Con gli occhi al muro. Lo stato attuale dell’arte da strada e non solo, di Fabio Bersani

Stampa e televisione si sono arrogati il diritto, almeno in Italia, di essere i due organi deputati alla distribuzione delle informazioni e alla formazione dell’opinione pubblica. Diversi sono gli stili narrativi usati dai due grandi canali, dalla più antica intervista passando per l’infotainment, esiste però una forma di narrazione ancora più diretta, ovvero quella del documentario. Di questo formato colpiscono racconti ma soprattutto suoni e colori, quindi quale miglior forma narrativa se non quest’ultima per raccontare la storia della street art in Italia ai giorni nostri?

Dall’idea di Antonio Libutti (“Con gli occhi al muro”) nasce non solo un semplice reseconto dello stato attuale dell’arte da strada, ma un vero e proprio manuale d’interpretazione e di presentazione di un mondo che in Italia è sempre stato troppo underground e poco social, costretto non solo per motivi culturali, a sentirsi e volersi sentire emarginato per esplodere in faccia a tutti noi, oggi. L’artista infatti utilizza il formato del documentario per raccontare la vita ed il presente della street art nel nostro Paese ma soprattutto per rappresentare e descrivere l’attività stessa. Vera e propria forma d’arte con correnti interne e diverse ideologie, incontri e scontri su quello che non può più definirsi un movimento emarginato nella periferia media italiana, bensì una forma d’espressione ben visibile, sotto gli occhi di tutti, che chiede un proprio spazio di partecipazione e di proposizione nella vita quotidiana e nella società civile.

Millo, progetto BArt, Arte in Barriera, Torino, 2014

Il video-doc di Libutti ci porta in giro per l’Italia tra alcune delle più grandi periferie urbane ma non solo. Con (mio) grande stupore ci accompagna per mano anche dentro le campagne e i borghi italiani. Cambia la concezione di street art ai giorni nostri,o per lo meno nel nostro Paese questo tipo di arte si allarga a tutto quello che risulta essere legato al concetto di degrado, come le fabbriche di Reggio o come i “brutti” capanni immersi nella natura e nelle campagne italiane. La street art vuole riportare un nuovo equilibrio tra le costruzioni dell’uomo e della natura, un nuovo filo conduttore legato da bombolette spray e aerografie, tra l’antico ed il moderno, tra le vecchie e le nuove generazioni, il tutto sempre in nome dell’armonizzazione del paesaggio.

Il documentario non dimentica gli albori della sua storia e si sofferma ampiamente sulle periferie abbandonate dalle istituzioni italiane. Il lavoro di questi artisti di strada è per lo più incentrato sulla riqualificazione attraverso le opere dei diversi writers che colorano e rendono giustizia alla storia di quelle zone che a volte sono deserti urbani e altre volte ring di guerriglie urbane. La riproposizione di una memoria storica attraverso i murales è una loro recente invenzione i quali, come nel caso delle campagne, ci mostrano la centralità del luogo stesso nella creazione di una forma d’arte regalata alla società civile.

Ext maam scroll – Kobra & StenLex, MAAM, Museo dell’Altro e dell’Altrove, Roma

Dunque il lavoro di Libutti ci racconta storie di writers e affiliati ad un mondo che oramai anche in Italia è sempre più conosciuto e meno emarginato e, come già detto, non è solo una scheda di presentazione dello stato attuale dei lavori, ma rappresenta un vero e proprio manifesto della street art italiana. Una forma d’arte riconosciuta dalla presenza su tutto il territorio e persino nei musei. Un movimento artistico-culturale con scontri di pensiero e ideologie legate alla forma dei lavori e alle modalità di relazione con il grande pubblico.
Un documentario che mancava nel nostro Paese forse da troppo tempo in cui i protagonisti, opera dopo opera e discussione dopo discussione, stanno rendendo giustizia alla storia e alla bellezza di un Paese forse unico nel mondo, il nostro.

Vox Zerocinquantuno, n 13 Agosto 2017

 

#In copertina: Zaro33, Con gli occhi al muro ( logo del documentario), 2015


Fabio Bersani, 25 anni da San Giorgio Piacentino, laureato in scienze politiche sociali e internazionali all’università di Bologna, attualmente iscritto al corso di specialistica in comunicazione pubblica e d’impresa. Cinefilo, interessato alle dinamiche sociali e politiche presenti nei film.

 

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