Cosa fa di uno che scrive uno Scrittore? di Francesca Cangini

Non è pubblicare un libro che definisce chi scrive uno scrittore. Non conta il successo, puoi avere scritto un vero e proprio caso editoriale che ha venduto milioni e milioni di copie, ma se viene gettato nel dimenticatoio l’anno dopo, allora non sarai mai un vero Scrittore.
Uno Scrittore scrive più di quanto vive, passa le sue giornate a riempire i fogli con fiumi di parole, per ore cerca di mettere su carta i milioni di pensieri che fluttuano nella sua testa. Vive la vita vera un po’ meno, o forse di più, questo dipende dai punti di vista.
La maggior parte di quelli che scrivono, quindi, non sono Scrittori.
Un vero Scrittore è colui che quando lo guardi pensi che sia o un pazzo o un genio. Ha la raffinatezza di pochi, una strana fantasia. Sa cogliere i piccoli gesti, i dettagli, il particolare di un dipinto, e tramite un personaggio rappresenta te, se stesso e tutti gli aspetti della vita umana. E’ colui che ha la capacità di parlare di cose profonde e subito dopo ironizzare.
Mentre gli altri passano il tempo a ridere e a giocare, lui lo trascorre ad osservarli. Forse la dote di chi nasce con la vena da scrittore è proprio questa, saper scrutare il mondo circostante a costo di rischiare di non farne parte, almeno non del tutto. Ricopre la realtà che lo circonda di elementi fantastici che trova nei suoi libri. E sono proprio quelle pagine ad insegnargli tanto, a suggerirgli come tramutare i sentimenti in parole. E scrivere diventa il suo mezzo preferito per purificarsi l’anima e lasciare qualcosa di sé.
Uno Scrittore scrive non perché vuole diventare famoso, ma solo e unicamente perché ne sente il bisogno. Per lui è come bere e mangiare.
Il mondo è un caos e si ha bisogno di una mappa di parole con cui orientarsi e di un giardino, un mare, un fiume, un amore in cui scappare.
La vista è debole e scrivere è come mettersi gli occhiali, perché nella mente c’è brusio e così si può tracciare un sentiero nel brusio per riacchiapparsi.
img_0677Scrive di sé, di ciò che ha visto, vissuto e provato, facendo vivere tutto questo a un personaggio illudendoti di stare parlando di te.
Erri De Luca dice “Questo è quello che io cerco almeno nei libri quando li apro, il pezzetto che è stato scritto per me. Uno scarto, un brusco scarto di intelligenza e sensibilità che mi spiega qualcosa di me. Cose che suppongo possedevo già sotto pelle, ma che non volevo dire.”
Ed è questa la ragione per cui si legge, e questo ciò che si cerca mentre si scrive. Raccontare di sé, come una salvezza, come unico rimedio all’esistenza. Lo scrittore è una persona fuori dal comune, è un pazzo con la voglia di raccontare, di mettersi in gioco, di esprimere le proprie idee. Francis Scoot Fidzgerald diceva “ Gli scrittori non sono proprio persone vere. Oppure, se sono bravi, sono un mucchio di persone e cercano disperatamente di essere una persona sola.’’.
I lettori si illudono di aver capito cosa voglia dire con quella frase quando in realtà la stanno guardando solo attraverso il frammento di un vetro. E tu, lettore a me caro, riempirai quella pagina, quella frase e quel libro di significati che hanno senso per te che leggi, ma non per me che scrivo. E la bellezza è proprio questa: riempire la stessa frase con milioni di sfumature nuove che rendono ancora più trasparente il vetro fino a farlo scomparire. Si vede quello che c’è oltre, si vede dell’altro che sarà solo fra le mani del lettore.
Ma dove scrive uno scrittore?
Da bambina giravo con quaderno e penna in cerca del posto “da scrittrice” ed ero certa che esistesse davvero.
Immaginavo lo Scrittore seduto su una panchina di un giardino, vicino a un pozzo, con il suo taccuino, oppure con vestiti colorati accanto a una cascata ed ero convinta che, per diventare scrittrice, avrei dovuto trovare il posto e i colori adatti a me.
Probabilmente ero troppo piccola, ingenua e felice per avere l’idea dello scrittore seduto davanti alla scrivania, con la sigaretta in bocca e il ticchettio dei tasti, o forse cercavo romanticismo, sogni e poesia.
Ecco, questa è stata una scoperta dolorosa; un posto specifico non esiste, lo scrittore scrive dappertutto, quando si comincia a scrivere non ci si può fermare. E se mentre cammini per la strada ti viene in mente una frase, un titolo, un nome, devi prendere immediatamente carta e la penna, o le note sul cellulare, e annotarlo. Bisogna afferrare la Musa, coglierla più in fretta possibile, perché fugge. Bisogna fissare i pensieri su carta nello stesso momento in cui svaniscono.
Lo scrittore non ha tempo, ha fretta e ha una pessima grafia, non stupiamoci dei loro quaderni per appunti disordinati o, mia maestra delle elementari, non stupirti se dico che non posso non fare errori di ortografia perché devo scrivere in fretta altrimenti perdo la parola successiva.
Finito di riporre con un certo ordine il turbine di lettere che ha in testa, convinto di averne persa qualcuna per strada, lo scrittore tira un sospiro di sollievo, si ferma e rilegge. Finita la foga, mentre il battito del cuore rallenta, riguarda il foglio e sembra leggere una cosa nuova, solo qualche frase qua e là. Poi, di nuovo, le rilegge più attentamente instaurando un rapporto più profondo con quelle lettere finite frettolosamente sul foglio.
Molto spesso non ci si corregge, non potrebbe stare bene altra parola in quello spazio bianco, una parola si collega ad un’altra. Se cambio anche una sola lettera la musica che sentivo con gran foga scorrere nelle vene si spezza. Il grande Oscar Wilde diceva “Sono stato tutta la mattina per aggiungere una virgola, e nel pomeriggio la ho tolta”.
Poi arriviamo al topico, la domanda che susciterà nello scrittore pensieri che passano dal “ Ma che domanda è?” al “ E io come rispondo”: ma perché scrivi?
A uno scrittore sembra così ovvio il motivo per cui scrive che non sarà nemmeno in grado di spiegartelo. A lungo l’ho definita una necessità. Si scrive perché si crede di aver qualcosa da dire e non si ha idea di come altro esprimerlo e ci si ritrova, senza averci pensato due volte, con in mano una penna a lasciare proprie verità, dolori, lacrime, rabbia, paura su un foglio. Scrivere è il modo per creare dialoghi, scene, persone che si amano, con le loro paure, l’odio, il rancore e la gioia; persone che vivono nel non spazio, al di fuori dal tempo.
Uno scrittore scrive per salvarsi perché quando le parole arrivano su carta devono essere frutto di un pensiero che ti ha salvato, egli è un lettore prima di tutto, è colui al quale per primo i libri hanno salvato la vita.

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