…Che Dio perdona a tutti di Pif. Recensione di Giacomo Bianco

 

Nato dal soggetto di un film lasciato in sospeso, il primo libro di Pif tratta di una tematica quanto mai attuale: il modo superficiale, potremo dire anche di facciata, in cui viene vissuta la cristianità nella nostra società.

Al centro del libro c’è una conversione spettacolare. Arturo, per dimostrare alla sua ragazza che anche lui può diventare un perfetto cristiano, decide di vivere le tre settimane successive secondo i precetti del cristianesimo. La sua “scommessa” ovviamente coinvolgerà non solo la sfera privata del suo rapporto con la fidanzata Flora, ma si allargherà anche alla vita professionale e al rapporto con gli amici con tutte le compressibili e, assolutamente divertenti, implicazioni del caso. Presto Arturo si renderà conto di quanto sia difficile vivere seguendo gli insegnamenti dei Vangeli e, con enorme sorpresa, si troverà a dover fare i conti con la perplessità nei confronti delle suoi atteggiamenti, che a volte si trasformerà in scontro, di tutti quelli che si definivano “buoni cristiani”. Paradossalmente fare del bene al prossimo indiscriminatamente rischia di fargli terra bruciata attorno, allontanando i suoi amici e mettendo a dura a prova il rapporto con Flora.

In …Che Dio perdona a tutti c’è anche tanta “sicilianità”. In tutto il romanzo ricorrono pagine ricche di dolci rigorosamente ripieni di ricotta che accompagnano il nostro protagonista in giro per Palermo, alla ricerca di nuove pasticcerie, per affinare sempre di più il suo palato alle prelibatezze dei dolciumi siciliani. Dalle iris agli sciù infatti, la passione per i dolci che ne emerge è qualcosa di più di un excursus marginale della storia. Ogni dolce rappresenta uno stato d’animo e racconta un pezzo di Sicilia, presenza discreta e accennata ma costante.

Già il titolo, che inizia con dei puntini di sospensione, racchiude un mistero. Quei puntini che precedono “Che Dio perdona a tutti” sostituiscono il “futti futti” che non rimanda al semplice atto del rapporto sessuale, come è materialmente concepito in Sicilia e non solo, ma rappresenta tutto il meccanismo dell’inganno. Insomma, pecca pure che tanto Dio alla fine perdona tutti.

È proprio questa la massima che l’autore ci trasmette, a modo suo certamente, con la comicità arguta e pungente che nasconde una profonda sensibilità verso le grandi tematiche della società, tratto peculiare dell’artista palermitano, ormai sempre più polivalente.

Il Cristianesimo, così ipocritamente concepito e addirittura praticato, risulta essere perfetto per il nostro Paese. La Palermo bene descritta da Pif nel libro, quella Sicilia di educazione cattolica dei “salotti buoni” che organizza le processioni sacre e raccoglie fondi per la Chiesa, è facilmente declinabile a tutta la società italiana. Vissuto tralasciando tatticamente i precetti più difficili da seguire e elevandone invece a principi cardini altri come il perdono, questa religione calza a pennello a una società corrotta: puoi peccare che tanto “Dio (è misericordioso e) perdona tutti”.

Vox Zerocinquantuno

Foto: Feltrinelli

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