Che cosa rappresenta il passato per un’artista? di Francesca Cangini

Può un artista dimenticarlo o è costantemente e inevitabilmente legato ad esso? Come gli artisti al giorno d’oggi si rapportano con il passato, come l’hanno reso proprio, e rinnovato o superato? Come influenzano le immagini, i simboli, le forme e le tecniche del passato, i soggetti, con l’arte dell’oggi? E’ a queste domande che prova a rispondere la mostra “Il passaggio di Enea” che si è tenuta al Meeting di Rimini, quest’anno realizzata da Casa Testori, il centro di arte e di cultura che sorge a Novate Milanese.
Il titolo del Meeting è stato tratto da una frase del “Faust” di Goethe “Quello che
tu erediti dai tuoi padri, riguadagnatelo, per possederlo” e si propone di mostrare come tutti gli ambiti del mondo d’oggi siano influenzati da quello che abbiamo ereditato dai nostri “Padri”, dal mondo del lavoro alle nuove generazioni della nuova Italia multietnica, alla tecnologia, e ovviamente anche all’arte.
Perchè nel destino di ogni artista c’è inevitabilmente il bisogno di una fedeltà ma allo stesso tempo di una discontinuità con ciò che è stato. L’artista contemporaneo si trova alle spalle dei giganti con il quale deve prima o poi scontrarsi.
Il presente si pone sempre un po’ come una sfida perché si trova tra gli altri due tempi, il
passato e il futuro e l’artista deve trovare quel presente che possa stare tra il prima e il dopo, tenendo il passato come memoria e come esempio e il futuro come progetti e speranze. E’ un po’ come camminare in avanti, ma tenendo conto della strada che abbiamo compiuto. Tutti gli esseri umani, ma sopratutto gli artisti devono re-inventare continuamente se stessi tenendo conto della memoria.
Ogni volta che guardi il passato, quello che stai guardando è già cambiato per il semplice fatto che lo stai guardando, ma se da una parte è quindi impossibile e sarebbe incosciente realizzare qualcosa che apparteneva al passato, è necessario riproporre qualcosa che invece è attivo nel presente.
La mostra spiega quindi questo doppio rapporto di fedeltà ma allo stesso tempo di infedeltà con la tradizione in tutti gli ambiti artistici espressivi, pittura, fotografia, video, scultura…
L’artista viene raffigurato come un nuovo Enea, da qui il titolo “Il passaggio di Enea”: Gian Lorenzo Bernini raffigurava Enea con sulle spalle il padre Anchise, per mano il figlio Ascanio, dietro di sè la città di Troia in fiamme così come l’artista di oggi porta sulle sue spalle il passato, ma nella testa ha già il futuro.
La mostra ha anche voluto portare alla fiera di Rimini le vere opere degli artisti.
In una delle prime sale si trova Andy Warhol, il “padrino” dei protagonisti dell’esposizione, uno dei più grandi artisti del Novecento, che apre il percorso con un’opera dedicata all’Ultima Cena di Leonardo Da Vinci in chiave Pop.

Il secondo artista che viene presentato è Isgrò, nella sala si trovano 35 volumi dei Promessi
Sposi di Alessandro Manzoni, aperti su varie pagine. I volumi sono la ristampa della prima edizione del romanzo nella versione definitiva (la “Quarantana”). Isgrò è intervenuto nel 2016 su 35 pagine cancellando quasi tutto il testo con inchiostro nero o tempera bianca, lasciando solo alcune parole chiave, “Cancellandola- spiega Isgrò- mi sono accorto di come la scrittura manzoniana sia quanto di più potente e sorgivo abbia scoperto la nostra letteratura dopo Dante. Giacché in Manzoni anche la cultura si fa natura”.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Nella sala successiva si trova la statua della Madonna di Garutti, essa è stata commissionata all’artista nel 2007. Si tratta di un realy made, una copia in ceramica di una statua tradizionale. All’interno della scultura è stato installato un dispositivo che porta la sua superficie alla temperatura del corpo umano, circa 36,7 gradi, quasi come se si trattasse di calore materno.

Proseguendo la mostra troviamo le maestose fotografie di Wenders. Pochi mesi dopo la tragedia dell’11 settembre l’artista Win Wenders va a New York spinto dall’urgenza di guarire da quella sensazione d’impotenza, e da quegl’incubi che gli provocavano ogni notte risvegli improvvisi. Doveva vedere Ground Zero con i suoi occhi, così riuscì ad accedere all’area rigorosamente off-limits presentandosi come assistente del solo fotografo autorizzato dal sindaco di New York, Jowl Meyerowitz.
“All’improvviso vidi una luce diversa splendere attraverso la polvere e il fumo”, raconta “Sollevai lo sguardo e mi resi conto che il riflesso del sole aveva immerso per qualche istante Ground Zero in una luce accecante”: una luce imprevista, capace di bucare la nebbia della polvere. E le fotografie di Wenders documentano proprio quell’attimo in cui la bellezza era riuscita a far breccia nell’orrore.

Continuando il nostro avvincente percorso troviamo l’opera di Mastrovito realizzata nel 2015 per gli spazi dello Chateau des Adhemar di Montelimar, un castello medievale francese del XII secolo. In passato l’edificio era stato un carcere che l’artista s’immagina ora popolarsi di fantasmi che camminano in una processione o come prigionieri durante l’ora d’aria. Disegnate a matita su carta semitrasparente, le figure si sovrappongono in effetto vedo-non vedo. Mastrovito ammette “Il rapporto con la storia dell’arte, per me, non è un peso ma un arricchimento totale, per cui, come diceva Picasso, se posso rubare, rubo volentieri dall’esperienza di chi è venuto prima. Per me portare mio padre sulla spalle, non solo in senso figurativo, è una gioia”.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Si trova poi il dittico di Julia Krahn, Mutter und Touchter (Madre e Figlia) un’opera del 2010 in cui l’artista si ritrae con la madre. Esso raffigura un processo di conoscenza, ma anche di accettazione del proprio essere figlia. La madre è poggiata come Anchise sulle spalle in una delle tele e in un abbraccio pacificatorio nella seconda. L’esecuzione delle due fotografie, con l’effetto dell’autoscatto, il cambio di pellicola, il riposizionamento, la fatica fisica, l’impazienza e l’imbarazzo, hanno prodotto l’opera, ma anche un cambiamento nel loro rapporto. Il fatto che si tratti di madre e figlia non rappresenta solo un cambio di genere rispetto a Enea, ma un segno di come l’arte contemporanea e il mutare dei tempi rappresenti la ritrovata centralità della figura femminile.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Vox Zerocinquantuno, n 14 settembre 2017

 

 

(80)

Share

Lascia un commento