Bologna e l’ebraismo. Il tour della memoria, di Giacomo Bianco

Tra le varie iniziative relative alla giornata della memoria che Bologna ha offerto, abbiamo scelto di vivere e raccontare il Viaggio nella memoria, il tour tra monumenti ed edifici della cultura ebraica organizzato da I Love Emilia Romagna. Ad accoglierci in piazza San Francesco, oltre alla coordinatrice Carmen Licata e all’estrosa guida Fabio Bergonzini, c’è un bel drappello di gente. Circa sessanta persone infreddolite attorno ad un palloncino nero che indica l’esatto punto di ritrovo. Prima di iniziare la passeggiata risulta necessaria una premessa storica.

Brevemente: dal ‘200 al ‘500 la comunità ebraica a Bologna è attivissima e molto benvoluta dai concittadini. Dagli archivi è attestato che il primo abitante ebreo della città sia stato tale Gaio Finzi che nella metà del ‘300 svolgeva l’attività di straccivendolo: come è noto le uniche attività concesse agli ebrei erano il prestito di denaro e appunto la vendita degli abiti usati. Nel 1506 Bologna viene conquistata dal Papato. Se in un primo momento, per circa 50 anni, si cerca di tollerare la presenza ebraica nelle città dello Stato Pontificio, a partire dal 1550 il Papa ordina di relegare gli ebrei in limitate zone dalla città, i cosiddetti ghetti. La comunità ebraica però è talmente benvoluta dai bolognesi (per i loro prestiti a basso tasso di interesse) che la ghettizzazione arriva solo a partire del 1566 tuttavia nel 1593 tutti gli ebrei vengono cacciati dalla città turrita. In quel periodo l’albergo Al Cappello Rosso, così chiamato perché il cappello rosso era segno di riconoscimento degli ebrei durante il medioevo, era l’unico posto autorizzato ad accogliere gli ebrei di passaggio.

A partire dall’ottocento con Napoleone viene introdotta la libertà di culto agli ebrei i quali poterono rientrare a far parte della comunità bolognese. Con la restaurazione però la città torna sotto il Papato, dunque gli ebrei formarono una comunità, non un ghetto, nella zona dove si trova attualmente la sinagoga: dal Toresotto di Porta Nuova alla zona della Basilica di San Francesco. Finalmente nel 1861 con l’unificazione d’Italia e l’estensione dello Statuto Albertino a tutta la penisola, viene riconosciuta la libertà di culto e dal 1870 gli ebrei iniziarono a costruire la loro Sinagoga per completarla però solo nel 1928. Nel ’38 arrivano le leggi razziali che vedono il loro culmine nel ’43 con le deportazioni: 84 ebrei di Bologna e 98 di Ferrara, la cui comunità era la più corposa dell’intera regione, vennero uccisi.

Dopo questa prima “infarinatura storica” inizia il tour e cominciare a muoversi diventa davvero cosa fondamentale considerato il meno uno segnato dal termostato.

La prima tappa è la Sinagoga in via Mario Finzi dove ci aspettano il Rabbino capo e la presidentessa della sezione emiliana della ADEI (Associazione delle donne ebree italiane). Quello che davvero sbalordisce tutti, al di là delle parole dei due interlocutori, è la bellezza mozzafiato della nuova Sinagoga posta al piano seminterrato dove, grazie agli scavi per la sua costruzione, sono stati portati alla luce i meravigliosi resti di una domus romana. Questa è stata inaugurata proprio il 27 Gennaio come segno di vita nel giorno della “morte” e noi, probabilmente, siamo stati i primi visitatori.

Foto da www.parliamodiviaggi.it

Salutata la pattuglia dell’esercito in perenne sosta davanti all’edificio, ci rechiamo all’Oratorio dei Battuti, piacevole sorpresa perché sosta non prevista dal programma. Sede di innumerevoli mostre temporanee è stata la casa della Confraternita dei Battuti, i devoti flagellanti che ivi si riunivano per dedicarsi a quelle particolari pratiche religiose penitenziali, colpendosi ripetutamente per emulare le ferite di Cristo. Questi gestivano anche il Monte di Pietà e quindi erano entrati in conflitto d’interesse con la comunità ebraica bolognese che, praticamente, offriva il loro stesso servizio: prestito di denaro a basso tasso d’interesse. Si spiega così il motivo per cui campeggia nella sala principale del complesso l’opera cinquecentesca di Alfonso Lombardi, Il Transito, dove è raffigurato il funerale della Vergine accerchiata dagli apostoli che sembrano difenderla da un sacerdote ebreo che tenta di bruciarla accusandola di non essere simbolo di purezza. Questa enorme opera, di evidente influenza michelangiolesca, doveva servire da monito ai Battuti per ricordare loro chi fosse il nemico da combattere: gli ebrei. Di qui il pesante clima antisemita che porterà alla ghettizzazione della metà del Cinquecento .

Finalmente il tour fa tappa al ghetto. In pieno centro, praticamente nel ventre della città, il ghetto presenta case particolarmente alte per l’urbanistica della zona, questo perché occorrevano diversi piani in altezza per accogliere le numerose famiglie che lì erano ammassate. La zona era protetta, ma non troppo, da due cancelli e da cinque muretti visibili nelle mappe in ceramica affisse sui muri delle vie. Inoltre era circondata da tante chiese che trasmettevano la messa dagli altoparlanti per cercare di convertire coattamente i ghettizzati. Viene anche indicata la posizione della vecchia Sinagoga dove adesso si trova un noto ristorante indiano.

Appena fuori dal ghetto si scorge il museo ebraico. Molto didattico e adatto alle scolaresche. Inoltre il materiale conservato al suo interno non è di Bologna ma viene da Modena. La cosa più interessante in questo frangente, è stata la lettura della coordinatrice dell’evento: un elenco di dati sulla deportazione e la testimonianze di una prigioniera ebrea.

Foto da Il Restp del Carlino, il ghetto ebraico

Prima di riconsegnare le audio-guide in Via dell’Indipendenza e porre fine alla visita, si passa davanti Palazzo Bocchi dove, nello zoccolo dell’edificio si può ammirare un’iscrizione in caratteri ebraici, caso unico nel mondo occidentale. Questa riporta un versetto del salmo 120 del Salterio e recita: “Signore, liberami dalle labbra menzognere e dalla lingua ingannatrice”.

Foto di gruppo davanti al palazzo e saluti.

Visita interessante resa piacevole anche dalla goliardia della guida; adatta a famiglie e a gite scolastiche. Forse il numero eccessivo delle persone che hanno accolto l’invito ha complicato i piani facendo, per esempio, saltare la scaletta delle tappe e ha rallentato gli spostamenti da un posto all’altro. Tuttavia è stata una bella esperienza che ha portato alla luce molti dei lati ancora oscuri della città e innumerevoli curiosità legate non solo al popolo ebraico.

Vox Zerocinquantuno n 7, febbraio 2017


Giacomo Bianco, laureato in Storia del mondo antico e specializzato in Scienze storiche presso l’Università di Bologna, ha discusso la tesi di laurea in Storia del Risorgimento, tema sul quale ha dedicato e sviluppato la riflessione volta a chiarire le ombre del movimento unificatore italiano, oggetto della maggior parte degli studi successivi.

 

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