Cercarsi l’anima, di Roberta Antonaci

Erica Fuschini: Anima, Animus

Odeon Gallery, 19 gennaio – 2 marzo 2018

Presso il cinema Odeon di Bologna, fino al 2 marzo 2018, saranno esposte le opere di Erica Fuschini. Il salotto del cinema ospita la mostra Anima, Animus, una serie di ritratti realizzati dall’artista bolognese tra il 2004 e il 2017. Testi scritti si alternano a opere visive, i testi sono stati scritti dall’artista e da Michela Bondi, curatrice, con Luca Fontana, dell’evento.

Per tracciare un percorso tra parole e immagini si può partire dai contenuti testuali esposti. Essi, infatti, rendono più esplicito il senso espresso dai ritratti. Alcuni sono brevi, composti di pochi versi ma ricchi di significato. Per esempio:

‹‹Luna

Ciclica, Eterna

che Tutto muove.

Fecondo grembo

proteggi il Mistero,

Inconscio

del Divenire.››*

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Nello spazio retrostante allo scritto si vede il ritratto di un signore anziano, il nonno dell’artista, come è specificato in didascalia. Il testo fa riferimento al ciclo della vita, al suo scorrere. Le immagini rappresentano anch’esse le fasi della vita, e proprio in corrispondenza del ritratto del nonno, sulla parete opposta, è appeso il ritratto del soggetto più piccolo della mostra, un bambino. Un’altra categoria di ritratti a parte sembra poi essere quelli degli Homeless, i cui occhi paiono essere il fulcro di tutto il quadro. In questa stessa sezione della mostra è esposto il testo più lungo tra quelli presenti, in cui è descritto il processo di produzione artistica dalla psicologia di Jung e da teorie filosofiche yogiche. Il titolo della mostra, lo stesso che porta il testo in questione, è Anima, Animus, due parole cui corrispondono gli archetipi del maschile e del femminile, secondo le teorie junghiane. Jung considera questi due principi come i componenti della psiche umana. Ogni essere umano, indipendentemente dal sesso, contiene entrambi i generi, i quali sono complementari, e corrispondono all’immagine rispettivamente della madre e del padre. Lo scritto esposto in mostra si concentra sul processo creativo, come abbiamo accennato, e lo descrive come regolato dallo stesso principio che governa il divenire stesso della vita. La creazione è un atto prodotto dalla meditazione, dalla capacità cioè del nostro Sé di fasi tutt’uno con l’oggetto, arrivare a una partecipazione profonda con il mondo esterno in modo da poterlo cogliere e rappresentare sulla tela (ad esempio) attraverso forme e colori. Il Sé è l’Anima, l’inconscio. L’artista ha quindi il ruolo di raccogliere empaticamente le emozioni e i valori profondi collettivi, ed è in grado di metterli in forma attraverso l’espressione artistica, con i suoi strumenti. Chi guarda l’opera può così “specchiarsi” (vedi anche Michela Bondi www.ericafuschini.com) e partecipare della verità espressa dall’opera.

Non si tratta di concetti facili da mettere in discorso ed è così che ci vengono incontro le immagini. I formati, grandi o piccoli che siano, ospitano ritratti grandi. Le linee, che disegnano il volto con i suoi particolari, sono decise, definiscono i contorni, danno forma chiara e leggibile alla rappresentazione. I colori accesi completano così l’opera incidendo su chi la guarda. Gli occhi, si dice, sono lo specchio dell’anima, sicuramente in questi quadri rappresentano il nucleo accentratore, il punto focale dell’opera nel suo complesso. Sono grandi ma senza essere deformi, restano su un punto limite. Una delle opere rappresenta il volto di un ragazzo con occhi così grandi da magnificare le vene rosse che li attraversano. Le immagini rappresentano ritratti di persone comuni di fatto abbaglianti e coinvolgenti per i colori e la presenza di occhi che, a loro volta, ci guardano, più grandi dei nostri. Le figure sono alla nostra altezza e siamo spinti al confronto. Le immagini costituiscono un tutto, distaccato da noi, posto al di fuori di noi e reso concreto nel quadro che abbiamo di fronte. D’altra parte però noi partecipiamo di ciò che abbiamo davanti, ci confondiamo nell’atto creativo. La posizione delle opere nello spazio, la loro impetuosità cromatica e dimensionale, rafforzano la nostra relazione con i soggetti rappresentati, come se fosse l’artista a proporci di confonderci, farci tutt’uno a nostra volta con chi è stato oggetto del suo sguardo.

‹‹Temperanza

Negli occhi del mondo,

mi specchio e mi attraverso.

Il Sangue si scalda

E torna a fluire,

Creativo.

L’Anima si espande.››*

L’equilibrio tra maschile e femminile, principi costitutivi dell’uomo, è regolato non dall’esterno ma dall’interno. È nell’interiorizzazione di queste forme archetipiche che l’essere umano deve trovare il suo equilibrio, e nel rapporto profondo con l’esterno. Secondo la filosofia del Sat Nam ad esempio l’essere umano è sempre alla ricerca della sua metà, appare frammentato a se stesso, sente una mancanza e la cerca negli altri. Solo negli altri, ci dicono questi ritratti avvicinandosi a noi, possiamo cercarci, per reintegrare il nostro equilibrio interno. In questi ritratti si deve trovare la propria Anima attraverso quella degli altri. La Temperanza è appunto quella capacità per cui ci regoliamo, è il nostro “senso della misura” (Garzantilinguistica.it), è qui nella Galleria dell’Odeon, ci dicono questi versi, che cerchiamo la nostra misura, ci “temperiamo”, attraverso gli occhi del mondo.

(*I testi qui riprodotti sono tratti interamente dalla mostra.)

In copertina foto da Erica Fuschini @Odeon Gallery

Vox Zerocinquantuno n.19, Febbraio 2018


Roberta Antonaci ha conseguito la laurea triennale in DAMS arte e la magistrale in Semiotica presso l’Università di Bologna. Esperta di arte, applica le teorie della comunicazione al fine di leggere anche le più recenti forme di espressione artistica a partire dai loro aspetti formali, e a questi dedica la sua ricerca sul campo, esplorando mostre ed eventi legati al tema.

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