Borgonzoni: la maschera della destra moderata per la conquista dell’Emilia-Romagna. Di Chiara Di Tommaso

 

Mancano più di due mesi alle elezioni regionali in Emilia Romagna, e già si parla solo di questo. Il perenne clima di campagna elettorale, in cui il nostro paese vive da diverso tempo, sta raggiungendo nuovi picchi e la tensione aumenta ogni giorno. I toni sono apocalittici e nelle interviste e tweet si parla del 26 gennaio in termini di conquista, di sconfitta, di trionfo, di libertà, facendo leva su quello che è in effetti il valore di questo voto a livello nazionale, ma anche esagerandone volontariamente il significato simbolico.

Matteo Salvini ha già fatto il giro di buona parte dei comuni, accompagnando nei comizi la candidata Lucia Borgonzoni. Ma l’evento che davvero ha dato l’inizio ufficiale alla “battaglia” si è tenuto il 14 Novembre a Bologna, dove è stato organizzato un raduno al Pala Dozza che conta di riempire i suoi 5.000 e più posti di elettori leghisti. Gli ultimi sondaggi di Tecnè prevedono un solo punto percentuale di differenza tra la candidata di centro-destra e il presidente uscente del PD Stefano Bonaccini. Quasi tutto sembrerebbe suggerire un drastico cambio di direzione per la nostra regione, da sempre roccaforte della sinistra, e più che spaventarsi della fine di quel mondo può essere interessante chiedersene il perché. Sicuramente gli equilibri e gli avvenimenti sul piano politico nazionale influiscono e hanno un impatto sulle dinamiche regionali, così come l’estremamente efficacie macchina della propaganda leghista è in grado di ottenere risultati anche qui. Ma un altro aspetto altrettanto importante da prendere in considerazione è il candidato, il ruolo e le caratteristiche del personaggio scelto dal centro-destra per questa cruciale e difficile missione.

Lucia Borgonzoni, donna, giovane, sicura di sé, parla in modo chiaro ai suoi elettori. Corrisponde perfettamente al prototipo politico che sembra riscuotere maggior successo al momento. Sulla stessa linea ci sono Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia e Mara Carfagna per Forza Italia, un trio che rappresenta un nuovo modello di leadership femminile, completamente assente invece nei partiti di sinistra. Con la stessa carta la Lega ha già trionfato in Umbria, dove la candidata Donatella Tesei ha facilmente superato il suo avversario del PD-M5S. Per l’Emilia la Borgonzoni propone una rinascita, la ricostruzione di una regione che “nonostante il Partito Democratico” e i suoi decenni di malgoverno funziona bene, ma che comunque ha le sue difficoltà. I punti cruciali del suo programma, accennati durante le numerose interviste in televisione, sono la sanità, il turismo, i migranti e i servizi sociali. L’obiettivo è quello di sottrarre il governo di questa regione alla fragile alleanza del Partito Democratico e del Movimento Cinque Stelle, e per fare questo le proposte e i toni utilizzati dalla candidata della Lega sono cambiati per cercare l’appoggio dell’elettorato scontento della sinistra italiana. La candidata, inoltre, ha fatto spesso appello al fatto di avere un nonno partigiano, a dimostrazione che le idee politiche non si trasmettono via DNA, tanto che il padre della stessa Borgonzoni ha dichiarato più volte di non votare per la figlia, ma per il PD. Ma basta parlare di programma e di contenuti per rivelare che si tratta solo di maschere e congetture, di un tentativo di dimostrare un falso moderatismo. Tra i punti principali infatti c’è la lotta all’immigrazione e la volontà di togliere i fondi per i centri d’accoglienza ed integrazione della regione, che sono tra i migliori in Italia, per spostarli verso altri progetti per gli “italiani”.

Anche il linguaggio utilizzato dalla Borgonzoni è cambiato sfumando negli ultimi mesi verso toni più pacati, ma guardando le sue interviste precedenti si ritrovano le parole forti e i toni accesi tipici del suo segretario di partito.
Uno stile del tutto diversi rispetto alla classe politica a cui gli emiliano-romagnoli erano abituati a fare riferimento. Eppure i consensi che sta ricevendo sono innegabili, e come dice lei stessa non esiste “il popolo caprone”, i cittadini scelgono ciò di cui hanno bisogno e votano chi risponde alle loro necessità. Ed evidentemente, tra quello che viene offerto, questo modello e questi obiettivi, anche nella nostra regione hanno trovato terreno fertile in cui mettere radici. Bisogna anche dire, che non è ancora tutto detto. La stessa sera del comizio leghista si tenuto in Piazza Maggiore, con enorme successo, un flash mob e una contro-manifestazione, per dimostrare che, ancora e comunque, c’è anche un’altra Italia, c’è anche un’altra Emilia-Romagna.

Foto: Antonella Bonaduce 

Vox Zerocinquantuno, 16 novembre 2019

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