“Compagno mitra” e la semplificazione della storiografia, di Giacomo Bianco

Inizia col botto il monologo dell’autore: “La Resistenza marxista aveva chiare connotazioni mafiose…”. Ma è solo l’inizio, infatti poco dopo inveisce contro i partigiani garibaldini per il modo in cui hanno condotto le loro operazioni contro l’esercito tedesco: una guerriglia fatta di attentati e agguati con il solo scopo di provocare le reazioni naziste, perchè “sarebbe ridicolo credere che lo facessero per contribuire alla sconfitta dell’esercito nazista, perché dunque lo facevano? Solo per provocare rappresaglie. Questa non è una teoria storiografica ma una realtà storica!”

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È approdato anche a Bologna il tour di Gianfranco Stella per la presentazione del suo ultimo libro, Compagno mitra, con tutto il suo bagaglio di critiche.
La sala “Marco Biagi” del Baraccano che ha ospitato l’evento era gremita e molti degli intervenuti non sono riusciti ad entrare neanche per assistere in piedi.
Nel frattempo all’esterno, a poco più di 100 metri dal luogo della presentazione, è stato messo in piedi un presidio di protesta dell’ANPI e, fin dall’esordio dell’autore, si è capito subito il motivo delle rivendicazioni dei partigiani accorsi anche da Marzabotto e da Vergato.

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Gianfranco Stella, fiancheggiato dall’On. Galeazzo Bignami (Commissario regionale di Forza Italia), dal Presidente del Gruppo del comitato bolognese di Forza Italia Marco Lisei e da Dalila Ansalone (Presidente Azione Universitaria di Bologna) nel corso della serata ha avuto anche il modo di spiegare come è riuscito, con l’inganno, ad ottenere quei documenti che testimoniano le uccisioni da parte dei partigiani, presentandosi ad esempio, come rappresentante dell’ANPI per ottenere la fiducia di coloro che ritiene essere gli autori delle uccisioni raccontate nel testo. D’altronde “Se la Resistenza ha usato l’inganno verso migliaia di giovani partigiani, ho pensato, perchè non posso usarlo anche io?” ha voluto ribadire l’autore.

A margine delle parole dello scrittore, si può certamente affermare che non era necessario un libro del genere per confermare la complessità di quel biennio, 43-45, e degli anni a venire. Tutta la comunità storica è consapevole che anche la Resistenza si è resa autrice di efferatezze ma non si può certo ridurre tutto a questo dato, tra l’altro evidente anche prima dell’uscita di Compagno mitra. Per fare davvero luce tra le fosche tenebre del periodo, occorre indagare a fondo le cause più intime della guerra civile che ha dilaniato le coscienze non solo in quei tristi anni. Oggi, infatti, ereditiamo il retaggio della confusione che aleggiava al tempo perchè non si sono comprese ancora le vere cause del conflitto.

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Non possono bastare concetti del tipo “la guerra è guerra” e quindi tutto è concesso per dare attenuanti ai colpevoli di certe nefandezze, come anche “la storia la scrivono i vincitori” che permette a Stella ed altri di rivendicare revisioni alle storiografie ufficiali.

Fino a quando si continuerà ad affrontare il periodo tragico della Resistenza da punti di vista separati e distanti non si riuscirà mai a trovare un punto di convergenza: questa guerra non fu rossa e non fu nera, ma grigia. Grigia come la fascia di mezzo enorme in cui tanti giovani italiani galleggiarono cercando di risolvere il dubbio, che li affliggeva, di essere dalla parte giusta o da quella sbagliata. La letteratura è piena di esempi del genere, di ragazzi che cambiarono divise, da entrambe le parti, a dimostrazione della grande complessità del fenomeno che non può essere affrontato certamente con la semplificazione di certe narrazioni o con una divisone aritmetica delle colpe.

A poco servono serate come quelle di ieri se non a ribadire una distanza ancora più netta e a solcare un confine sempre più profondo tra un “noi” e un “loro”, distanze e confini che sono nemici della ricerca storica come anche il lavoro solitario dello studioso che invece ha bisogno vitale del confronto con la comunità storica per essere riconosciuto.

Vox Zerocinquantuno


Giacomo Bianco, giornalista, Direttore Responsabile. Laureato in Storia del mondo antico e specializzato in Scienze storiche presso l’Università di Bologna.

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