Cinema e pittura: quando la pellicola incontra la tela, di Alessandro Romano

E’ uscito nelle sale solo il 16-17-18 ottobre il film Loving Vincent. Primo film d’animazione completamente dipinto a mano. Centoventicinque artisti hanno colorato le tele che vanno a comporre i singoli fotogrammi della pellicola.
Un lavoro durato sei anni, nato da un’idea della pittrice polacca Dorota Kobiela e del regista inglese Hugh Welchman. Il film racconta, partendo dai suoi quadri, le ultime settimane di Van Gogh fino al triste epilogo della sua tormentata esistenza.
In occasione di questo evento unico, abbiamo deciso di dedicare questo numero al connubio tra cinema e pittura, scegliendo dalla vasta filmografia sull’argomento alcune delle opere più significative.
La parola “arte” rientra fra quegli esempi di vocaboli che non hanno una loro univocità semantica. Benché possiamo trovarne una definizione sul dizionario, ognuno di noi ne darà una propria interpretazione. 
Se con l’arte più antica si poteva dare un giudizio più o meno universale di “bello” o “realistico”, oggi, con l’arte in gran parte astratta e concettuale, diventa più difficile intendere che cosa sia arte, quale sia la sua bellezza e che cosa distingua veramente un’opera d’arte da ciò che non lo è.
La pittura viene definita come la madre di tutte le arti, in parte perché è una delle più antiche (basti pensare all’arte rupestre con cui già i primitivi ornavano le caverne con episodi di caccia o immagini sacrali di buon auspicio), in parte perché quando si parla di “opera d’arte” generalmente ci si riferisce a un quadro o al limite ad una scultura.
E allora che cosa accade quando la settima arte incontra l’arte per eccellenza? Da un lato ci viene fornita una guida attraverso l’evoluzione della tecnica pittorica, ma soprattutto, visto che i film sono fatti di personaggi e dei loro vissuti, ci vengono raccontate le biografie. Più che di arte, il cinema, ci parla di artisti.
Dal ‘500 agli impressionisti
Il primo film da citare è Il tormento e l’estasi (1965), ovvero, la commissione della Cappella Sistina. In alternanza con dialoghi fantastici tra Michelangelo e Papa Giulio II, vediamo gli antichi ponteggi e le prime linee che danno forma alle grandi figure del capolavoro del maestro toscano.
Caravaggio (1986). Il maestro Derek Jarman porta sullo schermo un grande film, semplice nelle scenografie ma molto intenso, in pieno stile del regista. Esattamente come Caravaggio vestiva i suoi personaggi biblici con abiti contemporanei, così il regista mostra scene di bar con personaggi che fumano sigarette e una radio accesa in sottofondo.

Foto da artukaine.com.ua

La ragazza con l’orecchino di perla. La vita di Jan Vameer pittore olandese del XVII secolo, ritornato in auge proprio per il quadro che dà il titolo alla pellicola. Il film si incentra sul rapporto con la modella protagonista del dipinto interpretata da Scarlett Johansson.
Turner del 2014 sul pittore britannico William Turner. Uno dei pochi film che è più incentrato sulle opere che sulla vita privata dell’artista. Eccentrico ed estroso all’inverosimile, Turner è considerato uno dei padri dell’impressionismo.
Brama di vivere, uno dei film più importanti sui pittori, del ‘56 diretto da Vincente Minelli. Ci viene raccontata la tormentata biografia dell’artista che diede vita all’arte contemporanea Vincent Van Gogh. Con Anthony Quinn che vinse il suo secondo Oscar interpretando Gauguin e Kirk Douglas nel ruolo del protagonista (anch’egli nominato all’Oscar, arrivò terzo).
Gli anni ‘20
Surviving Picasso (1996). Film che, nonostante il solito straordinario Anthony Hopkins, non dice niente sull’immensa portata dell’artista catalano sul cambiamento della storia dell’arte, bensì, si concentra sul rapporto con le sue donne.
I colori dell’anima del 2004 porta sulla schermo la Parigi anni venti. Bellissimo film su Modigliani anche se non proprio fedele ai fatti. In particolare vediamo un rapporto con Picasso poco credibile, con l’artista del cubismo invidioso di Modì e quindi in eccessiva competizione con quest’ultimo.
Accanto alla corrente parigina, non si può non accennare alla scuola viennese filmicamente rappresentata da Klimt del 2006. Si intravedono anche altri esponenti dell’élite austriaca, tra cui Egon Schiele. Film onirico e di non semplice comprensione, composto più da riferimenti simbolici che da una descrizione lineare della vita dell’artista.
In Frida (2002), uno dei film più amati dagli appassionati del genere, ci viene mostrato tutto il coraggio e la tenacia della grande artista messicana.
Dagli anni 50 ai giorni nostri
Partiamo con l’espressionismo americano, una delle correnti più difficili da comprendere. Vedendo ad esempio il bellissimo film Pollock diretto ed interpretato da Ed Harris nel 2002, viene da chiedersi cos’altro avrebbe potuto fare nella vita un uomo estremamente instabile se i suoi “schizzi sulla tela” non fossero stati scoperti e lanciati da Peggy Guggheneim. Viene in mente un altro film, Monalisa Smile, in cui la professoressa protagonista del film (Giulia Roberts) indicando proprio un quadro di Pollock dice alle sue allieve “voglio solo che lo guardiate, senza dire una parola”. Ed è forse questa la chiave per la comprensione della pittura astratta, la sola contemplazione dell’opera dando libero spazio alle sensazioni che quelle forme e quei colori ci suscitano.
Passiamo a Big Eyes (2015), di certo non la migliore opera di Tim Burton ma che ci racconta molto sulla condizione di artista che cerca la propria affermazione: “il successo è farsi trovare al posto giusto al momento giusto” dice uno sconsolato Walter Keane (Christolph Waltz), marito della pittrice Margaret Keane (Amy Adams) e protagonista di uno dei più grandi scandali della storia dell’arte.
E concludiamo la nostra breve rassegna con Basquiat, esempio di artista che deve il suo enorme successo forse più alle conoscenze giuste (Andy Wharol) che ad una dura gavetta. Tristemente membro del “club dei 27”, una vita da rockstar ben rappresentata nel bellissimo film di Julian Schnabel del 1996.
Se il cinema è incentrato più sugli artisti che sulle opere, una cosa che ci insegna è che l’arte, vissuta a certi livelli, è totalizzante e consuma dentro.
Al di là di un diverso grado di isolamento sociale dovuto alla necessaria introspezione della ricerca creativa, i protagonisti delle pellicole sono quasi tutti accomunati da una forte instabilità emotiva. Solo un’enorme vocazione può permettere di vivere una vita completamente incentrata sulla creazione e sulla fantasia.

Vox Zerocinquantuno n 16, novembre 2017

In copertina foto da Cnet.com


Alessandro Romano ha conseguito la laurea in Sociologia presso la Facoltà di “Scienze Politiche” di Bologna. Dopo un breve periodo di lavoro in Irlanda torna in Italia e si laurea al Corso Magistrale di “Scienze del Lavoro” all’Università degli Studi di Milano con la tesi: “Mercato del Lavoro e Immigrazione: un confronto tra Italia e Spagna negli anni della crisi economica globale”.

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