Bonus cultura? Investiamo nella cultura ma in maniera seria, di Camilla Osetta

Il governo Renzi “al fine di promuovere lo sviluppo della cultura e la conoscenza del patrimonio culturale” ha stanziato 290 milioni di euro sottoforma di un bonus di 500 euro da elargire a tutti i giovani che compivano i diciotto anni nell’anno 2016, sia cittadini italiani che stranieri con il permesso di soggiorno; in seguito il provvedimento è stato confermato anche per chi diventa maggiorenne nel 2017. Il bonus, può essere utilizzato per: l’ acquisto di biglietti di rappresentazioni teatrali e cinematografiche, spettacoli dal vivo, l’acquisto di libri, l’ingresso ai musei, mostre ed eventi culturali, monumenti, gallerie, aree archeologiche e parchi naturali. Per usufruire del bonus, i diciottenni devono ottenere le credenziali per la propria identità digitale dai gestori accreditati:  Poste Italiane, Sielte, Tim e Infocert e poi devono registrarsi su www.18App.it ottenendo così una carta elettronica e buoni spesa.

La Stampa1 riporta che nel 2016 su 572.437 ragazzi solo 230mila si sono iscritti alla piattaforma “18App”, in pratica, il 40% degli aventi diritto. Come si giustifica un tale insuccesso?

A detta di molti il sistema per ottenere l’identita digitale in maniera gratuita è piuttosto farraginoso, necessitando di una lunga trafila con più di qualche visita fisica presso gli sportelli convenzionati: sembra quasi un sistema per preparare i giovani all’impatto con la burocrazia italiana! Oltre a questa falla i ragazzi lamentano di non aver trovato teatri, musei, negozi e librerie aderenti all’iniziativa; d’altra parte però, è possibile acquistare comodamente e ovunque i libri online su siti come Amazon, Ibs e Mondadori. Proprio quest’ultima modalità ha innescato sui social network un mercato nero per la vendita a metà prezzo dei libri acquistati tramite il bonus. Così scrive un ragazzo su un gruppo in cui si vendono libri usati “A te conviene, perché compri a metà prezzo e io ci guadagno, visto che non leggo”2.

Questo meccanismo denuncia un problema di fondo. Oggi si legge troppo poco e si sta perdendo il piacere della lettura, attività che richiede solitudine, silenzio e immersione nella propria intimità. Citando il grande Umberto Eco “Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è un’immortalità all’indietro”. Le nostre vite oggi sono profondamente invase dalla tecnologia e siamo continuamente sollecitati dai nostri smartphone e pc e siamo ipercollegati: capaci di guardare la televisione e simultaneamente scrivere sms, o guardare facebook o giocare con il tablet. La tecnologia da un lato ci semplifica moltissimo alcune operazioni, ma dall’altro ci sta facendo perdere la lettura e la scrittura che sono indissolubilmente legate. Con questo certamente non bisogna esorcizzare il digitale, ma anzi bisogna impiegarlo per far appassionare i giovani, e anche meno giovani, alla cultura.

Dispiace che questo provvedimento, nonostante tutte le problematiche riscontrate, non abbia sviluppato e favorito la sensibilità culturale dei neomaggiorenni che non hanno approfittato appieno di questa buona occasione che è stata loro offerta.

Ma scaviamo più a fondo la questione: dietro al provvedimento non si può non leggere la manovra politica volta al consenso dei neoelettori al referendum dello scorso 4 dicembre. Qual’ è stato il discrimine per concedere 500 euro esclusivamente ai neodiciottenni invece che ad altre fasce d’età? Se si vuole promuovere davvero la cultura servono misure di ben più ampio sviluppo che non si limitino ad una mancetta una tantum ad una ristrettissima fascia d’età.

Penso che ci sarebbe da operare in tantissimi modi in ambito culturale per attrarre i giovani, renderli più consapevoli e amanti del nostro patrimonio culturale. Servono idee nuove per non far apparire musei, parchi archeologici, gallerie d’arte e biblioteche come luoghi chiusi, polverosi e noiosi. É necessario coinvolgere i ragazzi in attività ed eventi all’interno di questi luoghi, come rievocazioni storiche in costume, dibattiti e proiezioni cinematografiche; bisogna stimolare la loro curiosità intrattenendoli attraverso la storia e la cultura; perciò se la gente non va per musei sono i musei che devono arrivare alla gente.

La Sala Borsa di Bologna (foto da feelitaly)

Purtroppo tutto questo resterà un’utopia fino a quando non cambieranno le condizioni di lavoro vergognose degli operatori dei beni culturali. Lo Stato è il primo responsabile di questa situazione: è inaccettabile che si ricorra al lavoro gratuito e sottopagato, ai tirocini formativi per coprire carenze di organico, al volontariato in sostituzione del lavoro retribuito.

Il MIBACT ogni anno accoglie nel servizio civile nazionale migliaia di giovani già formati per praticare mestieri qualificati, che però vengono inquadrati come volontari; tra i criteri per la selezione infatti molta importanza hanno i  titoli acquisiti (lauree attinenti ai progetti, esperienze maturate in precedenza nel ministero o nelle sue varie emanazioni, qualifiche professionali attinenti al progetto, eventuali ulteriori esperienze, certificati, e via dicendo). Ecco dunque dove finiscono schiere di laureati, ma come biasimarli quando le alternative in ambito culturale sono quasi pari a zero? Non si può e non si deve sostituire il lavoro con il volontariato, si creino posti di lavoro retribuito alle migliaia di giovani qualificati: chi ha studiato ha acquisito professionalità e vuole cogliere i frutti del proprio percorso formativo. I giovani sono i nuovi ingranaggi necessari a far ripartire la macchina della cultura italiana! Il lavoro non mancherebbe, anzi molti curatori museali lamentano le carenze di organico e talvolta sono costretti a ridurre gli orari di apertura delle loro sedi per questo motivo.

Invece che fare autocritica il ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo esalta il record di visite per i musei italiani nel 2016 come se la cultura fosse fatta solamente di numeri!

In conclusione se lo Stato vuole davvero intervenire nella cultura lo deve fare in maniera efficace non con una paghetta, per ogni euro usato per spese militari ne corrisponda altrettanto per la cultura!

Vox Zerocinquantuno n 8 Marzo 2017


1 http://www.lastampa.it/2017/02/09/italia/cronache/il-flop-del-bonus-cultura-i-diciottenni-hanno-speso-il-dei-soldi-stanziati-cKAW88l6NNedz8CaH550TN/pagina.html

2http://bari.repubblica.it/cronaca/2016/12/30/news/bari_furbetti_bonus_cultura_500_euro_libri_a_meta_prezzo_nel_mercato_virtuale-155101698/


Camilla Osetta, laureata in Storia del Mondo Antico con una tesi in Epigrafia e Istituzioni Romane e laureata magistrale in Archeologia Romana preso l’università di Bologna. Ha partecipato al progetto Erasmus studiando per un semestre a Leicester, in Inghilterra, e preso parte a diverse campagne archeologiche in Italia con le università di Bologna, Verona e Roma.

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