Choosy o chiusi? Come una generazione apatica decide di cambiare la propria vita di Michele Sogari

I dati contenuti nel Rapporto Italiani nel Mondo 2015, redatto da Fondazione Migrantes, hanno portato tra l’opinione pubblica italiana un certo scompiglio. Innanzitutto per una questione quantomeno particolare, che si ripropone dopo diversi anni dall’ultima volta: il ritorno di un saldo negativo tra immigrati ed emigrati. In poche parole, ci sono più persone che decidono di andarsene rispetto a quelle che decidono di entrare. Certamente un fatto rilevante in un periodo in cui il mito dell’invasione straniera viene fortemente cavalcato da parte di determinate forze politiche.

Foto agensir.it
Foto agensir.it

Ma chi è che se ne va? Il rapporto suggerisce che la fascia di persone più rappresentata nella migrazione verso l’estero, sia quella tra i 18 ed i 34 anni, con il 35,8% sul totale di 101.297 espatri nel 2014. Tendenzialmente non sposati (59,1%), etichetta curiosa che comunque non indica più l’assenza di legami affettivi o di convivenza nel periodo precedente l’espatrio. Dal punto di vista del genere risulta che sono in leggera maggioranza i maschi (56%) a partire.
In aumento sono i laureati che decidono di emigrare, per motivazioni legate al lavoro, ma aumentano anche i diplomati che concludono la propria formazione all’estero trascorrendovi, per motivi di formazione almeno un anno, e quelli che, terminato il diploma, decidono di emigrare in maniera definitiva.

Per quale motivo una così grande fascia di popolazione giovane decide di andarsene, di emigrare, di lasciare famiglia e amici per trasferirsi in uno Stato diverso? Non ci avevano detto che i giovani erano dei “bamboccioni” (termine ormai accettato ed utilizzato per la prima volta dal ministro dell’Economia Padoa-Schioppa nell’ormai lontano 2007), che erano troppo “choosy” (ministra Fornero nel 2012), cioè troppo pretenziosi ed incapaci di fare sacrifici per adattarsi alle richieste del mercato del lavoro, abituati da troppo tempo ad avere la “pappa pronta” senza doversela sudare? Allora come mai questa generazione di persone che vuole avere tutto facilmente, si sposta? Non soltanto esce dalla casa dei genitori, ma esce proprio dai confini rassicuranti del proprio Paese?

La risposta forse è da ricercarsi in quelle che sono le condizioni del mercato del lavoro per la fascia giovanile della popolazione. I rapporti statistici a riguardo dimostrano difficoltà crescenti sia per quanto riguarda l’ingresso nel mondo del lavoro (i diplomati che dopo 5 anni lavorano sono il 43,5%, il 72,8% invece per i laureati) sia per quanto riguarda le condizioni dell’occupazione: è infatti nella fascia più giovane della popolazione lavoratrice che tendono a concentrarsi forme contrattuali atipiche o flessibili, con retribuzioni basse (1312 euro lo stipendio di ingresso medio, su 13 mensilità; uno dei più bassi d’Europa secondo i dati diffusi da Sole24Ore ed elaborati da Job Pricing).

Foto da primadituttoitaliani.com
Foto da primadituttoitaliani.com

Un mix di condizioni che creano il preoccupante e continuo spostamento in avanti delle scansioni sociali e temporali: l’uscita di casa è solamente il primo di una lunga serie di eventi, di “passi” che il ragazzo deve compiere per mantenere il proprio posto nel corpo sociale, seguono la costruzione di un nucleo familiare indipendente, paternità/maternità. Le stesse prospettive di carriera professionale sono a tinte fosche, a causa dell’elevata mobilità lavorativa che rende più complicata la costruzione di un curriculum vitae omogeneo ed appetibile. Il risultato di tutto questo è un incentivo all’emigrazione: un po’ perché lo spostamento è reso più facile dagli sviluppi tecnologici e di mercato (un esempio lampante riguarda le compagnie aeree low cost, con cui ad un prezzo vantaggioso si può raggiungere la meta d’emigrazione con facilità, oppure il fiorire di letteratura web su come attrezzarsi e muoversi per poter emigrare con tranquillità), un po’ perché la possibilità e la speranza di essere valorizzati in Italia è molto bassa. Stando ai dati del Rapporto Giovani 2016 per il 75,6% dei giovani italiani le opportunità offerte dal proprio paese sono inferiori rispetto a quelle offerte all’estero. Interessanti sono le parole di Alessandro Rosina rispetto al Rapporto Giovani 2014, che sostiene: “Quello che le nuove generazioni disdegnano non è di per sé il lavoro manuale – che può essere stimolante e appagante – ma lo sfruttamento e la mancanza di valorizzazione. Quello che temono sono offerte di impiego che intrappolano in condizione di precarietà, in cui impegno e competenze non vengono riconosciute”.

Ad oggi ci troviamo nella situazione descritta sopra: un saldo immigrazione/emigrazione in negativo e la perdita continua di giovane forza lavoro, in un paese in un cui l’età media è già alta, le pensioni si basano sul “patto generazionale” tra forza lavoro attiva e pensionati. Una prospettiva fosca, che necessita di politiche forti e ben pensate per invertire il trend intrapreso.

Fonti:

1. www.istat.it
2. http://www.econopoly.ilsole24ore.com/2016/05/31/cosa-non-va-in-garanzia-giovani-e-da-dove-ripartire/
3. http://www.linkiesta.it/it/article/2016/09/28/altro-che-garanzia-giovani-la-grande-truffa-degli-stage-non-pagati-da-/31905/
4. http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2016-08-31/lavoro-istat-luglio-tasso-disoccupazione-scende-114percento-ma-aumenta-quella-giovanile-100347.shtml?uuid=ADTaMgCB
5. http://www.repubblica.it/economia/2016/05/20/news/rapporto_istat-140167345/
6. http://www.rapportogiovani.it/i-giovani-e-il-lavoro/
7. http://www.rapportogiovani.it/giovani-e-lavoro-4/
8. http://www.repubblica.it/cronaca/2016/10/06/news/italiani_estero_migranti-149195701/
9. http://www.lastampa.it/2014/05/29/italia/cronache/di-nuovo-emigranti-pi-italiani-in-fuga-che-stranieri-in-arrivo-5iy5XYiDRFl5oW0npAG68J/pagina.html
10. http://www.repubblica.it/scuola/2015/03/23/news/laureati_emigranti_quel_capitale_umano_costato_23_miliardi_che_l_italia_regala-110250352/
11. http://www.repubblica.it/cronaca/2015/10/06/news/aumentano_espatri_italiani_migrantes-124460911/
12. http://www.repubblica.it/economia/2015/02/16/news/stipendi_salari_jobpricing_operai_dirigenti-107441843/
13. http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2015-05-07/la-condanna-under-30-perche-giovani-italiani-producono-piu-ma-sono-pagati-meta-resto-d-europa-215538.shtml?uuid=ABhU6TcD&refresh_ce=1
14. http://www.internazionale.it/reportage/2015/05/24/perche-gli-italiani-ricominciano-a-emig

Vox Zerocinquantuno n 4 novembre 2016


Michele Sogari è uno studente di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Bologna. Le sue aree di interesse riguardano lo studio del mercato del lavoro e delle condizioni di vita dei lavoratori, nonché lo studio delle disposizioni politiche che regolano questi ambiti.

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