Cento giorni prima, di Francesca Cangini

Tutto risale al 1840, quando presso l’Accademia Militare di Torino fu comunicato il decreto regio che fissava in tre anni la durata dei corsi (prima variabile) per ottenere la nomina a sottotenente. Nell’apprendere tale disposizione, leggenda racconta che un allievo, esclamò: «Mac pi tre ani!», ossia «Ancora soltanto tre anni!». Gli allievi iniziarono così a fare il conto dei mesi mancanti, poi dei giorni che mancavano alla promozione sulle lavagne, prima 300, 200 e poi finalmente i festeggiamenti dei MakP100, a 100 giorni dal fatidico evento. E così anche quest’anno fra qualche giorno arriverà il famigerato Mac P100.

Il 12 marzo scattano i “100 giorni”, 100 giorni al diploma. E così anche per noi maturando del 2018 inizia tra pochi giorni il countdown.

Cresce la paura e iniziano i ricordi. La memoria del primo zaino di scuola, di quando ancora non sapevamo allacciarci le scarpe, lascia in noi, come fanno i ricordi più lontani, la nostalgia di ricordare tempi in cui tutto sembrava più facile, in cui non eravamo noi a scegliere e ad essere scelti. Era elementare il modo in cui vivevamo le giornate, tra una merenda e il grembiule sempre sporco di inchiostro e colori a spirito. In questi brevi cinque anni, senza accorgercene, crescevamo con la premura di diventare grandi, senza fare i compiti perché era più bello giocare, costruivamo costruzioni e sogni alti come grattacieli si montavano in testa immaginando che avremmo avuto tutte le alternative possibili e che tutto ciò che potevamo desiderare si sarebbe realizzato forse domani, più in là o quando saremmo diventati finalmente grandi.

Poi è stato mediamente difficile in corsa saltare il primo ostacolo, dovere cambiare scuola, cambiare classe, cambiare amici, maestre, chiamarle professoresse e abituarci a nuove cose, nuove vergogne, nuove debolezze perché già eravamo più grandi, e forse ancora non volevamo esserlo per davvero. Non eravamo più bambini per gli altri, o almeno non come prima. Improvvisamente imparammo a copiare, a innamorarci, a fingere di aver studiato, a scherzare, come farci apprezzare o a restare semplicemente a guardare il tempo passare per tre anni di scuola dove fare i temi di italiano che parlavano di noi sembrava difficile, mentre adesso se potessimo scriveremmo solo di questo…

Superammo abilmente i primi esami, lasciandoci alle spalle alcuni di noi che nonostante tutti i dispetti ci sarebbero mancati, e ancora una volta stavamo per proseguire da soli, sempre più soli verso un futuro che si stava avvicinando, e sembrava affacciarsi all’orizzonte di quell’estate di transizione dove aspettavamo settembre curiosi e un po’ impauriti di scoprire cosa sarebbe successo, se era giusta la scuola che avevamo scelto. Così suonò un’altra campanella, ma c’erano troppi zaini, troppi ragazzi, troppi problemi, troppe novità e ci siamo sentiti piccoli, non poi così maturi come ci avevano fatto credere. Salimmo le scale, un gradino alla volta, come ci avevano insegnato, per raggiungere la nostra classe, per raggiungere un’altra meta. E passarono gli anni, passarono i problemi, non tutti, e quell’amore che non sarebbe stato uguale a nessun altro, quel compito di matematica, quell’insufficienza, quella solitudine, quell’amico, quel sorriso, e quel momento in cui ci siamo sentiti felici per un attimo, quell’attimo che speravamo fosse eterno e invece è scomparso come scompariranno quei scherzi insieme, quei pianti insieme, quelle paure insieme perché il tempo e la vita ci sta portando al bivio, questa volta maturi, questa volta completamente soli, ma pronti per provare ad andare avanti con quello che abbiamo imparato, sognato e lasciato scritto sui banchi di scuola, sui muri con tanti cuori che circondano nomi che ricorderemo con nostalgia quando ai nostri fratelli minori, nipoti, figli racconteremo che in fondo era bello andare a scuola e col broncio penseranno solo che siamo degli stupidi adulti che non possono capirli.

Ricorderemo la paura palpabile nell’attesa del voto di quella verifica così difficile. Racconteremo il sapore amaro e disgustoso del caffè della macchinetta della scuola, unica salvezza da notte insonni a ripassare, ma ricorderemo anche quanto quel gusto fosse unico, un po’ nostalgico. Racconteremo di quelle squallide mura impregnate delle maledizioni, delle risate, delle grida di tanti e tanti alunni che come noi sono passati li dentro, ma adesso, nel ricordo, sembrano quasi colorate e accoglienti. Racconteremo di quella fatidica maturità. Ricordando quello stress che sembrava non volerci abbandonare mai. Ricorderemo di quando ci sentivamo abbastanza grandi dal poter fare tante cose, come guidare, ma dovevamo ancora chiedere il permesso per andare in bagno. Ricorderemo le litigate, le ingiustizie, gli insuccessi, i colpi di fortuna; sensazioni che, siamo sicuri, resteranno ancora vive dopo anni. Di quanto è stato difficile scegliere il nostro futuro, di quante notti passate a pensare, della paura di non farcela. Quell’anno in cui si è i grandi della scuola, finalmente, quell’anno che ricorderemo per tutta la vita. E alla fine lo sai, quei giorni dei 100 giorni, mentre festeggi con i tuoi compagni gioiosa la fine cercando a non pensare a nient’altro se non a essere felicelo sai che ti mancheranno. Che ti mancherà la voglia di cambiare, la voglia di crescere. Ti mancherà il liceo, l’odiato; i pomeriggi passati sui libri e quelli in cui non c’era proprio voglia di studiare. Ti mancheranno quegli amici della adolescenza, con i quali si è cresciuti. Le serate passate insieme, in cui il mondo non faceva paura. Quella sensazione di essere invincibili, le guerre contro il niente che ci sembra tutto. Ti mancherà l’attesta del futuro, e la paura, ti mancherà perchè dopo hai paura di non poter attendere più. Perchè in fondo lo sappiamo che la vita dopo questi 100 giorni ci farà paura, perchè “Quando l’ultimo giorno di scuola, dell’ultimo anno di liceo suona la campanella dell’ultima ora, tu sei convinto che quello sia l’ultimo secondo della tua adolescenza.” -Notte prima degli esami.

Vox Zerocinquantuno n.20, Marzo 2018

 

In copertina foto da

The truth of the Gospel for teens

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