Battiti per minuto, Vladimiro Albertazzi. Di Lella Di Marco

TITOLO: Battiti per minuto

AUTORE: Vladimiro Albertazzi

EDITORE: Edizioni Pendragon

ANNO:2016

GENERE: Romanzo

Di Lella Di Marco

 

Potrebbe essere recepito come “una storia di storie” di ordinaria alienazione, isolamento, solitudine, dolore, sofferenza, assenza di relazioni significative, malattia… se non fosse che l’autore punta su un attraversamento critico della realtà esistenziale complessivamente negativa, traducendola in positività.
L’esordiente scrittore, attingendo dalla vita reale, dai fatti di cronaca, e scovando la verità che si nasconde nelle cose e nelle persone, fa lievitare la narrazione, catturando il lettore, catapultandolo in una fiction narrativa dove le figure retoriche del simbolo e della metafora trasformano i dati reali in letteratura. Infatti è proprio tale forza espressiva a farci “degustare” la lettura e a presentarci con intenso respiro narrativo i personaggi come il protagonista Costan, figura “gigantesca” per quello che riesce a sognare e a realizzare…

 

Personaggio bizzarro costui, aggregante e disgregante, attivo e inerte, volitivo e apatico, adulto e adolescente, padre e figlio, amato, ricercato, voluto e respingente. Con sempre grande desiderio di amore e di rapporti umani veri. Segnato dalla vita, è lontano da ogni forma di rassegnazione. Anche quando arriva al limite non soccombe. Spiega il reale e il suo “essere nel reale” alla luce di categorie materialiste e sociologiche.

 

La sua vita – un matrimonio fallito alle spalle, un figlio che ha fatto uso di sostanze stupefacenti e vive lontano da lui in Australia, un lavoro logorante psicologicamente, storie d’amore ossessive e insane, cardiopatia devastante – viene trattata con ironia, leggerezza descrittiva riuscendo a strappare un sorriso al lettore.

 

Il lessico usato è talvolta dotto fino al ricorso a parole desuete, a volte semplice attingendo al parlato della quotidianità ma sempre efficace: un ulteriore test per chi legge perché riesca a mantenere costante il ritmo emozionale. La conclusione di liberazione e gioia di vivere, è frutto di un attraversamento doloroso difficile ma possibile, tale da far dire a Costan: «Non è tanto quello che faccio ma come lo faccio; la passione,l’entusiasmo, la collera, tutte passioni che via via prendono forma non restando più a margine, confinate in un progetto individuale, ma conquistano pubblica centralità…».

 

Da leggere e rileggere. Notevole: coscienza della globalizzazione con le conseguenze devastanti sulle persone per esprimere poi una proposta politica in forma di letteratura.

 

 

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Ma cosa c’entra un cinquantenne che esordisce da romanziere con la politica che dà alternative? Fa letteratura “civile”? Ma se la letteratura e l’arte in genere non danno risposte in quanto forme intuitive nella conoscenza del reale, perché Albertazzi – apparentemente in modo inconsapevole – in questo «Battiti per minuto» ci riesce?

 

Ho trovato conferma ai miei “sospetti” indagando nella formazione culturale dell’autore, sulla sua professione, sul suo protagonismo nel sociale (da qualche tempo però abbandonato…) e nei suoi scritti di sociologia inseriti in riviste specializzate e soprattutto rileggendo le analisi di Zygmunt Bauman.

 

Albertazzi inserisce nella sua narrazione persone, luoghi e assenza di luoghi, tratti dalla cronaca, dalla sua quotidianità professionale, senza farne stereotipi o un report ovvio e gratuito di disavventure esistenziali.

 

Ha consapevolezza che l’oggetto della sua attenzione è frutto della trasformazione storica in atto. Dentro la globalizzazione? Sì. Dentro quel processo che tocca miliardi di uomini e donne, in maniera diversa, ma che vogliono dire la loro. Dentro una globalizzazione che, lungi dal sembrare lontana, inafferrabile , finisce con il diventare anche locale e individuale.

 

Lo stesso autore è nella mischia, fra gli/le individui che trova sulla sua stessa strada quotidianamente e che come l’assenza di luoghi e lo spazio ritrovato – sono i protagonisti del romanzo.

 

«Battiti per minuto» fin dalle prime pagine si presenta con una inventiva e un susseguirsi di situazioni a intreccio che avvolgono chi legge e lo mette in movimento, come “in movimento” è la storia che contiene TUTTE LE STORIE. In movimento siamo un po’ tutti/e anche se non l’abbiamo deciso; anche se fisicamente stiamo fermi.

 

In un mondo dal cambiamento velocissimo l’immobilità non è una opzione realistica, ma l’essere globalizzati presenta conseguenze diverse su uomini e donne: gli effetti indotti sono radicali diseguaglianze.

 

Alcuni vivono la globalizzazione in senso pieno come ventaglio di opportunità e magari sono quelli che fissano “le regole” e le impongono a chi rimane “localizzato” in una esistenza deprivata, limitata, con l’assenza di spazi pubblici da abitare socialmente.

 

Ecco, i luoghi/gli spazi, un’altra caratteristica dei nostri tempi globalizzati: gli stessi luoghi che sfuggono all’uso collettivo consapevole, perdono la capacità di dare valore e significato all’esistenza. Come, del resto, il dominio esercitato sul territorio dalle élites e la compressione dello spazio e del tempo determinano l’organizzazione sociale, la vita di uomini e donne e delle relazioni umane.

 

Albertazzi si dà e dà voce politica: quella che fa trovare soluzioni alla solitudine e all’isolamento, che è quella del mondo rappresentato dai personaggi del suo romanzo. Schiacciati dagli eventi – ma non vinti. Riescono a ri-nascere grazie alla loro essenza sopita, legata a fiammelle di solidarietà, passioni, amore e bisogno dell’altro/a che nonostante tutto rimangono ancora accese. Il nostro autore nomina le cose e le situazioni con i nomi della realtà da cui provengono. Non per fare sperimentalismo linguistico o neorealismo alla Pasolini ma perché è il linguaggio “naturale” di quelli – come lui – che, sebbene provati dalla vita, non mollano, non si rassegnano, trascinano gli altri e le altre in una storia “in movimento” in un luogo-spazio reale “che si muove”. Che poi è una scelta vincente e riproponibile. Come dire che la salvezza o è collettiva o non è possibile.

Albertazzi fa precedere la sua scrittura da una dichiarazione illuminante, per chi intraprende la lettura, sul livello di sollecitazione intellettuale … e forse anche travaglio interiore che deve aver provato se scrive: «l’idea del romanzo è nata dopo la lettura di “COSA RESTA DEL PADRE?” di Massimo Recalcati; dopo varie discussioni con amici e psicanalisti ho iniziato a scrivere, per cercare di dare un senso a pensieri disordinati e frammentati che tale domanda, inevitabilmente, sollecita».

 

Vox Zerocinquantuno, n2 Giugno 2016


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