Bologna in musica: un’intervista sulle note di Vox, di Chiara Pirani

Un arpeggio, una melodia nella testa e la ricerca di un testo che le calzi a pennello: si comincia già a sentire la canzone che ne viene fuori, mentre facciamo una chiacchierata con Andrea Vocino, in arte Vox, cantautore pugliese che sembra aver trovato a Bologna il suo posto nella musica.

Suono da 11 anni. Un professore si era offerto di darmi lezioni gratis, ma la cosa non è durata a lungo, perché era stata pensata per invogliare il figlio ad iniziare a suonare. Perciò, dopo qualche settimana, ero rimasto senza lezioni e con una chitarra in mano, così ho continuato per conto mio e da lì ho cominciato a imparare pezzi che già esistevano, tra cui Numb dei Linkin Park. Proprio su questa canzone ho iniziato a sperimentare, prima traducendo il testo in italiano e poi stravolgendolo completamente. Dopo un approccio iniziale, ho composto una canzone da zero, a 16 anni. Il primo, come spesso capita, è stato un pezzo damore: per scrivere ci vuole un sentimento forte ed è facile che lamore lo sia.

Serve un’emozione che stimoli la creatività, e proprio quando non la si può controllare, quando la si guarda da spettatori, ecco che melodia e testo fanno una canzone.

L’estro creativo prescinde da tutto. Può arrivare in qualsiasi momento, è talmente casuale che a volte capita di svegliarmi nel cuore della notte perché sento lesigenza di mettere per iscritto qualcosa. Tra i pezzi che ho composto, quelli che ritengo più importanti per me sono i brani che, quando si riascoltano, riescono a infondermi lo stesso sentimento che ho provato al momento della stesura. Le canzoni le penso così: emotività infusa in musica, un sentimento che diventa immortale e il modo più efficace per creare una connessione con chi ascolta.

Il luogo ideale per dar vita a questa connessione Vox lha trovato a Bologna, musa ispiratrice di una canzonetta che raccoglie in musica lardua impresa di cercare casa per uno studente fuori sede.

Già da quando preparavo la tesi per la triennale avevo deciso di venire a studiare qui a Bologna, perché è una città viva, giovane e attiva, perciò mi sono messo alla ricerca di una casa. Non è una novità che sia più facile vincere alla lotteria che trovare casa in questa città: mi sono iscritto ad un gruppo di annunci e, leggendo ciò che scrivevano le persone, disperate e che facevano di tutto per farsi notare, ho buttato giù in unora una canzonetta, Cerco casa a Bologna. Ho visto che funzionava, lho registrata, lho messa sul gruppo e ho ottenuto centinaia di like e commenti, ma pochissime case.

E così una canzone diventa la chiave per raggiungere la parte più intima delle persone, o semplicemente ne coglie i pensieri e se ne fa interprete. La musica sembra essere un filo che congiunge luomo al resto del mondo e Bologna fa da tramite per questo scambio di note.

Sapevo che Bologna fosse una città musicalmente partecipata. Venendo a vivere qui, ho visto che cerano diversi artisti di strada che si esibivano e ho deciso di provarci anchio, per farmi le ossa. Così ho comprato lattrezzatura necessaria e ho iniziato a piazzarmi nei posti concessi e durante gli orari permessi. Non ho uno spazio fisso, anche se prediligo piazza Maggiore e via Rizzoli. Ogni canzone che ho in scaletta è lì per una ragione, perché riesce ad emozionarmi: apro sempre con Knockinon heaven’s door, in quanto si tratta di un brano famoso, bello, facile e che permette di riscaldarmi. Tra le altre canzoni che prediligo ci sono, poi, I cant help falling in love, un brano che mi ha fatto molto effetto: la prima volta che lho ascoltato mi sono innamorato, e Generale, che mi ha toccato nel profondo e sono contento del fatto di riuscire a infondere lo stesso sentimento, quando la canto, in chi ascolta.

Un’impresa non facile, ma possibile, specie quando si combatte lansia da prestazione con una serie di mosse per trovare sicurezza.

Inizio la scaletta sempre con lo stesso pezzo, perché la sicurezza si trova anche nella ripetizione. Fare brani per la prima volta in piazza mi rende nervoso, ma di solito segue una bella forma di appagamento: gente che potrebbe benissimo continuare a camminare si ferma per tutta la durata dellesibizione.

Le soddisfazioni regalate sono molte, tanto che il nostro cantautore sceglie di fare della musica, quella fonte di emozione che stringe lo stomaco e appaga il cuore, la sua compagna per il futuro.

Sto cercando di seguire tre percorsi, e nessuno esclude laltro. Sto tentando di muovermi su tutti e tre, devo solo decidere con quale iniziare: da una parte, vorrei propormi come cantautore, vorrei che il mondo conoscesse le mie canzoni. Poi mi piacerebbe diventare compositore cinematografico, dato che molti film sono rimasti alla storia proprio per la musica, e infine, visto che studio semiotica e noto che non è stato dato molto spazio allanalisi musicale, vorrei insegnare semiotica della musica, un giorno. Come dicevo, una strada non esclude le altre ma, anzi, aiuta ad intraprenderle.

Ringraziandolo per questa intervista, chiediamo ad Andrea di racchiudere la sua musica nel titolo di una canzone:The journey, il viaggio: è un pezzo che ho scritto anni fa.

Vox Zerocinquantuno n.24, luglio 2018


In copertina foto di Dino Murano.

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