C’eravamo tanto odiati…la politica torna alla normalità, di Chiara di Tommaso

Mentre le notizie sul coronavirus hanno abbandonato le prime pagine dei giornali, e gradualmente l’Italia e i suoi cittadini si stanno abituando ad una nuova normalità, anche la politica sembra essere tornata rapidamente ai suoi vecchi schemi. Dopo i mesi più intensi dell’emergenza, in cui il lock-down aveva fatto tacere quasi del tutto voci e polemiche, facendo apparire governo e parlamento compatti davanti all’esigenza di agire con fermezza e rapidità, il caos si è riacceso alla vigilia della totale riapertura.

 

In particolare sono stati di fuoco i due giorni in cui tutto il dibattito politico e gli occhi dell’opinione pubblica si sono concentrati sul Ministro Bonafede. Sono state due le mozioni di sfiducia per il ministro della giustizia presentate al Parlamento: la prima impugnata da un compatto centro-destra (Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia) e la seconda dalla senatrice Emma Bonino di +Europa, sostenuta da Calenda. Un’iniziativa corale insomma, portata avanti dalle due branche dell’opposizione, che si sono trovate quasi d’accordo sulle potenzialità di un attacco a Bonafede e, di fatto, al governo. Quasi d’accordo, perché le due mozioni presentano alcune sfumature di differenza. La coalizione guidata da Salvini ha insistito sul comportamento inaccettabile del ministro nei confronti della gestione delle rivolte nelle carceri e in particolare ha condannato gravemente lo scarceramento di “quattrocento mafiosi e delinquenti” a causa di motivi di salute legati al COVID-19 e a misure di prevenzione per l’epidemia. D’altra parte il punto della Bonino è “la manomissione del giusto processo”, con specifico riferimento alla sua proposta di riforma alla soppressione della prescrizione, tema delicato che era stato già prima dell’emergenza molto dibattuto in Parlamento. E visto che facilmente ad un’accusa ne segue un’altra, ne sono emerse di nuove arrivate un po’ da tutte le parti. In particolare molti hanno fatto appello alla questione del magistrato Di Matteo, esperto nel campo dell’antimafia, che era stato inizialmente proposto come capo del Dep, per poi essere sostituito dal collega Basentini, alludendo a favoritismi per la criminalità organizzata. Per più ragioni insomma, Bonafede è diventato improvvisamente oggetto di dissenso e sospetto, da parte non solo dell’opposizione ma anche di alcuni di coloro che alla fine non hanno appoggiato la mozione. Al di là del merito e della fondatezza delle accuse, da cui il ministro si è peraltro difeso prontamente, la questione che è apparsa subito centrale a tutti, sia a chi a favore che a chi contro, è stata la precarietà della situazione a cui è stato esposto il governo con questo voto. Un governo che doveva essere di solidarietà nazionale in tempo di emergenza sanitaria ed economica, si è trovato così senza più solidarietà, in bilico su una fragilissima e incerta maggioranza. Non è facile definire quanto questa mossa sia stata sinceramente fondata su un’impellente necessità di avere una migliore amministrazione della giustizia, e quanto invece l’intenzione fosse quella di far crollare il governo facendo lo sgambetto a chi in quel momento si trovava nella posizione più favorevole. Lungi dall’esentare il Ministro Bonafede dalle sue eventuali colpe e mancanze, la scossa politica che è stata generata nelle aule parlamentari non è stata di certo di giovamento né di una qualche utilità, per una cittadinanza che sta uscendo frastornata da mesi di isolamento e estrema difficoltà. Uscendo per modo di dire, in quanto non bisogna dimenticare che anche se non serve più l’autocertificazione per spostarsi, la crisi sanitaria non si è risolta, e quella economica è solo appena iniziata e saranno necessari ancora molti interventi da parte delle istituzioni. La doppia votazione in senato ad ogni modo si è conclusa con una doppia bocciatura con gli stessi numeri, circa 160 voti contrari e 130 favorevoli. Italia Viva ha giocato, sicuramente con un certo piacere, a fare l’ago della bilancia dichiarando alla fine una condivisione dei contenuti delle mozioni ma un voto contrario alle stesse.

 

Per gestire una situazione di tale complessità e straordinarietà, è necessaria chiarezza, trasparenza e fiducia tra classe politica e cittadinanza. Il governo non è certo immune da errori, e il Parlamento svolge un ruolo cruciale di rappresentanza e tutela degli elettori e controllo delle decisioni dell’esecutivo, specialmente quando questo si trova in situazioni in cui fa, per necessità, ampio uso dei suoi poteri. Tuttavia c’è una profonda differenza tra svolgere il proprio compito e strumentalizzare la propria posizione per raggiugere obiettivi altri da quelli della collettività. Durante una crisi di questo impatto e portata, l’ultima cosa che serve al paese e ai suoi cittadini è una crisi di governo.

Vox Zerocinquantuno, 22 maggio 2020


Foto: Manfred Heyde, Wikipedia, Palazzo Montecitorio che ospita la Camera dei deputati.

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