Come stiamo perdendo la ragione, di Maria Laura Giolivo

Viviamo nell’epoca del complotto. Non crediamo più a niente e a nessuno. La ragione ha ceduto il passo al dubbio.

Cogito ergo sum diceva Cartesio, uno dei padri della scienza moderna, proprio per sostenere che è possibile dubitare di tutto tranne che della propria esistenza comprovata dal fatto stesso di pensare. Cartesio non fu solo uno dei fondatori della scienza moderna ma anche il padre del razionalismo. Quel razionalismo che negli ultimi tempi, guardandosi intorno, sembra completamente scomparso per lasciare spazio a idee complottistiche in ambito politico, economico e persino scientifico.

Siamo arrivati a mettere in dubbio scoperte scientifiche acclarate come i vaccini che, nel tempo, hanno sconfitto malattie importanti in virtù di opinioni personali che vengono considerate alla pari di anni e anni di ricerche. Dovremmo essere tutti consapevoli che una scoperta scientifica per ritenersi tale deve essere provata empiricamente e consolidata da pubblicazioni che ne illustrino il metodo e il risultato.

Assistiamo ad una vera e propria crisi del genere umano che ha smesso di credere nell’altro in senso lato e, in termini più specifici, nelle competenze degli specialisti e ha inevitabilmente finito per concentrare la fiducia solo su se stesso. Per dirla alla Burckhardt, si ha l’impressione di vivere un nuovo rinascimento culturale dove trionfa il particolarismo intellettuale che mette il singolo in primo piano rispetto alla collettività. Non si ricerca più il bene comune ma si tende a dare più rilievo alla libertà individuale. Ben inteso che quella vada sempre e comunque garantita, in una società che funziona la libertà individuale dovrebbe arrestarsi di fronte alla possibilità che essa leda il bene comune. Viceversa non si può più parlare di società organizzata bensì di anarchia.

E’ doveroso in primis per ognuno di noi e, in secondo luogo anche per chi ci governa, avere ben chiaro il principio del bene comune che deve sovrastare particolarismi di ogni genere.

Un’analisi attenta dei fatti non può negare che, in Italia, probabilmente la crescita di movimenti politici nati dal “basso” sia da inserirsi in una crisi istituzionale profonda dovuta anche ad una corruzione dilagante che per anni ha anteposto l’interesse della così detta “casta” politica al bene comune.

Siamo di fronte ad una crisi profonda delle istituzioni nelle quali i cittadini, e non solo, non hanno più fiducia. Non è di molto tempo fa, infatti, la dichiarazione di Casaleggio (figlio del fondatore del Movimento Cinque Stelle) il quale auspica un ritorno alla democrazia diretta in sostituzione di quella rappresentativa, secondo lui, modello già ampiamente superato.

La sfiducia nei confronti delle istituzioni è la conseguenza di una crisi politico – economica di cui in parte viene ritenuta responsabile la vecchia classe dirigente considerata colpevole di aver anteposto gli interessi europei a quelli italiani. E da questa accusa alla richiesta di autarchia il passo è breve. Infatti, al momento, indipendenza economica e politica è ciò che chiede una parte degli Italiani. Chiusura verso il mondo e verso il diverso, sfiducia nel progresso scientifico e nelle istituzioni sono il sintomo di un periodo storico in cui l’uomo è concentrato su se stesso e non sulla globalità e sono tipici dei periodi di crisi. E questa tendenza si riscontra non solo all’interno dei nostri confini ma anche a livello globale.

E chi conosce la storia dovrebbe saper riconoscere molto chiaramente che questi sono tutti segnali che già in passato hanno generato governi totalitari e dovrebbe anche sapere che questi segnali non vanno mai sottovalutati in quanto spie di un malcontento diffuso dei ceti più popolari.

L’unico modo per scongiurare questa minaccia è mettere da parte l’irrazionalità e la passionalità che nel corso della storia hanno sempre dato origine a periodi bui e riporre al centro la ragione.

E’ necessario ritrovare la fiducia nell’uomo non inteso come singolo ma come genere umano. Ciò significa tornare a dare spazio alle competenze scientifiche del sapere. Tornare a credere che il ricercatore persegue il progresso scientifico e non qualche fine occulto, che l’insegnate è pronto a collaborare per la crescita culturale del bambino, che i medici lavorano per salvare vite umane, che il cittadino deve possedere competenze specifiche prima di candidarsi a svolgere un ruolo politico e di governo. Bisogna riscoprire la professionalità maturata con anni di studio e lavoro.

Vox Zerocinquantuno n.26, settembre 2018


In copertina Cartesio in un ritratto di Frans Hals (1649). Foto Wikipedia

(73)

Share

1 thought on “Come stiamo perdendo la ragione, di Maria Laura Giolivo”

  1. Complimenti! Analisi molto ben fatta! Siamo diffidenti verso tutto e tutti senza aprirci, ignorando che se ci aprissimo di più, la vita spesso potrebbe riservare molte sorprese!
    Usciamo dalla zona di comfort e dalle abitudini. Potrebbe essere il primo passo per una vita più piena, vera e consapevole!

Lascia un commento