Che fine ha fatto la riforma dei decreti Salvini? Di Matteo Scannavini

In tempi di pandemia, la caccia agli untori e la paura dei migranti si sono prevedibilmente congiunte. Nonostante le procedure di controllo nei centri di accoglienza e il numero limitato di positivi tra i migranti, l’allarmismo per l’arrivo del Covid-19 via barcone si è diffuso su molti media, in particolare a seguito del recente focolaio individuato a Treviso. La spinosa questione della gestione dei migranti in Italia è ancora legata ai rigidi decreti sicurezza di Salvini, le cui modifiche, annunciate da quasi un anno e ancora attese, rappresentano un ingombrante dossier sul tavolo del governo. Il superamento dei punti più critici dei provvedimenti bandiera della Lega, come la criminalizzazione delle ong o l’abolizione del sistema Sprar e dei permessi di soggiorno per motivi umanitari, è stato caldeggiato dal PD fin dal ritorno al governo, esortato dalle sardine in primavera e poi accantonato in fase di lockdown. Ovviamente per Conte, che con i 5stelle aveva appoggiato e firmato entrambi i decreti, intervenire su un tema così divisivo per l’elettorato non è mai stato una priorità. Eppure, dopo un lento confronto interno alla maggioranza, una modifica di tali leggi, discutibili tanto dal punto di vista costituzionale quanto di inefficacia in termini di sicurezza, potrebbe diventare realtà entro la fine dell’anno. Ciò che resta ancora da chiarire è quanto sarà effettivamente profonda la revisione.

Per dare un ordine di grandezza al rumore delle ultime settimane su contagi e immigrazione, si considerino i numeri della ricerca citata su Avvenire da Sandra Zampa, sottosegretario alla Salute: su tutte le persone coinvolte del sistema di accoglienza in Italia, i casi di positività a Covid-19 sono 239, distribuiti in 68 strutture, 8 regioni, e 2 in media a provincia. La cifra è limitata e non c’è alcuna evidenza scientifica o statistica sull’idea percepita che gli stranieri siano più infetti e contagiosi degli italiani. I dati citati non comprendono tuttavia il recente caso di Treviso, un focolaio che ha portato a 300 nuovi positivi in un centro accoglienza. L’episodio, su cui saranno aperte delle indagini, è un importante monito riguardo l’applicazione delle norme di distanziamento nelle strutture di raccolta, come le casa per i senza dimora, dove un singolo caso può facilmente diventare una fiamma nel pagliaio di una comunità ristretta e chiusa. Nonostante le inadempienze del caso su cui occorrerà far luce, il controllo sanitario per i migranti che arrivano via mare è in realtà più rigido rispetto a quelli di turisti e lavoratori che viaggiano su voli intercontinentali. Le polemiche delle ultime settimane non sono quindi che l’ennesima strumentalizzazione infondata per stigmatizzare la presenza dei migranti, pratica sempreverde del leader della Lega. Lo stesso che, mentre accusa nuovi untori, rifiuta di indossare la mascherina in senato.

Se il governo dovesse veramente decidere di mettere mano ai decreti di sicurezza, polemiche molto più accese non mancheranno alla riapertura dell’attività parlamentare in autunno. A fine luglio, il ministro dell’interno Lamorgese ha dichiarato di aver concordato con la maggioranza i punti fondamentali per un nuovo testo di superamento dei decreti sicurezza. Tra le novità, ci sarebbe il dimezzamento dei tempi di trattenimento nei Cpr (Centri di permanenza per il rimpatrio) da 180 a 90 giorni e l’ampliamento dei permessi speciali di soggiorno, ovvero i sostituti ridotti di quella che una volta era la protezione per motivi umanitari. Ancora poco chiaro è invece il destino che avranno le multe all’attività delle ong, che, secondo una fonte dell’ANSA, dovrebbero tornare a rispondere al codice di navigazione, smettendo quindi di essere passibili di sanzioni amministrative fino al milione di euro. Il testo è ancora vago e per l’avvio delle decisive discussioni in consiglio dei ministri e camere occorrerà attendere almeno l’ultima settimana di agosto.

Quel che è già certo, come mostra l’ultimo anno, è che il governo, di già scarsa popolarità, non pubblicizzerà particolarmente la manovra, fatta eccezione per i suoi esponenti del PD. La situazione per il premier e gli avanzi dei 5stelle è certo delicata, dal momento che loro stessi hanno approvato i decreti sicurezza ai tempi del governo giallo-verde. Le numerose e tardive critiche che Conte ha mosso all’operato dell’ex alleato Salvini non hanno nemmeno mai coinvolto, per lo meno non in maniera forte ed esplicita, le idee in materia d’immigrazione. Il tema è uno dei tanti a dividere questa improbabile maggioranza, anche se le dichiarazioni di Lamorgese sembrano indicare il raggiungimento di un compromesso.

L’esito più probabile, e meno augurabile, è che la sintesi di queste contraddizioni interne sia un provvedimento debole, di facciata quel tanto che basta per accontentare l’elettorato democratico ma senza apportare modifiche sostanziali alle rigide misure vigenti sui migranti. Esistenze che, ancora una volta, restano oggetto passivo di un ininterrotto dibattito che procede per strumentalizzazioni.

Vox Zerocinquantuno, 11 agosto 2020

Foto: freepik


Matteo Scannavini, 19 anni. Studente di Informatica Umanistica presso l’Università di Pisa

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