Bullismo e classismo, di Jacopo Bombarda

Gli atti di bullismo di alcuni studenti ai danni dei professori registrati in questi giorni e le reazioni suscitate da questo fenomeno hanno rubato la scena, in termini di attualità, alla confusa e stagnante situazione politica del Paese. Sulla questione ha fatto particolare scalpore la presa di posizione di Michele Serra, secondo cui le intemperanze degli alunni delle scuole superiori sono inversamente proporzionali al ceto dal quale essi provengono: Serra ha parlato di “genitori ignoranti” e di “mala educacion”.

Senza entrare nella bagarre del derby fra “pro” e “contro” Serra è necessario invece sottolineare come l’editorialista di La Repubblica sia caduto in una sorta di semplificazione, assimilando la “mala educacion” al bullismo, e solo a quello.

Si può essere d’accordo sul fatto che gli episodi di bullismo siano più numerosi e gravi nelle scuole frequentate da alunni con genitori di minor livello di istruzione, ossia le scuole tecniche e professionali – per quanto alcune statistiche suggeriscano una lettura diversa.

Del resto occorre ricordare come certe scuole tecniche e professionali siano frequentate quasi esclusivamente da ragazzi, e non (anche) da ragazze, ciò che le rende particolarmente permeabili a fenomeni di bullismo o comunque di intemperanze assortite.

Siamo, però, sicuri, che nelle scuole frequentate dai figli della “gente che ha studiato” non si possano riscontrare analoghi e forse anche peggiori esempi di cattiva educazione?

Prendiamo il caso dei più esclusivi licei di città, quelli dove “si forma la futura classe dirigente”, quelli dove, tiro a indovinare, avrà sicuramente studiato anche la prole di Serra.

Non a tutti è sfuggito il modo in cui i dirigenti di alcuni prestigiosissimi licei romani sponsorizzassero i loro istituti in rete.

Ebbene, si vantava il fatto di come questi istituti fossero frequentati da alunni di ceto alto, figli di professionisti di livello elevato, con minima presenza di immigrati (i quali del resto, si specificava, erano figli di diplomatici temporaneamente di stanza nella Capitale, dunque anch’essi di classe sociale elevata e comunque destinati a frequentare solo temporaneamente).

Certo gli alunni di questi licei non minacceranno i professori con scene patetiche mutuate dalle migliori serie tv cult: è però facile immaginare che cresceranno convinti di appartenere a un mondo a parte, posto più in alto rispetto alla normalità, e che basterà il loro nome ad aprire tutte le porte.

Questi alunni non avranno bisogno di atteggiarsi a bulli, in quanto non dovranno muovere una foglia per ottenere ciò che vogliono: stirpe e classe sociale parleranno per loro.

Si può obiettare che questo tipo di licei sono una minoranza, ed è vero.

Per l’appunto, esiste all’opposto un gran numero di piccoli e medi licei, non necessariamente cittadini, ma spesso di provincia.

In questi licei (chi li ha frequentati lo sa) si registra una strana commistione fra professori e genitori.

I genitori degli allievi spesso sono loro stessi professori, o in ogni caso conoscono direttamente o per interposta persona il corpo docente: e questo, occorre ammetterlo, non è un viatico particolarmente buono per mettere gli insegnanti nelle migliori condizioni di imparzialità e serenità nello svolgimento del loro (delicatissimo) lavoro.

Spesso dunque in questo tipo di licei si assiste a contesti in cui allievi non particolarmente brillanti vengono trattati con un occhio di riguardo, e bocciati solo in talune situazioni – limite.

Anche in questo caso dunque l’educazione che ricevono gli studenti è tutt’altro che buona.

Essi infatti si convinceranno che le relazioni amicali e personali sono più importanti delle proprie qualità e dei propri talenti, oltre che spesso anche del proprio impegno.

Su questo forse, occorrerebbe riflettere, magari senza parole ambigue che danno adito a interpretazioni maliziose (Serra infatti ha dovuto intervenire in un secondo momento per spiegare ciò che aveva inteso dire).

Se non lo si fa, allora davvero diventa un po’ più complicato difendersi dall’accusa di classismo.

Vox Zerocinquantuno n.22, Maggio 2018

In copertina foto da:

Bullismo e cyberbullismo a scuola, conseguenze psicologiche: come si deve affrontare il fenomeno, perché intervenire precocemente, cosa devono fare gli insegnanti e i genitori


Jacopo Bombarda, classe 88, laureato in legge

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