“Conversazioni su Tiresia” di Andrea Camilleri. Recensione di Elisa Benni

Tiresia è una figura ricorrente nella letteratura sin da quando Omero ne rese il consiglio indispensabile ad Ulisse per il ritorno a Itaca tanto che lo stesso eroe dovette scendere nell’Ade per poterlo consultare.

Conversazione su Tiresia è un’opera teatrale scritta da Andrea Camilleri in cui la persona Tiresia parla del personaggio Tiresia.

Innanzitutto, chi è Tiresia? Nasce a Tebe da Evereo e la ninfa Cariclo. Da adolescente ama giocare sulle pendici del monte Citerone, luogo prediletto anche da molti Dei per le loro scappatelle. È noto infatti che sul monte Citerone se si incontrano degli animali o persino dei laghetti, delle fonti, si potrebbe essere di fronte ad una divinità sotto mentite spoglie.

Quando, seduto su di una pietra nelle foreste del Citerone, Tiresia incontra una coppia di serpenti che si stanno accoppiando, imprudentemente afferra un bastone e lo cala con violenza sulla coppia di rettili uccidendone la femmina.

Immediatamente viene tramutato, con sua somma sorpresa, in donna.

Dopo un primo momento di stupore Tiresia decide di sfruttare la situazione e si abbandona a tutti i piaceri che la nuova condizione gli permette. Dopo sette anni trascorsi come donna, però, Tiresia è esausto. Non dell’essere in un corpo di donna, bensì di possedere un cervello di donna: “Meglio non conoscere a fondo i pensieri che possono agitare la mente di una donna. Un cervello affollatissimo: piccole esigenze quotidiane convivono accanto a grandi quesiti universali, un flusso continuo di cose da fare e altre da pensare. Tutto questo sempre in contemporanea, senza requie, senza riposo. Un inferno!”

Tiresia cerca pertanto una soluzione per tornare uomo ma non trova nessuno che lo aiuti. Arriva persino a consultare la pizia che gli suggerisce di uccidere anche il maschio dei due serpenti di sette anni prima nello stesso luogo. Consapevole che ciò sarebbe stato pressoché impossibile, Tiresia si reca nuovamente sul Citerone e uccide il primo serpente che gli capita a tiro. Fortunatamente per lui, la cosa funziona e ritorna uomo.

Le sue vicissitudini però non finiscono lì. In virtù della sua doppia esperienza sia come uomo che come donna, viene chiamato ad essere arbitro in una disputa fra Zeus, padre degli dei, e la sua consorte Era. La disputa verte su chi trae maggior piacere nell’atto sessuale fra uomo e donna. Tiresia esprime il proprio parere che però fa infuriare Era che all’istante l’acceca. Zeus, non potendo, a detta sua, disfare ciò che un altro dio aveva fatto, per risarcirlo gli conferisce “il dono della “preveggenza” e […] sette esistenze non continuative”.

Camilleri assume i panni di una delle esistenze di Tiresia in maniera magistrale percorrendo le sorti del personaggio e del suo dono di preveggenza lungo la storia della letteratura da Omero in poi.

Messo in scena dallo stesso Camilleri presso il Teatro greco di Siracusa nel giugno 2018, ne è stata recentemente messa in onda una registrazione in prima serata su RaiUno in cui Camilleri, indiscusso maestro dello scrivere, si dimostra altrettanto talentuoso nell’interpretare questo suo alter-ego mitologico.

Vox Zerocinquantuno n.32, Aprile 2019

Foto: sololibri.net

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