Biblioteca Fatima Chamcham: un libro per l’accoglienza, di Nicolò Zaggia

Un libro è un giardino che puoi custodire in tasca

[Proverbio arabo]

Esistono molti modi per parlare di migrazioni e di flussi migratori, tuttavia dai più facilmente reperibili resoconti di questo fenomeno, che sembra essere così caratteristico della nostra quotidianità, raramente si concede la parola a coloro che agiscono, o subiscono in prima persona questa condizione. Le stesse politiche migratorie, dall’alto della loro burocrazia, difficilmente tengono conto delle individualità che prendono parte a questo processo. In tal modo l’effetto prodotto è quello della creazione di una sorta di fantasma immateriale, sicuramente presente, non sempre percettibile, ma facilmente concretizzabile. Una concretizzazione resa magari tramite qualche “immagine da cartolina”, talvolta estremamente scioccante, altre volte vagamente comune. In che modo uscire quindi da questa bolla di semi-coscienza? Quali i modi per permettere a coloro che Gayatri Chakravorty Spivak definiva come “subalterni” di poter prender parola, e magari esprimere una propria opinione relativamente a quanto li circonda, e alle condizioni di vita che affrontano? In che maniera far emergere un determinato gruppo sociale incentivando un processo di promozione del territorio, funzionale alla creazione di un contesto interculturale?

Foto Fausto Amelii

Le risposte a queste domande sono potenzialmente infinite, tuttavia un denominatore comune a ogni soluzione possibile, che intende essere anche effettiva, è la semplicità. Una semplicità che si trasforma in pragmatismo; un pragmatismo che diventa concretezza, e che a sua volta risulta essere un sinonimo di efficacia. In tal senso il centro inter-culturale Zonarelli rappresenta un incredibile esempio di promozione culturale capace di muoversi esattamente in questa direzione. In questa realtà le associazioni Sopra i Ponti e Anassim creano, giorno dopo giorno, uno spazio comune dove i migranti, in comunione con gli abitanti del quartiere, costruiscono un ambiente di mutualismo comunitario e culturale, in contrapposizione a ogni atteggiamento xenofobo ed esclusivo. Nello specifico Anassim nasce come associazione nel 2003, e si pone tra i suoi obiettivi il benessere e la promozione sociale delle donne migranti. La scelta del nome “Anassim” – in arabo brezza del mattino – è stata fatta da Morchid Fatiha con l’intento di creare una sorta di legame metaforico e allegorico, simboleggiato dal cielo, tra le donne di tutte le nazioni bagnate, e separate, dal Mediterraneo. Sopra i Ponti è invece una realtà che esiste sul suolo bolognese da più anni (nello specifico dal 1995), e concentra i suoi sforzi nell’attuazione di politiche di inserimento sociale, rivolte nello specifico a persone provenienti dal Marocco.

Foto Fausto Amelii

Le iniziative che entrambe le associazioni propongono sono svariate, e vanno da corsi d’informatica, a corsi di lingua italiana L2, fino a corsi di lingua araba. Tramite questa collaborazione il progetto che esce è qualcosa di nuovo: un progetto che intende attuare un processo d’integrazione, svolto sempre mediante un intervento di tipo culturale, che non si concretizza unicamente con dei corsi di lingua, bensì anche attraverso la gestione di una biblioteca. Una biblioteca che diventa quindi un bene comune, e che offre con i suoi libri una via alternativa e genuina d’incontro tra culture altre. Cuore pulsante della biblioteca è la Sala degli Incontri, che Lella di Marco, insegnante in pensione, e ora volontaria per Anassim, ama definire anche Sala dell’Incontro. È tra queste quattro mura che il progetto prende vita in tutta la sua concretezza. La biblioteca è dedicata a Fatima Chamcham, un’immigrata che ha saputo cogliere in questa sua condizione l’opportunità dello studio e delle relazioni, per creare un’emancipazione e una liberazione culturale da spendere sul piano dell’impegno sociale. Deceduta nel 2016, Fatima ha lasciato un’eredità importante a Lella, che persevera in questo progetto con l’aiuto di molte altre persone, tra cui Franca – impegnata nella gestione di molti laboratori, e Liliana la quale oltre alla cooperazione con questa associazione organizza numerosi laboratori nelle scuole bolognesi relativamente alla pragmatica e alla sociolinguistica della parolacce in un’ottica del tutto femminista.

Foto Fausto Amelii

Ciononostante non è solo nell’amministrazione di una biblioteca che questa iniziativa di Anassim e Sopra i Ponti si conclude: accanto all’attività di promozione culturale viene svolta anche una vera e propria azione politica con lo scopo di approfondire con i migranti, in concomitanza con i cittadini, svariate tematiche tra cui l’idea di cittadinanza, di costituzione, e coscienza democratica. Il fine di queste attività è quello di migliorare da un lato il processo d’integrazione, ma soprattutto un tentativo per riuscire a trovare il modo di mettere a frutto il patrimonio intellettuale dei migranti stessi, troppe volte ingiustamente sottovalutato, come sostiene la stessa Fathia, raccontando brevemente il suo percorso accademico da laureata in giurisprudenza, e con una specializzazione anche in elettronica a Casablanca, a persona immigrata in Italia da quindici anni troppe volte non riconosciuta nelle sue qualità e potenzialità. In questo senso quindi la cultura appresa sui libri, e un pensiero politico ben determinato, si fondono assieme al fine di creare auto-affermazione e auto-consapevolezza: un percorso che mira quindi a una promozione della persona a trecentosessanta gradi, oltre che funzionale all’ottemperamento delle necessità materiali primarie.

L’intero progetto è stato avviato grazie all’aiuto di Casa Kahoula che ha fornito i primi materiali, con l’auspicio di divenire una realtà sempre più importante a Bologna, magari grazie all’aiuto di tutti coloro a cui piacerebbe impegnarsi in questo progetto, offrendo un contributo anche solo a livello intellettuale e temporale.

La biblioteca si trova in via Sacco 14, e apre al pubblico ogni mercoledì, dalle ore 11.30 alle ore 13, e il venerdì, dalle ore 15 alle ore 18.

Vox Zerocinquantuno n 8 Marzo 2017


Nicolò Zaggia, laureato magistrale in Lingua e Cultura Italiane per Stranieri presso l’università di Bologna. Tra i suoi interessi l’approfondimento delle tematiche dei gender studies che ad ora impiega anche come metodologia di ricerca per una tesi dottorale in letteratura francese in relazione alla ricezione della tragedia greca in epoca contemporanea in Europa.

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