Benkelema, il rap dell’integrazione

Cara redazione di Vox,

mi chiamo Gabriele Marchiani e collaboro da più di dieci anni con la cooperativa sociale CEIS A.R.T.E. di Bologna.

In questo periodo di forte discriminazione verso lo straniero, additato come causa di tutti i mali della nostra società, voglio segnalarvi un’iniziativa artistica d’integrazione che si potrebbe riassumere con una sola parola: “Benkelema”. Come sempre Bologna è particolarmente sensibile a questo delicato tema e infatti lo scorso 13 novembre, alla presentazione ufficiale dell’evento al Centro Amilcar Cabral, erano presenti oltre al presidente del CEIS Giovanni Mengoli anche l’amministratore unico ASP città di Bologna Gianluca Borghi e l’ex vice-presidente del PD On. Sandra Zampa.

Si tratta di un video realizzato su una canzone rap da ragazzi minori stranieri non accompagnati (MSNA) accolti presso le comunità della cooperativa sociale CEIS A.R.T.E. nel corso del laboratorio d’ inclusione culturale (L.I.C.) tenuto dall’insegnante Irene Olavide.
I pensieri, le parole, i temi, il titolo sono stati scelti dai ragazzi. Tutto è nato dalla loro volontà di esprimere la propria visione del mondo e di raccontare i propri sentimenti ed emozioni, il loro passato ma anche la vita presente e le speranze per il futuro. Benkelema è una parola bambara che accorpa un concetto più che un significato unico. Il concetto significa approssimativamente “stare in pace tutti insieme come se fossimo una sola persona”. Uno dei ragazzi autori del testo ha raccontato che in Costa d’Avorio le persone si ritrovano in gruppo per “fare Benkelema” ogni qualvolta c’è bisogno di risolvere un problema o occorre trovare un’intesa dopo una discussione.

I ragazzi hanno voluto commentare con queste parole la canzone:

Abbiamo scritto questa canzone tutti assieme.

Benkelema ci permette di dire quello che pensiamo, vediamo, vogliamo e anche quello che siamo.

Abbiamo scelto la parola Benkelema perché vuole dire pace.

Senza pace non possiamo fare niente.

Noi vogliamo la pace e vogliamo essere liberi in ogni senso.

Benkelema sogna un mondo pacifista, senza egoisti, razzisti o persone cattive.

L’ignoranza porta al caos, la conoscenza porta al rispetto.

Benkelema vuol dire rispettare tutti.

Benkelema è molto importante per me perché così gli altri capiscono come mi sento.

Vivere in pace è quello che vogliamo. Perché quando c’è pace non c’è nulla da aggiungere.


L’Umanità senza umanità non è umanità; è solo una presa in giro.

Io credo che senza amore e senza pace non possiamo ottenere nulla .

Benkelema è la non-violenza.

Significa solo stare insieme in pace!

Dalle sue frasi Tutti possono imparare chi siamo noi .”

Ad una prima parte di studio linguistico e scrittura creativa è seguita una seconda di studio musicale e registrazione della canzone nello studio del Centro Scandellara del quartiere San Donato diretto dal produttore artistico Gianluca Grazioli alias Pecos. Ed in fine l’ ultimo step. Registrazione video ed editing che io stesso ha curato insieme alla videomaker Gisella Gaspari. Ma perchè si è scelto il video come supporto finale? Si è pensato al video come supporto ideale per diffondere l’iniziativa perchè ha potenzialità particolari. Oltre a caratteristiche ludiche, espressive ed educative permette al progetto di andare oltre il suo “essere fine a se stesso” e di creare un ponte con la società. Entra in risonanza con lo spettatore e apre un confronto, uno scambio, un dialogo pro-positivo. Di immagini, in questo periodo storico ne circolano fin troppe ma non troppo veritiere. I media (giornali, tv, internet..) creano facilmente narrazioni edulcorate di questi uomini, che non aiutano la comprensione del fenomeno migratorio ne tanto meno creano tolleranza, cooperazione, risoluzione dei problemi. Ecco, è in questo solco che si vuole inserire Benkelema, è a queste rappresentazioni “mainstream” che si vuole contrapporre. Vuole dare al pubblico, la vera, la reale immagine di questi ragazzi, ridargli dignità contrastando la cultura imperante che li dipinge spesso per non dire sempre come “il problema”: lavorativo, sanitario, criminale. Benkelema in definitiva ci ricorda che questi ragazzi, oltre che essere umani aventi diritti inalienabili, sono una ricchezza per la nostra società, per il nostro Paese, ma noi occidentali abbiamo il dovere di permettere a questa ricchezza di potersi esprimere, il dovere di permettere a queste persone di potersi realizzare. Se non gli diamo questa possibilità difficilmente riusciremo a costruire una società unita, cooperante, rispettosa.. umana.

Una società BENKELEMA.

Vox Zerocinquantuno n.29, dicembre 2018

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