Chi sta male non lo dice, di Antonio Dikele Distefano – Recensione di Francesca Cangini

Seguo Antonio Dikele da molto tempo sui social, le sue frasi mi hanno sempre affascinata, sembrano universali perché ha la capacità di trattare dei temi in modo empatico verso il lettore.

Sarà l’aria di mare che mi ha accompagnato durante la lettura, sarà questa amara sensazione che Ifem stia parlando di te, che Ifem stia parlando a me e con me. Sarà il suono delle sue parole, la delicatezza con le quali sono messe sul foglio.

Trovo impeccabile il modo di scrivere di Antonio, la sua scrittura risulta sincera e cruda al punto giusto, le sue parole coinvolgono l’anima, il cuore e la mente nella lettura, in maniera talmente intensa da abbattere ogni barriera.
Questa è una storia di mancanze, di abbandoni, di assenze che fanno male e che fa male dimenticare.
Una storia in un quartiere che cade a pezzi, di persone schiave delle condizioni economiche, dove chi non ce la fa vede come unica soluzione l’alcol e la droga. È una storia in cui basta avere la pelle un po’ più scura per essere emarginato, per sentirsi escluso.

Ifem riesce forse a colmare il dolore che sente con l’amore per Yannick.
Un ragazzo che all’inizio sembra solo un’avventura inarrestabile, un tesoro da scoprire, ma piano piano ogni speranza, ogni sogno svanisce nella lotta di Yannick contro la cocaina, perché per un attimo quel bianco sembra riempire qualsiasi vuoto e “ti fa sentire come se avessi dentro tutto il ferro della torre Eiffel” ma poi si porta via tutto, anche l’amore, i sogni, i desideri.
In questo libro non ho trovato difetti. Potrebbe risultare banale, ma è la verità. Pochi libri hanno il potere di emozionare e far riflettere ad ogni singola parola. Distefano è riuscito a parlare con una dolcezza e leggerezza uniche di temi impegnativi, ha affidato la voce ad una ragazzina rendendo il tutto così semplice e perfetto. Anche Yannick ha una voce forte, che arriva dritto al cuore, o meglio, allo stomaco, raccontando il disagio di un’intera generazione. I fatti narrati sono taglienti e affrontati con il giusto registro e la giusta importanza; i sentimenti sono forti, emozionanti, dolci, malinconici e unici. Ha la capacità di narrare il mondo che ci circonda e che spesso non riusciamo o non vogliamo vedere, e parlare al cuore del lettore rivelandogli qualcosa di se stesso che non riusciva a dire.
Perché chi sta male non lo dice? È giusto uccidersi quando la vita si fa complicata? Prendersela con le persone per le colpe commesse? La vuoi sapere davvero la verità? È giusto scappare quando pensi che la situazione non si possa risolvere in alcun modo? Quant’è sottile la linea che separa la felicità dalla tristezza, lo stare insieme dall’abbandono? Cos’è il razzismo? Come si fa ad amare? E se si ama, quanto fa male? Come si vive in una città di drogati, di malfattori e di ladri? Come ci si libera da una vita di scelte sbagliate? Come si fa a vivere? Come si salva una persona che non vuole essere salvata?

 

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Ifem si racconta ponendosi con la sua infinita sofferenza, e noi ci scopriamo non così tanto lontani da lei. Scopriamo che anche noi abbiamo il nostro quartiere malato dal quale vorremmo liberarci, eppure siamo cresciuti lì e quel parco pubblico sembra assomigliarci. Ci ritroviamo a riflettere e a sentire le sue cicatrici, o forse le nostre fare sempre più male – com’è potente la scrittura – eppure anche noi abbiamo il nostro mare nel quale riusciamo a galleggiare nonostante i problemi. Ma i problemi a volte sono così grandi che neanche un mare riesce a farci sentire meglio. Sorridiamo anche noi perché ci hanno insegnato a farlo, perché se abbiamo bisogno di sfogarci, ci dicono che poi tanto passa. E di non di piangere.
Ci innamoriamo anche noi delle persone sbagliate, consapevoli che finirà. Pensiamo anche noi come Ifem di potergli salvare la vita, ma ci lasciamo coinvolgere nella sua sofferenza che ci rende impotenti. Stiamo male perché ci sentiamo in colpa per la troppa felicità, e ci lasciamo sopraffare da qualsiasi emozione, quando dovremmo essere noi a regnare su di essa.
Il libro è suddiviso in tre parti, nella prima viene raccontata la storia d’amore – forse troppo malato – di Ifem e Yannick, nella seconda i problemi delle vite di entrambi che, inevitabilmente, influiranno anche sul loro rapporto, e, nell’ultima, la decisione di Ifem di riprendere in mano la propria vita, ora che è a conoscenza della verità.
Recentemente è stata pubblicata la versione cartacea del libro, infatti prima era disponibile solo la versione digitale gratuita. Nell’ultima versione l’autore ha aggiunto una parte che approfondisce il personaggio di Yannick.
Antonio Distefano insegna che l’amore è fatto di sacrifici, di emozioni, di doni, di fiducia e di un giusto livello di questi e che molto spesso, non supera le difficoltà, ma cade in mille frantumi. Insegna anche che, a volte, è necessario andarsene per tornare a vivere, che non si può galleggiare per sempre e lasciarsi trasportare dalle onde del mare, che a volte è necessario nuotare e sbracciarsi per raggiungere ciò che ci fa stare bene. Antonio viene chiamato lo scrittore della seconda generazione, la sua penna riesce infatti ad arrivare agli animi di questa nuova generazione, che si sente capita e meno sola.

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