Cinema e abusi sessuali: due scene dello stesso film, di Chiara Pirani

Molte volte per timore, paura, terrore, le parole rimangono celate e il silenzio avvolge per troppo tempo atti che avrebbero dovuto essere urlati molto tempo fa. Si aggiunge infatti un altro tassello al caso Weinstein: un’altra vittima, un’altra donna invitata a transitare per quel passaggio obbligato, divenuto ormai un cliché scomodo.

Il Los Angeles Times dà notizia dell’ennesimo abuso da parte del produttore statunitense su una modella di 38 anni, della quale non viene reso noto il nome: dopo averla conosciuta nel 2013 all’Italian Film Festival di Los Angeles, l’uomo l’avrebbe violentata, entrando nella stanza d’hotel in cui lei alloggiava.
Ma il caso Weinstein è solo uno dei tanti: quando è il produttore a tenere il coltello dalla parte del manico e quando la posta in gioco è il successo, il silenzio sembra essere la strada più semplice per tutti. Ognuno può ottenere ciò che vuole, senza infangare l’altro.
Sono molti i casi di abuso, troppe le donne finite nel mirino di produttori e non solo: a fare scalpore già a partire dagli anni ’60 fu il caso di Joan Collins, che, durante l’audizione per il ruolo da protagonista nel film “Cleopatra” del 1963, rifiutò, tra le lacrime, la proposta del capo degli Studios di pagare a caro prezzo il successo. Quest’atto di coraggio fu ricompensato con una carriera fitta di successi e riconoscimenti, ma non a tutte andò bene. In molti casi, infatti, il rifiuto stroncò sul nascere carriere promettenti.
Facendo un ulteriore passo indietro, ricordiamo il caso di Judy Garland, molestata durante le riprese de “Il Mago di Oz”. Tra gli uomini che le dedicarono attenzioni poco gradite, campeggia, intorno agli anni ’40, il nome di Louis Mayer, a capo della Metro Goldwin Mayer, storica compagnia privata di cineproduzione statunitense.
Ma non è necessario andare troppo indietro per appurare che la storia si ripete, come un film senza finale: tra i casi più noti, c’è quello di Bill Cosby, celebre per aver recitato nella sitcom “I Robinson”, accusato di abusi da oltre 50 donne, tra cui una minorenne. Un atto pagato a caro​ prezzo, non solo affrontando problemi giudiziari, ma anche giocandosi la stima dei fan.
Tra i nomi che hanno fatto più scalpore, ci sono anche quelli di David Boreanaz, noto attore nelle serie “Buffy l’Ammazzavampiri e “Bones”, accusato di aver promesso a una collega una parte in maniera poco ortodossa; di Casey Affleck, che fu denunciato da due collaboratrici per intimidazioni fisiche, sul set del documentario “Io sono qui”; di Roman Polanski, incolpato di aver abusato di una 13enne, nel ’77, e di Woody Allen, accusato dalla moglie Mia Farrow di aver usato violenza alla figlia di 7 anni.
Una storia che si ripete, un film interminabile, che, però, sta mettendo da parte il silenzio, in favore di un potenziale finale di rivalsa femminile.

Vox Zerocinquantuno n 16, novembre 2017


In copertina foto di Mattia Colasante

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