Chi crede ancora ai Supereroi? Ascoltando l’ultimo disco de Il Pan del Diavolo, di Jack Cantina

Liberi da vincoli armonici e melodici, liberi dalle rime, con i testi che si spingono verso il suono più che la forma. Liberi, per quanto si può esser liberi da se stessi, anche dal Pan del Diavolo. Certe sonorità e certe emozioni però ti restano attaccate, non te ne liberi facilmente, talvolta non ne vale neppure la pena. È il caso dei “Supereroi” che solcano l’ultimo disco di questo duo siciliano che per l’occasione si reinventa, facendoci scoprire una voce nuova, che trova il suo equilibrio pur continuando a sprigionare la sua verace energia, accompagnata da quell’urgenza che spinge i ritmi al massimo a corde infuocate.

Un disco che ha un suo suono caratteristico che lega i brani, un suono pregno di toni scuri. Ma anche nell’ora più buia le canzoni emergono dall’oscurità per lasciarci un loro tono speciale, talvolta dissonante, ma identitario. Ci raccontano di una notte che sembra rappresentare il nostro tempo, una notte dove tra le nuvole ogni tanto s’intravede la luna, una notte in fuga.

da www.ilpandeldiavolo.it

Le canzoni sembrano esprimere una lotta antica che si riapre nel contemporaneo, i veri supereroi sono coloro che in un paesaggio profondamente disilluso hanno il coraggio, soprattutto quello di farsi domande e andare oltre, la consapevolezza del potere dell’uomo, che può guardare il sole “dritto negli occhi” o avere “il cielo a portata di mano”.

La dinamica del disco fa veramente venire il fiatone al primo passo. Fin dall’attacco veniamo trasportati in una realtà urbana caotica e catartica, un vortice che lancia l’anima lontano, oltre, in una caccia disperata ma mai solitaria, in diversi momenti infatti sembra emergere nudo il legame tra questi artisti, anche nei testi -fratellanza che si palesa sui palchi, dove un suono dopo l’altro i due sembrano fondersi sul finale di concerto.

Tra questi ritmi potenti, ostinati in riff di chitarre pregni di un’elettricità che dipinge i notturni riescono pero a trovare spazio anche attimi cristallini, dove lune malinconiche riflettono la verità del sentimento, lucide visioni sull’amore, sul suo potere trasformativo e di redenzione, dove si accendono filari di lampadine e la piazza si affolla di una festa messicana.

In questo disco trovano insomma spazio le micce del nostro agire, tutti quei sentimenti e quelle sensazioni che regolano il nostro flusso vitale. Viene data voce al cuore ferito, che pur non esprimendosi con razionalità si sa sintonizzare con quelli dall’altra parte dell’amplificatore.

 

voxzerocinquantuno n.9, aprile 2017


Jack Cantina, cantautore e musicoterapista, laureato in DAMS Spettacolo, appassionato di musica italiana, esplora il potenziale trasformativo della voce tramite percorsi di autocoscienza sonora.

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