Che aria tira a Bologna? Di Riccardo Angiolini

Un clima natalizio raffreddato dall’allerta smog e dalle misure d’emergenza.

Dicembre è un mese di transizione: duro lavoro, feste e riposo si incontrano e si mescolano lungo il corso di 31 giorni che ci porteranno al nuovo anno.

Natale incombe, portando con sé uno strascico di tradizioni, incontri e rimpatriate, che richiedono a loro volta innumerevoli preparativi e sacrifici.
 In una città come Bologna, ricca e opulenta nelle usanze natalizie, questa frenesia si percepisce eccome, la si vive attraversando il Portico dei Servi e nel pasciuto abete addobbato che fa compagnia al Zigànt. Tuttavia, in queste settimane, lo spirito natalizio non è la sola cosa che si respira fra le strade di Bologna: lo smog ha difatti toccato livelli allarmanti.

Nei giorni precedenti al 7 dicembre le centraline dell’urbe felsinea, in concomitanza con quelle sparse per l’intera regione, avevano rilasciato dati preoccupanti sulla qualità dell’aria. Le autorità dell’Emilia-Romagna sono state prontamente allertate, e per far fronte a questa emergenza hanno immediatamente dichiarato l’allerta smog e messo in atto le misure emergenziali previste dal PAIR (Piano Aria Integrato Regionale).

Estrema attenzione è stata posta alle quantità di PM10 disperse nell’aria, un composto di polveri e fumi che compone il particolato. Questa sostanza è pericolosamente inquinante e vivere in ambienti dove i suoi livelli superino i 50 µg/m3 , nel lungo periodo, aumenta drasticamente il rischio di malattie ed problemi di salute.

La produzione di PM10 è causata in maniera particolare da alcuni processi di combustione, come quelli di un motore a scoppio, degli impianti di riscaldamento o di numerose attività industriali. Le misure emergenziali sono state dunque pensate per ridurre al minimo i consumi in questi ambiti, con evidenti e tangibili ripercussioni sul nostro vivere ordinario.

Sul sito del Comune di Bologna o sulla pagina ufficiale di Arpae sono facilmente reperibili informazioni riguardo tali misure. Nello specifico esse sanciscono che: è vietato l’utilizzo di biomasse legnose come combustibili negli impianti inferiori a due stelle, la temperatura negli ambienti riscaldati non può superare i 19° nelle case e negli uffici, mentre nelle attività industriali tale limite è abbassato a 17°. I veicoli diesel fino all’euro 4 e quelli benzina fino all’euro 1 non possono circolare nell’area metropolitana, inoltre è aumentato il numero delle domeniche ecologiche, la cui osservanza è da tenere in conto fino al 24 marzo.
Insomma, una serie di limitazioni, norme e precauzioni volte ad ridurre il carico di PM10 presente nell’aria che respiriamo, ma che di fatto incidono fortemente sulle nostre abitudini e sulle nostre necessità quotidiane.

Per dar spazio ad una riflessione finale riguardo al tema, ci tornano molto utili ed interessanti i dati pubblicati chiaramente sul sito Arpae.
Fra il 3 ed il 7 dicembre appena trascorsi, le tre centraline presenti nell’area urbana di Bologna avevano rilevato alte concentrazioni di PM10 , specialmente in zona San Felice i livelli di questo composto avevano superato per diversi giorni di fila i livelli massimi stabiliti dalle ordinanze. Non appena sono stati emessi i comunicati a riguardo e le misure emergenziali tuttavia, la crisi è immediatamente rientrata e nel giorno 10 dicembre hanno toccato una soglia realmente infima se si pensa alla realtà cittadina di Bologna.
Nella settimana successiva, di pari passo con il ritiro del piano d’emergenza e dell’allentamento delle restrizioni, i livelli di PM10 sono tornati a salire, finché non sono schizzati nuovamente oltre il limite.
Il Comune dovrà dunque valutare se riabilitare il piano emergenziale, ma perché i suoi effetti sono stati così poco incisivi nel lungo periodo?

La risposta è tanto semplice quanto sgradita: la colpa è ovviamente nostra, nessuno escluso, dalle autorità ai cittadini. E se da un lato è vero che le restrizioni applicate andavano a gravare su aspetti realmente influenti nel nostro quotidiano, è anche vero che gli ultimi rilevamenti denotano una scarsa considerazione generale per le politiche ambientali.
I dati mostrano chiaramente questa comune e dannosa negligenza: non appena le restrizioni sono state tolte, l’impennata dei livelli di PM10 è stata pressoché immediata. Questo non solo è sintomo di scarso interesse per ciò che concerne il pubblico benessere, ma anche di un’insufficiente informazione e responsabilizzazione civile. E per quanto certe misure possano risultare invadenti la loro osservanza, talvolta mancata, avrà importanti risvolti nel nostro futuro.

Occorre sforzarci come comunità e dare un taglio generale ai consumi, prestando piccole ma indispensabili attenzioni ai gesti quotidiani. Regaliamoci una Bologna dove non ci si debba preoccupare per l’aria che respiriamo.

Vox Zerocinquantuno


Foto in copertina di Sara Piri

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