C’erano anche ieri i giovani di oggi di Paolo Di Paolo e Carlo Albarello. Recensione di Riccardo Angiolini

C’erano anche ieri i giovani d’oggi”: un titolo eloquente, provocatorio, che probabilmente potrebbe far storcere il naso a coloro che giovani, oggi, più non sono. Gli artefici di questa provocazione sono proprio gli autori, Paolo di Paolo e Carlo Albarello, che grazie ad un’azione coordinata di attitudini e conoscenze hanno prodotto a quattro mani uno scritto difficilmente classificabile. Il libro si pone difatti a metà strada fra una grande intervista a giovani alunni e una riflessione di stampo sociologico, psicologico e culturale su una tappa di vita che ci accomuna tutti e che tutti rimettiamo costantemente in discussione.

Il nucleo centrale dell’opera, com’è facile intuire, è sicuramente la gioventù, trattata tanto da un punto di vista attuale, riferito dunque alle giovani generazioni contemporanee, quanto da un punto di vista storico-culturale che permea il complesso passaggio dal ventesimo al ventunesimo secolo. Stralci di interviste, dialoghi e pensieri di scolari nati nel 1999, l’ultimo anno “con un piede nel Novecento” come afferma Di Paolo, si intrecciano a brandelli di vecchi articoli di giornale, aneddoti e riferimenti alle generazioni passate.
Questo
intreccio di ricordi, esperienze e valori dà vita ad un testo che apre al lettore uno squarcio sulla concezione dei giovani, perenni vittime di catalogazioni, pregiudizi e cliché da parte degli adulti.

A questo proposito risulta evidente la decisa volontà degli scrittori di smentire le etichette generazionali che, a dispetto di quel che possono pensare i più scettici, hanno segnato anche tutte le “vecchie gioventù”.
Nonostante il titolo stesso possa richiamare un’idea di ciclico riproporsi di situazioni e pregiudizi, fatto vero soltanto in parte, è più corretto pensare a questo moto perpetuo in ottica hegeliana, caratterizzato perciò da una dialettica che, sebbene si produca mediante gli stessi procedimenti, rappresenta ogni volta la sintesi di nuove realtà. In altre parole, la tendenza a considerare con sguardo puro e nostalgico la propria gioventù passata produce una sorta di naturale rifiuto nei confronti delle generazioni odierne, delle quali non si comprendono le abitudini, i costumi e le singolarità.
Invecchiando si riproduce inconsciamente questo meccanismo di critica e sfiducia, riducendosi ad incasellare in schemi stereotipati una matassa sociale complessa quanto gli stessi individui che vanno a comporla: i giovani.

Se la parte riflessiva e analitica del libro si occupa di far fronte a tali fenomeni, vi è un’anima parallela che si concentra invece per fornirne un’interpretazione spoglia da preconcetti e giudizi di valore, identificando gli strumenti e le pratiche necessarie a comprendere i cambiamenti generazionali.
Il libro, oltre a uno scopo informativo e illustrativo dell’argomento trattato, si prefigge
anche un obiettivo didattico. Un insegnamento che riguarda senza distinzioni giovani e adulti anche se, per i secondi soprattutto, dovrebbe rappresentare un punto di partenza.
Il messaggio che gli autori vogliono far passare è la comprensione della realtà giovanile passa, senza alternative, attraverso
una fase di dialogo, dalla quale si realizza compiutamente lo scambio fonte dei nuovi valori tipici di una generazione. E sebbene in buona parte tale dialogo avvenga tramite le classiche istituzioni familiari è l’educazione il medium fondamentale alla trasmissione, di cui appunto si fa carico la scuola. Citando sempre testuali parole di Di Paolo, ” i giovani non hanno bisogno che qualcuno gli spieghi per filo e per segno come funzioni il mondo, ma che gli venga fornita una “cassetta degli attrezzi” che apra loro le possibilità per interpretare e rimodellare la realtà che li circonda. La scuola esiste dunque per assolvere questo arduo compito, complementare o sostitutivo a quello della famiglia laddove le esigenze e le singolarità generazionali di un giovane non siano comprese.”

Uno scritto che ci dimostra come la gioventù si proietti verso i suoi orizzonti futuri in maniera inscindibile dai legami col passato, vivendo una dialettica perpetua di scambio, accettazione e rifiuto con le generazioni che l’hanno preceduta. Il duplice approccio sociologico e pedagogico-didattico di Paolo Di Paolo e Carlo Albarello da così vita a un libro stimolante, propositivo e mai scontato, che si legge con piacere e che lascia respirare un soffio d’aria fresca, quello che solo le idee e le parole dei giovani possono regalare.

Foto:Amazon.it

Vox Zerocinquantuno n.31, marzo 2019

(9)

Share

Lascia un commento