danni ambientali e lo spreco economico, anche se, come tutti i progetti di Christo, sono praticamente autofinanziati dall’artista, si è parlato di disagi dei trasporti sul territorio sovraffollato e impossibilitato ad aumentare la sua capienza nei paesini costieri, quest’opera temporanea ha sicuramente smosso “le acque”.

Un’opera che dialoga a più livelli con il territorio e che prosegue le mostre di Land Art firmate Christo e Jeanne Claude, l’ amata moglie e partner dell’artista bulgaro, mancata nel 2009, che firma comunque quest’ultimo progetto annullando così il tempo della morte nel tempo dell’arte. Questo forse vuole valere oltre le polemiche, anche quelle fondate: un’installazione che diventa esperienza unica, che realizza l’impossibile e che sembra quasi costruire un ponte sopra l’infinito per attraversare la vita anche nei punti dove è meno facile passare.

Vox Zerocinquantuno, n 3 Settembre 2016


Eloisa Grimaldi laureata in DAMS, approfondisce il campo degli Studi Interculturali con un Master, appassionata di teatro, musica, umanità e poesia, si occupa di diffusione culturale musicale, sviluppa metodi formativi tramite le arti teatrali e collabora a progetti editoriali di stampo sociale e indipendente.

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2 thoughts on “Avventura al The Floating Piers, un ponte per galleggiare sulla vita, di Eloisa Grimaldi”

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