Blackkklansman, il coraggio di pochi uomini contro il Ku Klux Klan. Di Alessandro Romano

Una storia vera raccontata con la profondità e l’ironia di Spike Lee.

Siamo negli anni 70, il fenomeno del Ku Klux Klan è in espansione, si continuano a bruciare croci e a seminare il terrore tra la popolazione afroamericana. L’odio e la segregazione razziale, nonostante passi avanti dalla Alabama anni ‘50, è ancora diffuso e i movimenti di rivendicazione per l’uguaglianza delle razze, in primis quello delle pantere nere, hanno ancora un compito molto importante e difficile da svolgere.
Ron Stallworth (John David Washinton) è un giovane poliziotto nero dal forte temperamento, smanioso di dimostrare il proprio valore e di essere più portato all’azione che al lavoro d’ufficio. Gli viene data la possibilità di far parte dell’intelligence nella polizia di Colordo Springs. Leggendo il giornale locale vede un annuncio per entrare in contatto con il Ku Klux Klan. Dopo una breve telefonata riesce a fissare un incontro, c’è solo un problema: un uomo nero non può presentarsi all’incontro. Riesce così a convincere il suo superiore a mettere in piedi una squadra, sarà il suo collega il detective Flip Zimmerman (Adam Driver) a presentarsi fisicamente agli appuntamenti, mentre le telefonate continuerà a gestirle Stallworth.

Spike Lee, come al solito, è maestro nel raccontarci gli eventi più drammatici con un’ironia che non sminuisce mai la gravosità del tema, rispettando sempre la serietà e il peso degli eventi. Come fece col film diventato cult Fa La Cosa Giusta o col mastodontico Malcom X e tante altre opere che lo hanno portato ad essere uno dei punti di riferimento nel campo della filmografia che denuncia il razzismo, la violenza e le ingiustizie socio-politiche.
Molto bravo il regista anche nella scelta degli attori, anche quando questi non siano delle star famose. John David Washinton ad esempio, era apparso solo in una manciata di film, mentre le quotazioni di Adam Driver sono decisamente in crescita, ultimamente, ad esempio, lo abbiamo visto tra i protagonisti dei nuovi episodi di Star Wars.

Blackkklansman potrebbe finire in maniera trionfale, ma Spike Lee vuole riportarci subito coi piedi per terra. Prima ci mostra infatti l‘insabbiamento della vicenda, figlia della corruzione che regnava negli anni ‘70, quando tra i movimenti razzisti erano coinvolti anche i piani più alti della politica americana. Ma soprattutto, il regista, chiude la pellicola con le reali immagini di manifestazioni svoltesi nel 2017, in cui assistiamo ad episodi di violenza inaudita, a ricordarci, che non è una questione legata al passato, ma ancora adesso le differenze culturali e l’odio generano divisioni e scontri inconcepibili. Dopo un film che riesce anche a far ridere per buona parte della visione, è un senso di sgomento e di rabbia quello provocato dalle immagini prima dei titoli di coda. Il razzismo è ancora una questione diffusa e siamo ancora lontani dal suo superamento.

Vox Zerocinquantuno n.28, novembre 2018


Alessandro Romano ha conseguito la laurea in Sociologia presso la Facoltà di “Scienze Politiche” di Bologna. Dopo un breve periodo di lavoro in Irlanda torna in Italia e si laurea al Corso Magistrale di“Scienze del Lavoro” all’Università degli Studi di Milano con la tesi: “Mercato del Lavoro e Immigrazione: un confronto tra Italia e Spagna negli anni della crisi economica globale”

In copertina foto da: variety.com

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