Bombs Away! Su religiosi silenzi, di Viviana Santoro

Il silenzio è durato a lungo, prima che si riaccendessero le luci e il tempo tornasse a farsi percepire. Ma non è bastata una consuetudine a intaccare quel silenzio, come se il pubblico intero avesse ancora bisogno di riprendere fiato, di tornare a scandire pensieri e emozioni, risintonizzandosi con la quotidianità esterna.

Sopravvivere a un bombardamento: è questa la sensazione provata dagli spettatori al termine della performance teatrale Bombs Away!, rappresentata lo scorso 25 aprile in uno spazio d’eccezionale eccezione, la basilica di San Francesco. A intrecciare giorno e luogo c’è il ricordo del periodo vissuto dalla città di Bologna tra il 1943 e il 1945, tra i bombardamenti che colpirono, oltre ad altri edifici, proprio questa chiesa e l’agognato destino di liberazione dal fascismo e dalla guerra.

Da http://www.storiaememoriadibologna.it/bombardamenti-aerei-subiti-da-bologna-95-evento

Anche quest’anno, quindi, il Teatro del Pratello torna a occuparsi di quel momento storico, ripercorrendone efferatezze e contraddizioni all’interno del progetto Voci 2017, questa volta esito di una riflessione attorno al tema Bombardare le città. Le voci sono innanzitutto quelle che nutrono con costanza e quotidianità un teatro fatto nel carcere minorile del Pratello e in sinergia con cittadini d’ogni età, tra cui i ragazzi della Comunità Pubblica per Minori, studenti del Liceo Laura Bassi e dell’Accademia di Belle Arti, senior dell’Università Primo Levi, artisti visivi e musicisti provenienti dal Conservatorio.

Voci di oggi che rievocano voci di ieri: sì, perché sussurrate tra i banchi di una chiesa invasa dall’oscurità sono le parole di un gruppo di superstiti che, spaesati, si aggirano tra il pubblico, confessando vuoti e baratri lasciati dalla guerra. Nelle loro mani, come speranze che non si assopiscono, piccole candele accendono i volti di performer e spettatori in qualche secondo di completo raccoglimento, tra ritualità liturgica e intimo scambio.

https://www.facebook.com/Teatro-del-Pratello-155108454507076/

Ma se le testimonianze sono frutto di una ricostruzione elaborata nel corso del laboratorio di scrittura creativa condotto da Filippo Milani nei mesi precedenti lo spettacolo, a essere chiamate in causa direttamente sono le dichiarazioni di colui che fu tra i primi a teorizzare e promuovere, all’inizio del secolo scorso, la guerra aerea. Così, cadenziate da studiate creazioni musicali a cui hanno lavorato alcuni allievi del conservatorio, rimbombano le riflessioni del generale italiano Giulio Douhet attorno alla drammatica (e ormai quotidiana) consapevolezza che “conquistare il dominio dell’aria vuol dire impedire al nemico non solo di combattere, ma di vivere”. E allora lo scavo storico condotto dal regista Paolo Billi con la collaborazione del direttore dell’Istituto Parri, Luca Alessandrini, non può che indirizzare lo sguardo all’attualità, a dinamiche che continuano a ripetere l’ordine di “sganciare le bombe!” su civili e città. Innescando collegamenti evidenti tra un passato apparentemente lontano e l’urgenza attuale, Bombs Away! si presenta come una percezione viscerale e fastidiosa delle risposte, concrete e calcolatrici, che vengono date ancora oggi a quegli interrogativi sollevati a ridosso del primo conflitto mondiale: “Come potrebbe un paese lavorare e vivere sotto la minaccia perenne, oppresso dal terribile incubo della distruzione imminente e collettiva? Perché l’offesa aerea si esplica non solo contro i bersagli di minima resistenza materiale, ma anche di minima resistenza morale.”

https://www.facebook.com/Teatro-del-Pratello-155108454507076/

Sussurrate quasi all’orecchio o ai piedi di spettatori raccolti, i racconti dei momenti vissuti prima, durante e dopo un bombardamento da soli non sono bastati a riconsegnare quella sensazione di smarrimento e abbandono. Infatti, accanto a gestualità corali e simboliche che hanno animato alternativamente le due navate della basilica, cesellate da immagini allusive e riverberanti proiettate su due grandi schermi di tulle, ecco l’inquietante e reiterato boato di un’autentica sirena antiaerea a incupire l’atmosfera già abbastanza angosciante di una chiesa gotica immersa nel buio.

Un frastuono che ha reso ancora più penetrante ed eloquente il silenzio in cui tutto è ripiombato, quando un bambino è scomparso nell’oscurità dell’abside, portandosi dietro, mano nella mano, un corteo di ciechi. Scompensante e quasi sacrale, il silenzio assordante è durato a lungo, prima che si riaccendessero le luci e il tempo tornasse a farsi percepire.

da http://www.doppiozero.com/materiali/resistenza

 

Voxzerocinquantuno n. 10, maggio 2017


Viviana Santoro, laureata in Italianistica, apprendista insegnante, spettatrice accanita e attrice occasionale, nutre una passione viscerale nei confronti delle parole, nel loro significato in continua evoluzione; quest’interesse l’avvicina all’uso che il teatro fa delle parole e, più in generale, al teatro come linguaggio sperimentale e come strumento didattico.

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